Sindrome del tunnel carpale
Osteopatia Genova
Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta i Pazienti affetti da sindrome del tunnel carpale.
In molti casi tale patologia ha una componente osteopatica o funzionale.
Le tecniche osteopatiche permettono di decomprimere il nervo mediano e consentono di alleggerire i sintomi in maniera talvolta significativa.
- Trattamento osteopatico
- Casi reali
- Cenni anatomici
- Cosa è la sindrome del tunnel carpale
- Segni e sintomi
- Cause
- Diagnosi
- Terapia
Cenni anatomici
Il plesso brachiale rappresenta un complesso intreccio di fibre nervose che emergono dalla quinta vertebra cervicale alla prima vertebra toracica (C5 – D1).
Castano & Co, Anatomia Umana
Edi-Ermes, pag.346
Il plesso brachiale transita in mezzo ai muscoli del collo (muscoli scaleni), passa sotto la clavicola e si dirige verso l'ascella e l'arto superiore.
In questo tragitto emette numerosi rami collaterali per suddividersi, in ultima istanza, in cinque rami terminali: nervo muscolocutaneo, nervo ascellare, nervo radiale, nervo mediano e nervo ulnare.
Ciascun nervo è costituito sia da fibre sensitive (dirette alla cute) che da fibre motorie (dirette ai muscoli) e innerva una precisa area dell'arto superiore.
Il nervo mediano, direttamente implicato nella sindrome del tunnel carpale, è costituito da fibre che emergono da C6 – D1 e acquisisce una propria identità anatomica a livello dell'ascella.
A partire dall'ascella scende lungo il lato interno del braccio e, a livello del gomito, si porta anteriormente all'avambraccio passando sotto al muscolo pronatore rotondo.
Giunto al polso, transita nel tunnel carpale, una strettoia osteo fibrosa costituita dalle ossa del carpo disposte ad arco chiuse superiormente dal legamento trasverso del carpo disposto come la corda dell'arco.
Testut-Latarget, Anatomia Umana
UTET, Vol.IV, pag.84
Nel tunnel carpale transitano il nervo mediano e i tendini di quattro muscoli: flessore superficiale delle dita, flessore profondo delle dita, flessore lungo del pollice e flessore radiale del carpo.
Attraversato il tunnel carpale, il nervo mediano giunge alla mano e alle dita.
Da un punto di vista del territorio di innervazione, le fibre del nervo mediano si distribuiscono secondo il seguente schema:
- Fibre sensitive: la cute delle prime tre dita e la punta di tutte le dita escluso il mignolo.
- Fibre motorie: muscoli flessori dell'avambraccio e delle prime tre dita.
Quindi il nervo mediano è responsabile della sensibilità delle prime tre dita e permette di stringere la mano.
Cosa è la sindrome del tunnel carpale
La sindrome del tunnel carpale è un disturbo neuropatico generato dalla compressione del nervo mediano a livello del tunnel carpale.
La compressione crea un problema di conduzione alle fibre del nervo mediano, soprattutto dal polso in giù, generando sintomi a carico della mano.
La sindrome del tunnel carpale rappresenta il 90% delle sindromi da compressione nervosa, solitamente insorge nella fascia di età medio avanzata (45 – 60 anni) e colpisce prevalentemente il sesso femminile (3:1).
Statisticamente 1 persona su 10 ha accusato nella vita una sintomatologia riconducibile alla sindrome del tunnel carpale.
Segni e sintomi
La sindrome del tunnel carpale si manifesta tipicamente con segni e sintomi a carico delle prime tre dita della mano e parte dell'anulare.
Le principali manifestazioni sintomatiche sono:
- Dolore alla mano: sensazione urente o a scossa elettrica.
- Formicolio: intorpidimento e parestesie.
- Ipoestesia: deficit di sensibilità o anestesia nei casi più gravi.
- Sintomi cutanei: secchezza, colorito alterato.
Esistono situazioni o fattori peggiorativi che tendono ad aumentare i sintomi, in particolare:
- Riposo notturno: il Paziente talvolta si sveglia a causa del dolore e spesso al mattino i sintomi presentano un'intensità maggiore.
- Posizioni statiche: guidare, tenere il cellulare, ecc.
La sindrome del tunnel carpale ha un andamento progressivo: normalmente l'esordio è graduale, nel senso che inizialmente i sintomi sono lievi e sporadici ma, col passare del tempo, il quadro sintomatico tende a peggiorare.
Nei casi più gravi si può arrivare a sviluppare danni neurologici a carico del nervo mediano o danni ai tendini dei muscoli flessori.
Sintomi associati
Spesso la sindrome del tunnel carpale non si presenta in maniera isolata ma associata ad altri sintomi che coinvolgono l'intero arto superiore e anche il tratto cervicale:
- Deficit di forza: cadono gli oggetti dalle mani, difficoltà a stringere, ecc.
- Cervicale
- Dolore alla spalla
- Cervicobrachialgia
- Epicondilite
- Epitrocleite
- Rizoartrosi
- Dito a scatto
Cause
Nella maggior parte dei casi la sindrome del tunnel carpale è causata da un'infiammazione dei tendini o tenosinovite dei muscoli flessori delle dita della mano che si sviluppa a livello del polso (carpo).
Tale infiammazione e va a perturbare il nervo mediano che scorre parallelo a stretto contatto con il fascio dei tendini.
Tale condizione generalmente dipende dalla presenza di adattamenti osteopatici a livello dell'arto superiore e del tratto cervicale.
Questo significa, per esempio, che un blocco meccanico di radio e ulna, le ossa dell'avambraccio, può causare un disassamento dei muscoli flessori che saranno costretti a lavorare su assi non fisiologici sviluppando attriti e tensioni.
Così anche una contrattura di alcuni fasci muscolari può provocare uno strozzamento a monte del nervo mediano con ripercussioni a valle.
In altri termini nella maggior parte dei casi la sindrome del tunnel carpale è il risultato di uno scompenso funzionale dell'intero arto superiore.
Questo è particolarmente evidente in caso di gravidanza, situazione in cui l'intero organismo subisce un assestamento funzionale straordinario.
Oltre a questo la sindrome del tunnel carpale può essere scatenata anche da cause patologiche (diabete, artrite reumatoide, gotta, obesità, ritenzione idrica cronica, insufficienza renale, ipotiroidismo, ecc.) o da esiti di traumi (distorsioni o fratture) ma statisticamente si tratta di eventualità più rare.
Diagnosi
La diagnosi di sindrome del tunnel carpale viene formulata dall'Ortopedico sulla base di un esame obiettivo e di esami specialistici.
Attraverso l'esame obiettivo il Medico valuta la sensibilità e la forza della mano e delle dita per accertarsi della presenza di eventuali segni e sintomi specifici.
Inoltre può essere effettuata una raccolta anamnestica individuale e familiare e possono essere valutati i fattori al contorno (attività lavorativa, abitudini, sport, ecc.).
A scopo di approfondimento o in caso di dubbio possono essere anche prescritti esami specialistici come:
- Elettromiografia
- Risonanza magnetica nucleare (RMN)
- Ecografia
- RX
- Esami del sangue
Terapia
La terapia varia in relazione alla gravità del problema: nei casi meno gravi vengono messe in atto terapie conservative mentre nei casi più gravi è disponibile l'opzione chirurgica.
I principali trattamenti conservativi sono:
- Riposo quando possibile
- Miglioramenti ergonomici: mouse, tastiera, ecc.
- Tutore per il polso
- Ghiaccio
- Fisioterapia
- Terapia farmacologica
Il trattamento chirurgico, riservato ai casi maggiormente ostinati, consiste in un'operazione di decompressione del nervo mediano mediante resezione parziale del legamento trasverso del carpo.
L'intervento è generalmente ambulatoriale e può essere eseguito o a cielo aperto, cioè effettuando un taglio cutaneo, o in artroscopia, mediante sonde e quindi praticando solo due piccoli fori cutanei.
Trattamento osteopatico della sindrome del tunnel carpale
Come sopra esposto, la sindrome del tunnel carpale nella maggior parte dei casi dipende da uno squilibrio meccanico di tutto l'arto superiore.
La sintomatologia tipicamente espressa, infatti, non riguarda quasi mai solo la mano ma tutto il braccio o almeno l'avambraccio.
Per questo motivo, allo scopo di effettuare lavori efficaci e duraturi, è necessario riequilibrare non solo il tunnel carpale ma tutto l'arto superiore, almeno fino al tratto cervicale.
Vediamo a seguire la modalità di intervento osteopatica in caso di sindrome del tunnel carpale.
Adattamenti osteopatico cranio-sacrali
Il primo settore di interesse osteopatico è il cranio, o meglio il sistema cranio-sacrale.
A livello craniale, infatti, possono svilupparsi tensioni in grado di riflettersi direttamente sulle fasce cervicali e sul plesso brachiale.
La fascia cervicale superficiale, che prende inserzione a livello craniale, si trova in intimo rapporto con i muscoli scaleni, in mezzo ai quali transita il plesso brachiale.
Una tensione craniale, pertanto, può riflettersi direttamente sul plesso brachiale attraverso la fascia cervicale superficiale.
La base del cranio può perturbare il plesso brachiale anche da un punto di vista muscolare.
I muscoli sternocleidomastoideo e trapezio, che originano dalla zona occipitale e mastoidea e terminano sul cingolo scapolare, coprono gli elementi vascolo nervosi del collo, compreso il plesso brachiale.
Le tensioni craniali, attraverso questi muscoli, possono riflettersi direttamente sui nervi dell'arto superiore, compreso il nervo mediano.
Al di là dei risvolti prettamente meccanici, il sistema cranio-sacrale ha anche un interesse neurovegetativo nel senso che le distonie cranio-sacrali sono in grado di compromettere il livello del tono muscolare, il calibro dei vasi, la conducibilità dei nervi e altre funzioni vegetative.
Adattamenti osteopatici del tratto cervicale
A livello cervicale emergono le radici del nervo mediano per cui è necessario garantire la piena libertà di questo settore se si intende porre un rimedio efficace alla sindrome del tunnel carpale.
Innanzitutto deve essere garantita le piena mobilità dei segmenti vertebrali, in quanto la presenza di alterazioni dinamiche a questo livello può andare a restringere il calibro dei forami di coniugazione, da dove fuoriescono i nervi spinali.
Inoltre, a livello cervicale, originano i già citati muscoli scaleni, in mezzo ai quali transita il plesso brachiale.
In generale, comunque, la muscolatura del collo deve essere ispezionata ed eventualmente trattata in toto poiché le tensioni muscolo-fasciali cervicali, indipendentemente dal settore da cui originano, tendono comunque a condizionare l'intera dinamica cervicale.
Adattamenti osteopatici del cingolo scapolare
Il cingolo scapolare è una struttura osteofibrosa costituita da scapola e clavicola, da cui anatomicamente origina l'arto superiore.
Il cingolo scapolare presenta un grande interesse funzionale nella genesi della sindrome del tunnel carpale.
Il plesso brachiale transita fra la clavicola e la prima costa per cui le tensioni del cingolo scapolare, e in particolare della clavicola, possono provocare compressioni a livello delle fibre del plesso.
La dinamica del cingolo scapolare è condizionata dalla presenza di numerosi muscoli, alcuni dei quali rivestono un ruolo importante nelle compressioni brachiali, in considerazione dei loro rapporti anatomici.
Il muscolo succlavio, per esempio, è un piccolo muscolo localizzato medialmente sotto la clavicola: le contratture del succlavio creano limitazioni notevoli alla clavicola.
Un altro muscolo piuttosto importante è il muscolo piccolo pettorale, le cui contratture tendono ad abbassare la scapola e quindi la clavicola.
In linea di massima tutti i muscoli che fanno riferimento al cingolo scapolare possono creare problemi alla strettoia costo-claveare.
In ultima analisi, quindi, la spalla deve essere revisionata completamente.
Adattamenti osteopatici del gomito
A livello del braccio il nervo mediano presenta un passaggio talvolta problematico all'altezza del gomito, nel punto in cui dall'interno del braccio si sposta anteriormente all'avambraccio.
In questo tratto il nervo mediano si trova sotto al muscolo pronatore rotondo, un muscolo deputato a pronare, cioè a intraruotare il polso.
Il muscolo pronatore rotondo passa sopra al nervo mediano (e all'arteria brachiale) in direzione trasversale per cui le contratture di questo elemento tendono a creare strozzamenti piuttosto netti sul tronco nervoso.
Le contratture del pronatore rotondo tendono a creare sintomi dolorosi su tutta la parte anteriore dell'avambraccio oltre che deficit di forza ai muscoli flessori.
A livello dell'avambraccio il nervo mediano transita in messo ai numerosi muscoli flessori.
Anche le tensioni di questi muscoli possono creare stress al nervo mediano ma in misura minore rispetto a quelle del pronatore rotondo dal momento che i muscoli flessori presentano un decorso piuttosto parallelo a quello del nervo.
Oltre a questo bisogna considerare la presenza di eventuali disguidi articolari a livello del gomito, un complesso articolare costituito da tre articolazioni fra omero, radio e ulna.
I blocchi meccanici del gomito si riflettono sia sulla tensione dei muscoli che sulla dinamica del polso.
Adattamenti osteopatici del polso della mano
Il polso è costituito da un complesso e numeroso insieme di ossa e di articolazioni.
Innanzitutto il polso è costituito dall'articolazione radio-ulnare distale, fra radio e ulna, ma soprattutto dal complesso osseo del carpo, a sua volta costituito da otto piccole ossa disposte in due filiere.
Le ossa del carpo su una sezione trasversale sono disposte a semicerchio, formando una sorta di arco chiuso superiormente dal legamento trasverso del carpo, una struttura fibrosa.
In questo modo viene a crearsi un anello osteo-fibroso: il tunnel carpale.
Il tunnel carpale è quindi formato da una grande quantità di piccoli elementi i quali possono essere soggetti a restrizioni dinamiche.
Per esempio le ossa scafoide e semilunare frequentemente presentano restrizioni meccaniche, andando a compromettere la mobilità di tutti il carpo, così come anche l'osso capitato.
Queste restrizioni possono essere corrette per mezzo delle tecniche osteopatiche.
In questo modo è possibile non solo restituire respiro al tunnel carpale ma di migliorare l'assetto dinamico di tutto il polso andando a restituire al polso un movimento fluido e morbido.
A questo si aggiunge anche il beneficio derivante dalle correzioni dei tratti prossimali che consentono ai tendini dei muscoli flessori di riacquisire una dinamica fisiologica lungo i propri assi originari evitando di creare attriti con conseguenti tendiniti e tenosinoviti.
Casi reali
Riferisco il caso di una commerciante di 46 anni affetta da dolore alla mano destra e deficit di forza alla presa (le cadevano gli oggetti) con associato un dolore al gomito destro da circa due anni.
Il problema aveva avuto un esordio subdolo, nel senso che inizialmente la Paziente percepiva solo le dita addormentate al risveglio, sintomo che tendeva a regredire nella prima mezz'ora di attività.
Col passare del tempo tuttavia la situazione è peggiorata poiché la frequenza e l'intensità dei sintomi sono andate incrementando, fino a trasformarsi in una parestesia alternata a uno stato di indolenzimento cronico alla mano a cui si è aggiunto un deficit di forza piuttosto invalidante.
La diagnosi di sindrome del tunnel carpale è stata seguita dalla prescrizione di un tutore e da cicli di fisioterapia, oltre che da farmaci antidolorifici.
La situazione ha subito tuttavia poche variazioni, mantenendo un livello di disagio piuttosto elevato per quanto caratterizzato da un andamento altalenante, variabile in base a una serie di fattori fra cui temperatura, stress e modalità di utilizzo della mano.
Nel corso dell'ultimo anno l'Ortopedico aveva proposto alla Paziente una soluzione chirurgica ma la Paziente ha preferito insistere sulla linea conservativa, giungendo così all'Osteopatia su consiglio dello stesso Fisioterapista che la seguiva.
All'esame osteopatico presentava adattamenti funzionali marcati soprattutto a livello dell'avambraccio.
In particolare erano presenti restrizioni di mobilità su radio e ulna, sia a livello prossimale (gomito) che distale (polso).
Inoltre erano presenti tensioni muscolari che coinvolgevano la loggia anteriore dell'avambraccio e, in parte, anche la loggia laterale.
L'iter osteopatico si è svolto in tre sedute spalmate in circa un mese a cui sono seguite altre due sedute nel corso dei mesi successivi: in totale cinque sedute in tre mesi e mezzo.
Dopo circa quattro mesi la situazione era nettamente variata nel senso che la Paziente ha ripreso un normale utilizzo della mano.
Il dolore e la parestesia hanno avuto una netta riduzione già alle prime fasi mentre il deficit di forza ha avuto una ripresa più lenta e, per la verità, alla fine del ciclo di trattamenti ancora non del tutto completa.
Bisogna comunque considerare il livello di cronicità del problema e bisogna altrettanto considerare di non aver più avuto ulteriori feed-back dalla Paziente successivamente alla conclusione del ciclo di trattamenti.