Spina calcaneare
Osteopatia Genova

Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta i Pazienti affetti da spina calcaneare.

La spina calcaneare è una patologia di competenza ortopedica ma nella maggior parte dei casi è il risultato di uno squilibrio funzionale del piede.

Per questo motivo l'Osteopatia rappresenta una soluzione efficace per questo tipo di problema o comunque una valida prassi di supporto.

Cenni anatomici

Lo scheletro del piede è costituito da 26 ossa distribuite in tre settori:

Il piede presenta una quantità di muscoli suddivisi in:

Inferiormente alla pianta del piede è presente la fascia plantare, una struttura fibrosa tesa fra il calcagno e le teste metatarsali, cioè la parte anteriore dei metatarsi in prossimità delle dita.

La fascia plantare
L'arcata mediale (AC) e la fascia plantare (P)
Kapandj, Fisiologia articolare
Maloine-Monduzzi, Vol.II, pag.241

Da un punto di vista strutturale il piede, nel suo complesso, presenta un'architettura a volta costituita da tre arcate:

Mentre le arcate anteriore e laterale non presentano una grande convessità ma sono piuttosto appiattite, l'arcata mediale è piuttosto pronunciata.

In questo modo l'impronta podoscopica del piede risulta conformata a "C": il vuoto della "C" è dovuto appunto alla presenza dell'arco mediale.

L'arco mediale è sostenuto soprattutto dai tendini dei muscoli tibiale posteriore e peroneo lungo che, giungendo rispettivamente dai versanti mediale e laterale, avvolgono il retropiede a cintura trazionandolo verso l'alto.

Un ruolo importante ha anche il muscolo abduttore dell'alluce, un muscolo intrinseco del piede che origina dalla faccia inferiore del calcagno e si porta medialmente all'alluce.

Cosa è la spina calcaneare

Con il termine spina calcaneare si fa riferimento a un osteofita localizzato a livello del calcagno.

La spina calcaneare inferiore
La spina calcaneare inferiore

L'osteofita è una prominenza ossea con una tipica conformazione a sperone o a spina, come indica la parola stessa.

A livello del calcagno la spina calcaneare può essere localizzata in due posizioni differenti:

Cause

La spina calcaneare ha quasi sempre una causa osteopatica, cioè un'origine funzionale.

Lo sviluppo di un osteofita, cioè la crescita di una prominenza ossea conformata a punta, non avviene secondo criteri casuali ma rappresenta sempre il risultato di uno squilibrio generale dell'arto inferiore.

Per esempio un deficit dei muscoli che sorreggono l'arco mediale fa sì che il peso che dall'alto tende ad appiattire il piede si scarichi sulla fascia plantare in maniera maggiore del dovuto costringendola ad un lavoro extra: questo eccesso di tensione è spesso causa di una spina calcaneare inferiore.

Allo stesso modo una tensione eccessiva del tendine di Achille, responsabile di una spina calcaneare posteriore, può dipendere, per esempio, dalla presenza di contratture a livello del polpaccio.

Per comprendere i meccanismi fisiopatologici che portano allo sviluppo di una spina calcaneare, bisogna considerare che i tendini dei muscoli e le fasce muscolari, come anche i legamenti e in generale le strutture fibrose, si inseriscono sulle ossa.

Quando una di queste parti, come per esempio un tendine o una fascia, presentano una tensione eccessiva, nel corso del tempo tendono a rinforzarsi, proprio come un muscolo si rinforza facendo ginnastica.

Al pari di un muscolo, che per rinforzarsi aumenta di volume, anche un tendine e una fascia per rinforzarsi aumentano di volume, si ispessiscono.

Se però la tensione è eccessiva, oltre a ispessirsi queste strutture tenderanno a rinforzare anche i loro ancoraggi ossei e cominceranno a sviluppare calcificazioni nei punti di inserzione.

In questo modo, quando la fascia plantare o il tendine di Achille sono sottoposti a tensioni eccessive, nelle zone di inserzione tenderanno a calcificarsi.

Ad un esame radiografico le parti molli, come i tendini e le fasce, sono invisibili mentre invece le parti calcificate sono ben visibili radiograficamente.

Per questo motivo, ad un esame radiografico, l'unica zona visibile della fascia o del tendine è la porzione calcificata che generalmente assume la conformazione di una spina.

Quindi la spina calcaneare fa parte della struttura fibrosa da cui deriva e non rappresenta una prominenza ossea libera.

In una percentuale minore di casi la spina calcaneare può essere associata anche a cause patologiche, come alcune malattie reumatiche o metaboliche (diabete): in questi casi il problema è di competenza medica.

Segni e sintomi

In molti casi la spina calcaneare è asintomatica, cioè il Paziente viene a conoscenza di esserne affetto non in base a un segno o un sintomo ma in base a indagini radiografiche casuali.

In altri casi la spina calcaneare è associata a un quadro sintomatico che varia a seconda della zona di localizzazione della spina.

Spina calcaneare superiore

In questo caso è solitamente presente un dolore localizzato dietro al tallone, in corrispondenza del tendine di Achille.

Il dolore si manifesta prevalentemente sotto sforzo e con il polpaccio sotto tensione, per esempio camminando in salita, saltando, ecc.

Spina calcaneare inferiore

In questo caso è presente un dolore localizzato sotto al tallone che, a seconda delle situazioni, può assumere diverse sfumature, per esempio può essere pungente o sordo, cronico o saltuario e avere diversi gradi di intensità.

Generalmente il dolore aumenta in almeno due situazioni:

Sintomi associati

La spina calcaneare può unicamente dare dolore sotto o dietro al tallone o presentarsi associata ad alcuni sintomi:

Diagnosi

La diagnosi di spina calcaneare rappresenta una prassi di competenza dell'Ortopedico.

L'Ortopedico effettua innanzitutto un esame obiettivo allo scopo di raccogliere i dati anamnestici e semeiotici.

Inoltre può basarsi su indagini specialistiche fra cui essenzialmente un'indagine radiografica che mette chiaramente in luce la presenza di una spina calcaneare.

Terapia

La spina calcaneare viene trattata solo se sintomatica e il protocollo terapeutico varia in base alla gravità dei sintomi presentati.

In caso di sintomatologie non eccessivamente acute normalmente il Paziente è avviato verso terapie conservative fra cui:

La terapia conservativa ha successo in oltre il 90% dei casi ma in caso di quadri sintomatici non riducibili in maniera blanda, soprattutto per quanto riguarda la spina calcaneare inferiore, non è esclusa l'opzione chirurgica volta a rimuovere l'osteofita e a distendere la fascia plantare.

Trattamento osteopatico della spina calcaneare

Il trattamento osteopatico è finalizzato a:

A tale scopo è necessario riequilibrare la funzionalità del piede.

Dal momento che il piede presenta connessioni anatomiche funzionali con le altre sezioni dell'arto inferiore, per riequilibrare il piede non è sufficiente lavorare solo sul piede ma è necessario effettuare un riequilibrio completo di tutto l'arto inferiore.

Normalmente i quadri adattativi che portano allo sviluppo di una spina calcaneare sono strutturati da anni per cui di solito purtroppo i tempi di risoluzione non sono brevi.

In ogni caso l'Osteopatia rappresenta una delle vie più rapide per risolvere il problema.

Vediamo a seguire come si svolge un trattamento osteopatico standard in caso di spina calcaneare.

Adattamenti osteopatici cranio-sacrali

Il primo settore di intervento osteopatico è rappresentato dal sistema cranio-sacrale poiché, a partire dal cranio, hanno origine tensioni in grado di perturbare la dinamica del bacino.

Le restrizioni craniali si riflettono soprattutto a livello dell'osso sacro e condizionano la dinamica delle articolazioni sacro-iliache.

A partire da una restrizione sacro-iliaca spesso hanno origine forme di compenso come contratture muscolari, tensioni fasciali, tensioni del pavimento pelvico o adattamenti della zona pubica.

E, come sopra esposto, le tensioni del bacino si riflettono sul piede in maniera piuttosto diretta.

È importante capire che le restrizioni del bacino di origine cranio-sacrale possono essere ridotte solo agendo a livello del cranio mentre qualsiasi altro tentativo è destinato a fallire.

Per questo motivo il trattamento craniale assume un valore operativo fondamentale.

Adattamenti osteopatici del bacino

Il bacino, oltre a essere condizionato dalle tensioni craniali, può presentare adattamenti osteopatici intrinseci.

Uno dei settori maggiormente coinvolti è rappresentato dal gruppo dei muscoli extrarotatori dell'anca.

Le tensioni di questi muscoli, localizzati profondamente, sono molto perturbative nei confronti dell'arto inferiore poiché costringono il femore ad assumere un atteggiamento in rotazione esterna dando origine a meccanismi di compenso fino al piede.

Anche i muscoli glutei possono trasformarsi in una fonte di problemi, soprattutto in considerazione delle loro dimensioni.

Un altro settore di interesse osteopatico è rappresentato dal pavimento pelvico, un piano muscolo-fibroso che chiude inferiormente il piccolo bacino.

Le tensioni del pavimento pelvico tendono a chiudere il piccolo bacino e allargare le ali iliache dando loro una componente di rotazione anteriore.

Anche i visceri del bacino, soprattutto la vescica, possono trasformarsi in una fonte di tensione per il piccolo bacino andando a creare compensi e catene adattative discendenti.

Adattamenti osteopatici della coscia e del ginocchio

Le tensioni dei muscoli della coscia, molto potenti, sono molto destabilizzanti nei confronti dell'arto inferiore e del piede.

I gruppi muscolari della coscia funzionalmente sono tre: anteriore, postero-mediale e posteriore.

Lateralmente la coscia presenta la fascia femorale o fascia lata, influenzata soprattutto dall'omonimo muscolo tensore che ha origine iliaca.

I muscoli della coscia sono tutti potenziali sedi di tensioni per cui è necessaria un'analisi attenta.

Il ginocchio è spesso una vittima delle tensioni circostanti ma, in qualche caso, è esso stesso sede di adattamenti funzionali.

Quindi l'apparato legamentoso (collaterali e crociati), i menischi e la rotula devono essere sempre revisionati.

Adattamenti osteopatici della gamba

A livello della gamba, cioè il tratto di arto inferiore sotto al ginocchio, sono sempre presenti tensioni significative in caso di spina calcaneare.

Lo scheletro della gamba è innanzitutto costituito da due ossa affiancate, tibia e perone, da cui originano molti muscoli diretti al piede.

Da un punto di vista muscolare deve essere revisionato soprattutto il muscolo tricipite surale, il muscolo del polpaccio, poiché da questo muscolo origina il tendine di Achille che si inserisce direttamente sul calcagno.

Il muscolo tricipite surale è costituito da una porzione superficiale, denominata gastrocnemio, e da una porzione profonda: i tre capi convergono appunto nel tendine di Achille.

Il muscolo gastrocnemio è costituito da due ventri muscolari denominati gemelli che originano dai condili femorali a livello del ginocchio, mentre la parte profonda, costituita dal muscolo soleo, origina da tibia e perone.

Il muscolo tricipite surale è largamente implicato nella dinamica della spina calcaneare poiché le tensioni sul calcagno possono dare origine non solo a una spina calcaneare superiore ma anche a una spina calcaneare inferiore.

A livello della gamba sono altresì presenti, sempre in posizione posteriore, anche i muscoli profondi cioè i muscoli tibiale posteriore, flessore lungo delle dita e flessore lungo dell'alluce.

Questi muscoli hanno un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'arco mediale del piede per cui un loro deficit funzionale fa sì che il peso del corpo si scarichi tutto sulla fascia plantare provocandone così un'ipertensione.

Anteriormente alla gamba è presente il muscolo tibiale anteriore che serve a sollevare la punta del piede verso l'alto.

La contrazione del tibiale anteriore tende ad annullare l'arco mediale per cui provoca la messa in tensione della fascia plantare.

Pertanto le contratture del tibiale anteriore, soprattutto se associate alle contratture del tricipite surale, provocano grosse tensioni sulla fascia plantare e sul tendine di Achille.

Adattamenti osteopatici del piede

Il piede nella maggior parte dei casi è vittima degli adattamenti funzionali in arrivo dall'alto descritti sopra ma talvolta può presentare restrizioni di mobilità intrinseche.

Innanzitutto possono essere presenti restrizioni articolari a livello delle numerose articolazioni qui presenti, fra cui soprattutto l'articolazione sotto-astragalica.

Inoltre possono essere presenti adattamenti a livello dei muscoli intrinseci, soprattutto per quanto riguarda il muscolo abduttore dell'alluce e i muscoli interossei.

Una volta effettuato il lavoro periferico, l'azione terapeutica deve essere mirata alle zone direttamente interessate dai sintomi poiché a questo livello sono presenti le tensioni maggiori.

Trattamento della spina clacaneare

Il lavoro diretto alla fascia plantare o al tendine di Achille, a seconda delle casistiche, di fatto occupa la maggior parte della seduta.

Il detensionamento di queste strutture viene effettuato con tecniche leggere ma penetranti e del tutto indolori.

Il lavoro sulla spina calcaneare richiede tempistiche prolungate, per quanto riguarda la durata sia della singola seduta che dell'intero ciclo, poiché, come già accennato precedentemente, la spina calcaneare si struttura nel corso degli anni per cui i quadri adattativi sottesi sono anch'essi generalmente presenti da anni.

Non si elimina la spina calcaneare

Attraverso la tecnica osteopatica non si elimina la spina calcaneare.

Ma del resto non è neanche necessario poiché il dolore non è dovuto alla presenza della spina calcaneare e questo è dimostrato dal fatto che:

Del resto, come sopra esposto, la spina è disposta orizzontalmente e non verticalmente, per cui non potrebbe dare comunque origine a una sollecitazione di tipo trafittivo.

Inoltre la spina calcaneare non rappresenta un elemento fluttuante nell'ambito dei tessuti molli ma è contenuta nell'ambito della fascia, di cui rappresenta la porzione calcificata.

È importante sottolineare questo aspetto poiché nell'immaginario collettivo spesso il dolore è associato all'idea di avere una spina sotto al piede, come se si stesse calpestando una puntina da disegno.

In realtà non è così.

Il dolore percepito non è dovuto a una puntura dal basso ma è piuttosto il risultato di uno scompenso meccanico del retropiede.

Per questo motivo il lavoro osteopatico non è finalizzato a eliminare la spina calcaneare ma a riequilibrare la funzionalità del piede e dell'arto inferiore.

Casi reali

A titolo esemplificativo riporto il caso di un commerciante di 63 anni, in sovrappeso e recante un forte dolore plantare bilaterale con una spina calcaneare inferiore sul lato destro da circa sei mesi.

Questo Paziente soffriva di dolore cronico ai piedi e in passato aveva già avuto una crisi acuta, sempre sul lato destro.

Negli ultimi tempi, tuttavia, il dolore si era fatto più pungente e si manifestava soprattutto al mattino appena il Paziente posava il piede a terra.

Peraltro, mentre prima il sintomo tendeva a manifestarsi solo al mattino, negli ultimi mesi aveva cominciato a presentarsi anche nel corso della giornata e soprattutto in stazione eretta, stando fermo in piedi a lungo.

Nel caso specifico questo costituiva un problema notevole poiché il Paziente, lavorando dietro un banco, era obbligato a rimanere in piedi per ore in situazioni piuttosto statiche.

Il Paziente si era rivolto a un Ortopedico e quindi a un Podologo ed era stato fornito di ortesi plantari e terapia antidolorifica.

Oltre a questo era stato avviato a un ciclo di onde d'urto focali che aveva dovuto interrompere a causa del dolore eccessivamente acuto scatenato in fase di somministrazione.

In seguito ai trattamenti il dolore sotto il piede si era un po' attenuato ma non era scomparso e la situazione era ancora piuttosto invalidante.

Il Paziente si è infine rivolto all'Osteopatia su consiglio dello stesso Podologo.

All'esame osteopatico presentava un quadro adattativo molto strutturato, caratterizzato da una tensione marcata del pavimento pelvico soprattutto a destra e tensioni significative a livello del polpaccio e del piede destro.

Ridotto il quadro adattativo il dolore ha incominciato a dare segni di remissione solo successivamente alla seconda seduta per arrivare a una significativa diminuzione nel giro di un paio di mesi.

L'intero ciclo osteopatico si è svolto in cinque sedute spalmate in tre mesi.

Al termine dell'iter osteopatico la situazione è nettamente migliorata nel senso che il dolore sotto il tallone si è ridotto di oltre il 90% e soprattutto il Paziente ha potuto riprendere l'attività lavorativa.

Risentito a distanza di un mese ha riferito che il dolore era praticamente scomparso.

La risoluzione in questo caso ha richiesto tempistiche piuttosto prolungate ma del resto bisogna considerare che la manifestazione acuta degli ultimi mesi si inseriva in un quadro strutturato da anni.

Spesso si trovano situazioni simili mentre, in casi più rari, si presentano Pazienti con una storia clinica meno cronicizzata e quindi con situazioni adattative risolvibili più velocemente.

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