Cervicale
Osteopatia Genova

Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta i Pazienti affetti da cervicale.

Nel linguaggio comune con il termine "cervicale" si fa generalmente riferimento alla sintomatologia cervicale, cioè non solo alla cervicalgia, cioè al sintomo doloroso, ma anche alla rigidità e alla limitazione di mobilità.

I sintomi cervicali rappresentano una condizione clinica di competenza ortopedica o fisiatrica ma nella maggior parte dei casi la loro intensità è molto amplificata dalla presenza di disfunzioni osteopatiche.

L’Osteopatia, andando a riarmonizzare la fisiologia del tratto cervicale, permette di ridurre l’intensità dei sintomi in maniera importante.

La tecnica osteopatica praticata in Studio è completamente indolore e sicura e soprattutto non è manipolativa, quindi niente "scricchiolamento" di vertebre e niente manovre dolorose.

Anatomia del tratto cervicale

Per tratto cervicale si intende il segmento corporeo compreso fra la testa e le spalle, conosciuto più comunemente come collo.

Da un punto di vista scheletrico il tratto cervicale è costituito da sette vertebre, le vertebre cervicali.

Cervicale, Osteopatia Genova
La colonna cervicale
Kapandj, Fisiologia articolare
Maloine-Monduzzi, Vol.III, pag.171

Le vertebre cervicali costituiscono di fatto le prime sette vertebre della colonna vertebrale, che si compone in tutto di ventiquattro vertebre mobili.

Le prime due vertebre cervicali (atlante ed epistrofeo) sono particolari poiché danno appoggio alla testa e le permettono di ruotare ampiamente in tutte le direzioni.

Pertanto le prime due vertebre cervicali costituiscono, nel loro insieme, un giunto articolare molto complesso corredato da piccoli muscoli che permettono alla testa di effettuare movimenti di precisione.

Le altre vertebre cervicali hanno un ruolo meno specifico e costituiscono lo scheletro del collo.

Il tratto cervicale è ricco di numerosissimi muscoli il cui scopo è quello di orientare e muovere il capo nelle tre dimensioni.

La mobilità della testa e il mentenimento dello sguardo orizzontale sono i cardini funzionali attorno a cui ruota tutta la meccanica del tratto cervicale.

Se la colonna vertebrale o il tronco assumono una posizione non fisiologica, la colonna cervicale si adatterà di conseguenza per mantenere il capo verticale e lo sguardo dritto sul piano orizzontale.

Per questo motivo molti problemi del tratto cervicale originano in realtà da squilibri funzionali del tronco e della periferia.

Segni e sintomi della cervicale

Cervicalgia

Cervicalgia letteralmente significa algia del tratto cervicale, cioè dolore del tratto cervicale, in parole più semplici male al collo.

Il dolore è senza dubbio la componente sintomatica principale negli attacchi di cervicale ed è il sintomo che generalmente spinge i Pazienti ad attivarsi per trovare un rimedio.

Tuttavia "cervicalgia" è un termine piuttosto generico poiché il dolore, in quanto sintomo, viene percepito dai Pazienti in maniera estremamente variegata e soggettiva.

Inoltre a volte un dolore cervicale è anche difficilmente localizzabile da un punto di vista topografico: lo stesso Paziente non sa esattamente dove mettere la mano per indicare il punto doloroso.

Esistono comunque modalità espressive riferite più frequentemente:

Rigidità cervicale

La sensazione di collo rigido è riferita frequentemente in caso di problemi al tratto cervicale; si può dire che la rigidità sia una componente sintomatica quasi sempre presente.

Spesso chi soffre di mal di collo riferisce di percepire, oltre al dolore, anche un senso di rigidità a livello del collo.

Talvolta la rigidità cervicale costituisce motivo di consultazione di tipo primario, nel senso che si presenta come sintomo a sé stante senza essere associato al dolore o ad altri segni tipici.

Molti Pazienti, pur non lamentando dolore, presentano limitazioni di mobilità nella rotazione o nella flesso-estensione della testa.

La rigidità, in particolare, riduce notevolmente la possibilità di ruotare il capo tanto che il Paziente è costretto spesso a ruotare tutto il tronco assumendo movenze robotiche.

Questo crea problemi funzionali notevoli, sia nelle attitudini professionali e sportive che, soprattutto, nella vita quotidiana: il segno tipico è la difficoltà a eseguire la retromarcia con la macchina!

Torcicollo

Il torcicollo è una particolare limitazione in rotazione del tratto cervicale da uno dei due lati sostenuta da un forte sintomo di natura dolorosa.

In altri termini il Paziente è costretto a mantenere il capo ruotato da un lato e qualsiasi tentativo di raddrizzare la testa risulta impossibile a causa dello scatenamento o dell'amplificazione del dolore.

In molti casi il Paziente ha difficoltà a sdraiarsi poiché l'inclinazione in dietro del tratto cervicale risulta talmente dolorosa da richiedere quasi assistenza.

Il torcicollo generalmente si scatena all'improvviso e ha una natura talmente intensa da costringere il Paziente a subire un adattamento posturale globale che finisce per coinvolgere l'intera impalcatura scheletrica.

Sensazione di sabbia durante i movimenti

La sensazione di avere della "sabbia nel collo" è riferita molto frequentemente dai Pazienti che soffrono di cervicale.

Il Paziente, quando ruota il collo, percepisce un lieve scroscio articolare che persiste per tutta la durata del movimento in maniera continuativa ed effettivamete evoca l'idea che tra un osso e l'altro siano presenti granuli di materiale sabbioso.

In realtà in questi casi non è presente alcuna sabbia all'interno delle articolazioni, non vi è alcuna sabbia!

Sensazione di sabbia nel collo

Questo tipo si sensazione è dovuta prevalentemente ad uno scorrimento anomalo delle fasce muscolari dei muscoli intrinseci del collo, soprattutto dei muscoli sotto occipitali, che regolano i movimenti fini della testa.

Durante i movimenti infatti i vari capi muscolari coinvolti scorrono continuamente l'uno sull'altro scivolando e muovendosi reciprocamente.

In alcune situazioni dinamiche alterate, per esempio a causa di disfunzioni osteopatiche, questi scorrimenti reciproci non avvengono sui normali assi fisiologici: il risultato è che le fibre coinvolte, invece di seguire un decorso armonico, scorrono in maniera non lineare ma a spot, con micro scatti.

Inoltre bisogna considerare che spesso si tratta di fibre contratturate, quindi più rigide e maggiormente soggette ad uno scorrimento anelastico.

A questo si aggiungono ancora, anche se in minor misura, scrosci articolari delle articolazioni coinvolte.

Il risultato finale è una mobilità globale poco armonica con scorrimenti mio-fasciali difficoltosi, generazione di rumore e di sensazioni propriocettive alterate.

In realtà questo avviene in qualsiasi parte dello scheletro ma a livello cervicale, vista la prossimità con l'organo dell'udito, questo fenomeno suggerisce l'idea di avere della sabbia nel collo.

Cordone doloroso su un lato del collo

A volte un problema di cervicale si manifesta in maniera più intensa su uno dei due lati del collo.

Le strutture responsabili di questo genere di disagio sono i muscoli delle docce vertebrali, cioè i muscoli ai lati del collo, che si trovano in uno stato di forte contrattura.

In questi casi il Paziente lamenta un dolore localizzato su un lato del collo che può arrivare anche a livello dorsale e, auto tastandosi, percepisce nettamente una contrattura, un indurimento sul lato dolente.

Contrariamente al torcicollo il cordone doloroso non limita la mobilità in maniera importante e non obbliga il Paziente ad assumere atteggiamenti posturali fisiologici.

Tuttavia costituisce una forma di rigidità muscolare dolorosa anche al tatto, persistente e molto intensa.

Sintomi associati

Il problema di cervicale spesso è accompagnato da sintomi specifici piuttosto frequenti:

Cause della cervicale

I problemi del tratto cervicale dipendono da cause molteplici e raramente dipendono da un singolo fattore.

In moltissimi casi è possibile osservare la presenza di disfunzioni osteopatiche che, quando non sono direttamente responsabili dello scatenamento dei sintomi, ne acuiscono comunque l’espressione.

Da un punto di vista sistematico, le cause principali si possono dividere in quattro grandi categorie:

Cause biomeccaniche

Con il termine cause biomeccaniche ci si riferisce a fattori che alterano il funzionamento meccanico, la postura e le catene muscolari creando uno squilibrio funzionale.

Squilibrio posturale

Uno squilibrio posturale, come anche il mantenimento di posizioni forzose o l’assunzione di abitudini poco equilibrate possono dare origine a compensi a livello cervicale e a sintomi cervicali.

Lo scompenso posturale può essere strutturato a partire da:

Sovraccarico funzionale

Chi è costretto a subire sovraccarichi ripetitivi, a mantenere posizioni forzate o chi svolge un gesto in maniera ripetuta per molte ore, per esempio per motivi lavorativi, può andare incontro allo sviluppo di contratture muscolari o di particolari stress articolari.

Tali condizioni creano facilmente compensi adattativi che coinvolgono spesso il tratto cervicale.

Cause traumatiche

Per causa traumatica si fa riferimento a un fattore scatenante determinato da una forza meccanica esterna che agisce sul corpo in modo improvviso o ripetitivo.

Traumi diretti o microtraumi

Eventi potenzialmente traumatici possono essere: cadute di vario tipo, incidenti automobilistici, danni subiti da agenti esterni o animali, interventi chirurgici e odontoiatrici e altro ancora.

Innanzitutto i generici traumi diretti sul tratto cervicale possono costituire causa di cervicalgia, soprattutto quando vanno a provocare o danni strutturali importanti o adattamenti biodinamici afisiologici.

Inoltre anche traumatismi di settori periferici possono avere ripercussioni cervicali: per esempio le cadute sul bacino o sull’osso sacro possono trasmettere l’onda d’urto lungo la colonna fino alla base del cranio.

Questi eventi danno origine a schemi funzionali adattativi a livello cervicale che, se non corretti, tendono a essere mantenuti nel corso del tempo.

Inoltre è necessario considerare l’effetto nocivo dei microtraumi, cioè eventi traumatici a bassa intensità ma ripetuti nel tempo, come per esempio utilizzo frequente di smartphone ("tech-neck"), spostamenti continui dello sguardo, corsa su superfici dure, guida prolungata, ciclismo, ecc.

In questo contesto non sono considerati traumi gli sbalzi di temperatura, di umidità, movimenti sbagliati (se mai esistono!), né il generico stress: questi eventi sono considerati spesso causa di cervicalgia in quanto in molti casi agiscono piuttosto come meccanismo di innesco per un attacco di cervicale.

In realtà in questi casi il problema è già presente in maniera latente e trova, in queste situazioni, soltanto una via di espressione.

Colpo di frusta

Il colpo di frusta rappresenta un evento traumatico di particolare importanza.

Normalmente avviene in seguito ad un tamponamento in auto e innesca una rapida dinamica ondulatoria del rachide che ha ripercussioni non solo sul tratto cervicale ma su tutta la colonna.

Il risultato è lo sviluppo di tensioni restrittive soprattutto a livello dei sistemi profondi e della muscolatura paravertebrale che vengono mantenuti nel tempo dando origine a sintomatologie non solo dolorose ma anche neurovegetative.

Molto spesso il colpo di frusta non provoca fratture o lesioni organiche ma lascia strascichi funzionali come contratture o tensioni interne che nella maggior parte dei casi coinvolgono il tratto cervicale.

Esiti cicatriziali

In alcuni casi interventi chirurgici al collo, al torace o alla tiroide lasciano, come esito, cicatrici superficiali ma soprattutto profonde.

Il tessuto cicatriziale crea aderenze che trazionano le fasce cervicali, soprattutto media e profonda, con conseguenti adattamenti funzionali a livello del collo e della testa.

Cause degenerative

La cervicale dipende spesso da cause legate all’invecchiamento dei tessuti o all’usura precoce dovuta a carichi errati nel tempo.

Artrosi cervicale

L’artrosi cervicale, o spondilouncoartrosi, è un fenomeno facilmente riscontrabile, soprattutto dopo una certa età.

La spondilouncoartrosi colpisce le articolazioni delle vertebre cervicali: dato che le articolazioni delle vertebre (non solo cervicali) si trovano su sporgenze ossee denominate apofisi vertebrali, questo tipo di artrosi viene anche denominato artrosi interapofisaria.

L’artrosi cervicale generalmente è un processo fisiologico e non sempre è fonte di dolore: moltissime persone che presentano artrosi non lamentano dolori cervicali.

In questi casi, tuttavia, sono spesso presenti disfunzioni osteopatiche che contribuiscono ad accentuare i sintomi dell’artrosi, per esempio a volte sono presenti contratture muscolari che creano compressioni fra una vertebra e l’altra.

Ernia cervicale

L’ernia cervicale o protrusione cervicale rappresenta un debordo del disco intervertebrale ed è spesso refertata nelle indagini RMN, soprattutto fra C4 e C7.

Il disco intervertebrale si trova in prossimità del forame di coniugazione, da cui fuoriesce il nervo spinale, per cui l’ernia cervicale, in alcuni casi, può irritare la radice del nervo.

A seconda del livello di infiammazione, tale condizione può dare origine sia a sintomatologie cervicali, quindi locali, che a sintomatologie riferite all’arto superiore, quindi cervicobrachialgia.

In questo caso i sintomi si esprimono a livello dell’arto superiore con deficit di forza e sensibilità in quanto le compressioni del tratto che va da C4 a C7 irritano le radici del plesso brachiale, cioè le radici dei nervi delle braccia.

In molti casi, al contrario, l’ernia cervicale è asintomatica e quindi non è collegata a dolore cervicale.

I sintomi dell’ernia cervicale possono essere aggravati dalla presenza di una disfunzione osteopatica del tratto cervicale.

Una restrizione di mobilità cervicale come una tensione muscolare locale dà facilmente origine a una compressione del disco intervertebrale, andando così ad accentuare l’irritazione del nervo.

Stenosi del canale vertebrale

La stenosi del canale vertebrale è il restringimento patologico dello spazio interno alla colonna vertebrale in cui scorrono il midollo spinale e le radici nervose.

Questo restringimento esercita una pressione meccanica sui tessuti neurologici, scatenando infiammazione, alterazioni della sensibilità e difficoltà motorie.

Si verifica più frequentemente a livello lombare (colpendo le gambe) e, in misura minore, a livello cervicale.

In questi casi la sintomatologia percepita può essere aggravata dalla presenza di disfunzioni osteopatiche che provocano stati tensivi o compressivi intorno alle radici dei nervi spinali.

Rettilineizzazione della lordosi cervicale

La colonna cervicale, in condizioni normali, presenta una fisiologica curvatura a convessità anteriore denominata lordosi.

In particolari condizioni il tratto cervicale tende a perdere la propria curvatura, cioè la colonna cervicale tende a raddrizzarsi nel suo complesso.

Da un punto radiografico questa situazione viene definita rettilineizzazione della lordosi cervicale.

La rettilineizzazione cervicale rappresenta quasi sempre una condizione funzionale dovuta alla presenza di contratture muscolari a livello cervicale.

Tali contratture sono spesso dolorose per cui la presenza di una rettilineizzazione cervicale non rappresenta tanto una causa di dolore cervicale ma è frequentemente associata a dolore cervicale.

Osteoporosi

Spesso a livello cervicale si riscontra la presenza di osteoporosi, cioè di una particolare condizione clinica caratterizzata da perdita di massa ossea a livello scheletrico.

L’osteoporosi in sé non è un fenomeno doloroso, anzi proprio per questo l’osteoporosi è considerata una "malattia silenziosa".

Tuttavia in caso di osteoporosi possono essere presenti disfunzioni osteopatiche associate, come contratture muscolari al contorno, che tendono a irrigidire il collo dando origine a sintomi locali.

Peraltro uno stato di rigidità muscolo-tensiva rappresenta un ulteriore fattore di rischio in caso di osteoporosi poiché le tensioni muscolari, quando eccessive, possono in qualche caso arrivare a danneggiare l’osso.

L’osteoporosi merita quindi una speciale attenzione per quanto riguarda il trattamento osteopatico del rachide cervicale.

In questi casi è necessario agisce con tecniche soft ed evitare metodiche manuali energiche, soprattutto le manovre a thrust (HVLA).

Cause viscerali ed emotive

Le connessioni neurologiche, fasciali e vascolari tra gli organi interni, il sistema nervoso autonomo e i muscoli cervicali possono fare da veicolo di trasmissione di tensioni dai visceri al collo.

Riflessi viscero-somatici

Gli organi del torace e dell’addome superiore sono innervati da tronchi nervosi che transitano o originano in prossimità del tratto cervicale, per esempio, il nervo vago e il nervo frenico (che controlla il diaframma) nascono o transitano vicino al collo.

In questo modo disfunzioni dello stomaco (es. reflusso o gastrite), tensioni del fegato o uno squilibrio funzionale del nervo vago possono inviare segnali di sovraccarico che il cervello interpreta come dolore alla spalla o al collo.

Continuità fasciale

La fascia cervicale profonda si estende verso il basso avvolgendo il cuore (pericardio) e i polmoni, collegandosi direttamente al diaframma.

In questo modo tensioni diaframmatiche o viscerali si riflettono meccanicamente verso l’alto.

Somatizzazione emotiva

In alcuni casi stati tensivi o ansiogeni provocano un irrigidimento del tratto cervicale che va a sommarsi a eventuali condizioni disfunzionali o patolgiche già presenti.

In questi casi il dolore cervicale aumenta: l’ansia o lo stress, pertanto, non rappresentano cause primarie di dolore cervicale ma possono agire come fattori perturbativi aggiuntivi andando ad aggravare la sintomatologia di base.

Diagnosi

La diagnosi di cervicalgia o di altre affezioni del tratto cervicale rappresenta una prassi di competenza di Ortopedico, Fisiatra o Neurologo, a seconda dei casi.

Si tratta essenzialmente di una diagnosi clinica, basata su una visita specialistica ed eventualmente completata da una serie di esami strumentali.

Non esiste un unico esame standard, poiché ciascun Paziente ha un percorso diagnostico personalizzato in base ai sintomi specifici.

In ogni caso gli esami prescritti più frequentemente sono: RX, risonanza magnetica nucleare (RMN), elettromiografia (EMG), ecografia.

Terapia per la cervicale

Anche se ciascun Paziente presenta sempre un quadro clinico specifico, il percorso terapeutico è presenta caratteristiche comuni per tutti i Pazienti ed è costituito da diverse fasi.

Se il dolore è lieve la prima fase, di solito, è quella della sopportazione: tipicamente, quando sopraggiunge un dolore al collo, il Paziente tende a sopportare nella speranza che passi.

Questa fase non è da sottovalutare poiché può durare anche mesi e nel frattempo il problema, oltre a non risolversi, tende a strutturarsi, a consolidarsi.

In questa fase il Paziente tende a utilizzare rimedi di fortuna e a tamponare il problema cercando soluzioni fai da te.

Solo quando il problema raggiunge una certa intensità o una certa durata allora il Paziente si rivolge al Medico e viene avviato verso gli opportuni percorsi terapeutici.

Per chi soffre di cervicale esiste un ventaglio di proposte effettivamente molto ampio e solitamente il criterio di somministrazione è basato su parametri di tipo sintomatico.

Vale a dire si parte da terapie blande in caso di dolore lieve, fino ad arrivare a terapie più importanti in caso di problemi maggiormente compromettenti.

Quindi, a seconda dei casi, possono essere proposte diverse soluzioni.

Accorgimenti posturali

Normalmete la prima cosa che viene consigliata a un Paziente che soffre di cervicale è di cercare di migliorare la propria postura.

Certamente miglioramenti ergonomici delle postazioni lavorative, come anche l'acquisto di materassi e cuscini ortopedici per rendere confortevole il sonno, sono provvedimenti assolutamente utili.

Se ho male al collo perché ho il monitor di lato o il condizionatore sulla testa allora sarà sufficiente ristabilire le condizioni ottimali per risolvere il problema.

Attività motoria

Spesso il Paziente che soffre di cervicale è avviato verso l'attività motoria: esistono moltissime forme di attività motoria finalizzate a far lavorare il tratto cervicale.

Pilates, stretching, yoga, nuoto o attività acquatiche, ginnastica posturale, ginnastica dolce e via dicendo.

In linea di massima non esistono indicazioni specifiche, le varie metodiche si equivalgono abbastanza.

L'unica accortezza è cercare di evitare movimenti bruschi e ripetizioni troppo numerose: a volte un carico di lavoro esagerato può scatenarsi capogiri o nausea.

Quindi è sempre prudente eseguire gli esercizi con calma, prendendosi delle pause di recupero tra una ripetizione e l'altra.

Inoltre è meglio evitare di reclinare la testa all'indietro per non comprimere le arterie vertebrali!

Tutori

Come rinforzo alle soluzioni precedenti, a volte può essere introdotto l'utilizzo di un tutore.

Il tutore maggiormente in voga è il collare morbido, ausilio molto economico e facilmente applicabile.

Dà conforto in caso di problemi al tratto cervicale, soprattutto al tratto cervicale alto, in quanto sorregge il capo scaricando quindi il collo dal peso della testa.

È indicato dopo i traumi diretti e dopo il colpo di frusta ma anche in caso di cervicale cronica.

Il collare obbliga il Paziente ad un impiego costante e impedisce leggermente i movimenti della testa ma generalmente è sopportato abbastanza bene.

Terapia farmacologica

Quando con le proposte precedenti non si riesce a risolvere il problema, solitamente il Paziente viene avviato (o si avvia spontaneamente) verso la soluzione farmacologica.

La farmacologia offre un'ampia gamma di soluzioni che vanno da semplici prodotti da banco a farmaci cortisonici o addirittura oppiacei nei casi più gravi.

Inoltre anche la via somministrativa è piuttosto varia: gel, pomate, compresse, cerotti, argilla, iniezioni e quant'altro.

Normalmente il farmaco lenisce il dolore nell'immediato e ha un effetto abbastanza rapido.

Fisioterapia e massaggio

Le metodiche fisioterapiche sono basate su principi fisici e agiscono sia sul sintomo, cercando di lenirlo, sia sulla funzione muscolare, andando a rilassare e a rinforzare i muscoli.

Fra le varie applicazioni ricordiamo gli ultrasuoni, la tecarterapia, la TENS, la jonoforesi, la laserterapia, ecc.

Di solito a queste applicazioni sono associate sessioni di rieducazione motoria e massoterapia che hanno lo scopo di migliorare la mobilità del collo.

Queste metodiche non hanno particolari controindicazioni; semplicemente, in caso di cervicale, è prudente praticare massaggi lievi per non rischiare di aumentare il dolore invece che diminuirlo.

Chiropratica

La Chiropratica è una metodica manuale basata su una tecnica di tipo manipolativo.

La Chiropratica viene eseguita da un Chiropratico, un operatore specializzato nelle manipolazioni vertebrali.

Per manipolazione vertebrale si intende una manovra diretta su una specifica vertebra allo scopo di restituirle maggiore mobilità.

Normalmente nel corso di tali manovre si sente un tipico crack, indice della buona riuscita della manovra.

Si tratta tuttavia di una tecnica piuttosto invasiva e non praticabile su chiunque, soprattutto a livello cervicale.

Esistono infatti categorie di Pazienti su cui è prudente non intervenire o limitare al massimo manovre a thrust dirette: per esempio Pazienti in terza età, Pazienti portatori di osteoporosi o fattori di rischio analoghi o Pazienti che presentano patologie vascolari del tratto cervicale.

Ozonoterapia

Consiste nell'introduzione di una miscela ossigeno/ozono in sede interdiscale.

Si tratta di una metodica piuttosto invasiva in quanto prevede un'anestesia locale a cui segue un'iniezione di ozono nel disco intervertebrale: si tratta di una tecnica molto vicina al concetto chirurgico.

L'Ozonoterapia mira a decomprimere il disco riducendone il volume attraverso l'azione ossidante della miscela di ossigeno/ozono.

Intervento chirurgico

La chirurgia rappresenta senza dubbio una soluzione estrema per risolvere un problema di mal di collo.

In effetti un intervento chirurgico trova indicazione nei casi di sintomatologie gravi secondarie a importanti patologie erniarie.

Chirurgicamente viene asportata la porzione di ernia espulsa (discectomia) eliminando la compressione sulle radici nervose interessate.

Inoltre è anche possibile sostituire il disco degenerato con una protesi discale, vale a dire con un elemento artificiale che, al pari del disco intervertebrale, mantiene una distanza fisiologica fra le due vertebre adiacenti.

Terapie alternative

Esistono molte terapie alternative, anche dette complementari, per la cervicale.

Queste applicazioni non sono totalmente riconosciute dal Sistema Sanitario Nazionale e non sono del tutto regolamentate ma molti Pazienti ne beneficiano ogni giorno con successo.

Le terapie alternative maggiormente in voga sono agopuntura, medicina tradizionale cinese, medicina ayurvedica, shiatsu, posturologia, ecc.

Trattamento osteopatico della cervicale

Il trattamento osteopatico, andando a riequilibrare l’assetto dinamico del tratto cervicale, permette di:

Lo Studio propone tecniche non dolorose, non invasive e non manipolative.

In altri termini non sono previste tecniche tipo "scricchiolamento del collo" o manovre affini, in molti casi addirittura inapplicabili.

Questo permette di trattare la maggior parte dei Pazienti indipendentemente da età, sesso e condizioni cliniche: per esempio il Paziente osteoporotico può essere trattato in tutta sicurezza.

La tecnica leggera, inoltre, è più efficace della tecnica aggressiva poiché permette di sciogliere il tessuto in profondità garantendo così una maggiore stabilità dei risultati e soprattutto una tenuta a lungo termine.

Vediamo a seguire un trattamento osteopatico standard in caso di cervicale.

Adattamenti osteopatici a livello cervicale

In caso di problemi del tratto cervicale l'indagine osteopatica parte dal collo.

Viene analizzata la dinamica delle vertebre cervicali, la tensione delle fasce cervicali, soprattutto la fascia cervicale media e la tensione dei muscoli del collo.

In caso di disfunzioni locali si effettuano correzioni con manovre dolci: le manovre a livello cervicale non sono mai traumatiche, pericolose o dolorose.

Ricordiamo che l'Osteopatia non è una tecnica manipolativa.

Inoltre, come già accennato in precedenza, il problema del tratto cervicale spesso origina altrove per cui le manovre dirette al collo in realtà sono generalmente ridotte al minimo.

Una volta indagato il tratto cervicale, l'indagine osteopatica si estende quindi a tutti i sistemi e a tutta la periferia.

Adattamenti osteopatici cranio-sacrali

La maggior parte dei problemi di cervicale dipende da adattamenti funzionali del sistema cranio sacrale.

Le alterazioni del sistema cranio-sacrale sono in grado di provocare scompensi dinamici di grossa portata a livello cervicale e talvolta, per risolvere un problema di mal di collo, è addirittura sufficiente lavorare solo in questo ambito.

Inoltre la tecnica di correzione in ambito cranio sacrale è specifica dell'Osteopatia che, proprio per questo, costituisce un metodo di intervento elettivo in caso di cervicale.

La tecnica cranio sacrale è molto lieve, molto ben sopportata dai Pazienti, anzi estremamente rilassante.

Adattamenti osteopatici viscerali

I visceri, cioè gli organi contenuti nel torace e nell'addome, sono contenuti in un sistema di sacchi fibrosi che, più o meno direttamente, è appeso al tratto cervicale.

Per questo motivo una tensione viscerale trascinerà verso il basso il tratto cervicale.

Osteopatia viscerale
La gobba di bisonte

Le disfunzioni osteopatiche dei visceri tendono quindi a creare tensioni interne che spesso si riflettono sul collo.

Quando questa tensione è molto marcata, il tratto dorsale assume la forma tipica di una gobbetta con una fossetta nella parte superiore: tale dimorfismo viene definito da alcuni gobba di bisonte.

Il fondo della fossetta è la zona su cui le tensioni viscerali vanno a scaricarsi trazionando la colonna vertebrale verso il basso da dentro.

Non è un caso che la quasi totalità delle ernie cervicali sia localizzata a livello del tratto C5-C6-C7: è proprio qui che si scaricano le tensioni meccaniche provenienti dai visceri sottostanti.

In questo caso è necessario lavorare sui visceri, o meglio sulle fasce che avvolgono e sostengono i visceri, in modo da alleggerire le tensioni interne e liberare il tratto cervicale basso. Questo porta generalmente un grande vantaggio sia sui dolori che sulla mobilità.

La tecnica viscerale non è invasiva ma molto dolce e piacevole.

Adattamenti osteopatici dell'arto superiore

Spesso capita che i problemi di cervicale portino problemi al braccio.

A volte accade esattamente il contrario.

Vale a dire che, in qualche caso, disfunzioni primarie dell'arto superiore sono responsabili di problemi al tratto cervicale.

Disfunzioni osteopatiche localizzate sulla scapola o sulla clavicola possono dare origine a catene disfunzionali ascendenti che arrivano al collo.

A volte, addirittura, sono state osservate catene ascendenti in partenza dal gomito.

È interessante osservare che, in questi casi, l'arto superiore non è quasi mai dolente, né presenta limitazioni funzionali.

Tuttavia contratture e tensioni fasciali localizzate in questa sede possono ripercuotersi verso l'alto.

In questi casi si interviene sul complesso della spalla (scapola/clavicola) e sull'omero (l'osso del braccio), soprattutto sulle catene laterali con manovre molto lievi e finalizzate a decontratturare i muscoli e le fasce locali.

Adattamenti osteopatici della colonna vertebrale

Gli adattamenti disfunzionali della colonna vertebrale sono cause importanti di cervicalgia.

Il rachide cervicale infatti si adatta, per sua natura, ai dimorfismi della colonna sottostante allo scopo di mantenere lo sguardo e il sistema labirintico in posizione orizzontale.

Osteopatia colonna vertebrale

Quando rotazioni vertebrali, atteggiamenti scoliotici o tensioni muscolo fasciali portano la colonna vertebrale fuori dai propri assi di mobilità, il tratto cervicale si adatta di conseguenza.

In questi casi è perfettamente inutile trattare il collo: è necessario ripristinare la meccanica vertebrale.

Le tecniche osteopatiche orientate alla colonna vertebrale non sono mai manipolative: è possibile infatti riequilibrare il rachide con tecniche dolci, a energia muscolare, tipo contrazione rilasciamento, e soprattutto è possibile intervenire con tecniche fasciali grazie a cui si riesce a lavorare sui tessuti connettivi, molto in profondità.

Tutte queste metodiche sono a impatto zero e hanno una grande efficacia nel riequilibrare le funzioni dinamiche del rachide e della gabbia toracica.

Adattamenti osteopatici del bacino e dell'arto inferiore

Gli adattamenti osteopatici del bacino e dell'arto inferiore causano problemi cervicali innescando catene disfunzionali ascendenti.

In parole più semplici un problema osteopatico localizzato a livello dell'arto inferiore, quando è di una certa entità, è in grado di innescare meccanismi di compenso verso l'alto capaci di provocare adattamenti al tratto cervicale.

La maggior parte dei problemi in partenza dal complesso dell'arto inferiore si riscontra a livello sacro iliaco ma bisogna considerare che talvolta anche disfunzioni a livello dell'astragalo o del calcagno (ossa del piede), per esempio in seguito ad una brutta distorsione, sono capaci di creare catene ascendenti di una certa importanza.

In questi casi si lavora a livello dell'arto inferiore con tecniche miste strutturali e muscolo fasciali, senza dimenticare che la maggior parte delle disfunzioni sacro iliache ha un'origine cranio sacrale.

Considerazioni sull'approccio osteopatico

L'approccio osteopatico, descritto nei paragrafi precedenti, può sembrare un po' fuori dalle righe alla maggior parte dei lettori.

Normalmente siamo abituati a pensare che per risolvere un problema a livello del collo sia necessario intervenire sul collo.

Del resto è un fatto anche istintivo: se percepiamo un dolore in una parte del corpo, istintivamente andremo a toccare, a massaggiare e a sfregare quella parte.

Più il dolore è intenso e più intensa sarà la nostra manovra auto correttiva, secondo meccanismi peraltro del tutto sensati.

Infatti l'auto massaggio, che siamo portati a esercitare istintivamente su una parte dolente, provoca localmente un aumento di calore, un aumento del microcircolo, un'attenuazione funzionale dei recettori dolorifici. In definitiva, entro certi limiti, una diminuzione del dolore e un certo sollievo.

La maggior parte delle terapie convenzionali per la cervicale sono semplicemente l'amplificazione, l'estensione e il potenziamento di questo concetto.

Tuttavia questo tipo di approccio presenta un grosso limite dovuto al fatto che nella maggior parte dei casi il problema cervicale non parte dal collo.

Questo è un fatto puramente tecnico, non un'opinione.

Il trattamento osteopatico è unicamente la logica conseguenza di questo fatto.

Casi reali

I casi trattati per problemi di cervicale sono effettivamente moltissimi; si può dire che i problemi di cervicale siano uno dei principali motivi di consultazione in uno Studio di Osteopatia.

Inoltre questi casi sono, per la maggior parte, più o meno tutti riconducibili agli schemi già descritti sopra.

Riporto comunque un caso a mio parere interessante riguardante una donna di 40 anni che lamentava un dolore cervicale da circa un anno.

Al mal di collo era tuttavia associata una complessa sintomatologia che comprendeva una sensazione di pesantezza alla testa e/o di testa vuota (per lo meno così veniva riferita) con sensazioni di sbandamento, cefalea e un acufene sul lato sinistro.

Questa situazione era peggiorata nel corso del tempo fino a diventare insostenibile.

Peraltro, non riuscendo a trovare una soluzione al problema, questa Paziente aveva sviluppato tutta una serie di conflittualità accessorie dovute a sensi di preoccupazione, ripercussioni in ambito lavorativo e familiare, disturbi del sonno e depressione.

Senza contare il salasso economico a cui era inevitabilmente andata incontro.

Questa Paziente non conosceva l'Osteopatia, è arrivata in Studio seguendo il consiglio di una conoscente.

Senza entrare in dettagli troppo tecnici, si può solo dire che nel caso di questa persona gli squilibri maggiori erano localizzati a livello cranio sacrale.

Era presente soprattutto uno stato di compressione craniale: si definisce così uno stato particolarmente importante di adattamento craniale in cui manca quasi completamente qualsiasi forma di plasticità della base del cranio.

Il lavoro si è sviluppato in quatto o cinque sedute spalmate su tre mesi circa.

Nell'arco di questo tempo è stato risolto praticamente tutto eccetto l'acufene che è rimasto piuttosto invariato.

Gli altri sintomi sono completamente scomparsi: la Paziente è stata rivista nel corso dello stesso anno per un controllo e ha riferito di continuare a stare bene. Di fatto il problema non si è più ripresentato.

Questo caso illustra più che mai la situazione reale.

In realtà, quando parliamo di cervicale, il problema non è mai confinato solo al collo.

Semplicemente subiamo degli effetti di uno squilibrio generale che, in quel preciso frangente, si esprime a livello del collo.

Terapie sintomatiche mirate al collo possono dare un sollievo nell'immediato ma non intaccano lo schema disfunzionale generale che continua a persistere e a sostenere i medesimi sintomi con andamento peggiorativo nel corso del tempo.

La soluzione pertanto deve essere orientata ad un riequilibrio globale della persona.

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