Pressione minima alta
Osteopatia Genova
Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta i Pazienti affetti da pressione minima alta.
La pressione minima alta è una patologia di competenza cardiologica e internistica ma in molti casi uno squilibrio funzionale di origine osteopatica può esacerbarne alcuni sintomi collaterali.
In questi casi il trattamento osteopatico rappresenta un valido supporto complementare alla terapia medica e permette di migliorare la qualità della vita del Paziente.
Che cosa è la pressione minima
Per capire che cosa è la pressione minima bisogna capire, per prima cosa, che cosa è la pressione arteriosa e come varia col battito cardiaco.
La pressione arteriosa è la forza che il sangue esercita contro le pareti dell'arteria, come un liquido in una pentola a pressione.
Questa forza tuttavia non rimane sempre uguale ma varia con il variare del battito cardiaco.
Quando il cuore batte, cioè è in fase di sistole, la pressione aumenta moltissimo poiché il cuore, per far circolare il sangue, deve spingerlo con forza nelle arterie: in questo momento il sangue si trova nello stato di pressione massima.
Una volta data la spinta, il cuore deve ricaricarsi con altro sangue e quindi, durante la fase di ricarica, o fase di diastole, per un breve istante non batte.
In questa fase la pressione arteriosa si abbassa perché il sangue, in questo momento, non riceve alcuna spinta.
Il valore della pressione arteriosa in questo momento quindi raggiunge il valore minimo: questo valore viene quindi definito valore di pressione minima o valore di pressione diastolica.
In altri termini la pressione arteriosa minima è la pressione arteriosa fra un battito e l'altro, cioè quando il cuore è in fase di riposo e il sangue scorre spinto dall’elasticità delle arterie stesse.
Questo valore normalmente è compreso fra 60 - 80 mmHg con variazioni individuali.
Quando supera gli 80 mmHg in maniera costante, allora si profila una situazione potenzialmente rischiosa per la parete arteriosa.
Le arterie infatti sono manicotti molto robusti progettati per resistere alle alte pressioni.
Tuttavia se la pressione minima mantiene un valore eccessivo in maniera costante, col passare del tempo le arterie, per reazione, si induriscono e perdono elasticità finendo quindi per indebolirsi.
La pressione minima alta normalmente è associata alla pressione massima alta poiché tutto l'albero vascolare è soggetto a ipertensione e quindi la pressione del sangue all'interno risulta elevata sia nel valore minimo che nel valore massimo.
Tuttavia in alcuni casi la pressione minima alta si manifesta in maniera isolata, cioè senza che il valore della pressione massima sia alterato, come del resto talvolta accade il contrario.
La pressione minima alta isolata prende il nome di ipertensione diastolica isolata (IDI).
In ogni caso, in presenza di alterazioni costanti della pressione minima, è necessario capire quale sia l'origine di tale situazione e intervenire di conseguenza.
Cause della pressione minima alta
La pressione minima alta ha al momento cause sconosciute.
In circa il 90% dei casi la pressione minima alta si manifesta su individui sostanzialmente sani.
In questo caso si parla di ipertensione primaria o ipertensione idiopatica.
Nel 10% dei casi invece la pressione minima alta si riscontra associata ad altre patologie o a particolari abitudini comportamentali per cui si tende a considerare tali condizioni le cause originarie della pressione minima alta.
Alcune patologie associate a pressione minima alta sono elencate a seguire:
- Malformazioni cardiache congenite
- Malattie renali o occlusione di un'arteria renale
- Disfunzioni della tiroide
- Diabete
- Malattia di Cushing
- Tumori delle ghiandole surrenali
- Malattie autoimmuni (LES)
- Sovrappeso o obesità
- Ipercolesterolemia
- Disturbi d'ansia
Tra le abitudini comportamentali associate a pressione minima alta ritroviamo:
- Stress
- Dieta scorretta: grassi, sale, ecc.
- Sedentarietà
- Alcool e tabacco
- Bevande contenenti caffeina (tè, caffè, ecc.)
- Farmaci: pillola anticoncezionale, farmaci cortisonici, FANS, ecc.
- Abuso di sostanze psicotrope (cocaina, droghe sintetiche)
Sintomi della pressione minima alta
Nelle fasi iniziali la pressione minima alta è completamente asintomatica.
Il valore di minima emerge spesso da accertamenti casuali effettuati in seguito ad altre patologie o in seguito a controlli di routine.
Tuttavia, col passare del tempo, la pressione minima alta dà origine a manifestazioni sintomatiche di diverso tipo fra cui:
- Mal di testa
- Cefalea
- Acufeni
- Vertigini
- Dispnea
- Ansia e sintomi correlati
- Nausea
- Sudorazione fredda
- Emorragia nasale
- Problemi di vista: offuscamento della vista, fosfeni, ecc.
È proprio in queste occasioni che talvolta emerge dai controlli un valore di pressione minima alta.
Quando ciò accade il Medico tende a monitorare il valore pressorio nel corso del tempo per verificarne l'andamento.
Se il valore di minima alta tende a persistere nel tempo, allora il Medico cercherà di controllare e ridurre detto parametro dal momento che una situazione di pressione minima alta persistente può dare origine a complicanze e danni ai tessuti.
Complicanze della pressione minima alta
La pressione minima alta costituisce una particolare condizione per cui la pressione del sangue all'interno delle arterie non scende mai sotto un certo livello.
In altri termini la pressione all'interno delle arterie è sempre troppo alta, e questo anche quando il cuore, tra un battito e l'altro, è per così dire a riposo o meglio in diastole.
In queste condizioni le pareti delle arterie sono sempre sotto tensione ma, non essendo progettate per resistere a tale tensione in maniera costante, senza mai riposo, allora tendono a irrigidirsi e a perdere elasticità.
La perdita di elasticità della parete arteriosa costituisce un problema poiché una struttura rigida è solo apparentemente più resistente: in realtà è più fragile.
È come se le arterie, da tubi di gomma, si trasformassero in tubi di vetro: il vetro è certamente più duro ma anche più fragile.
Il processo di indurimento e di ispessimento delle arterie è detto arteriosclerosi.
L'arteriosclerosi coinvolge le arterie di medio e grosso calibro ed è caratterizzata dalla formazione di ateromi sulla parete interna.
Gli ateromi sono formazioni lipidiche e proteiche ricche di colesterolo che possono trasformarsi in elementi ostruttivi in grado di rallentare la circolazione del sangue.
Terapia per la pressione minima alta
La terapia tradizionale è complessivamente orientata ad abbassare la pressione sanguigna.
A tale scopo le principali linee di intervento sono costituite da:
- Dieta iposodica
- Esercizio fisico
- Terapia farmacologica
Tuttavia la difficoltà è spesso quella di intervenire selettivamente sul singolo valore di pressione minima.
La terapia per la pressione alta tende infatti ad abbassare il valore complessivo della pressione sanguigna, sia massima che minima, ma difficilmente riesce a puntare su uno dei due valori in maniera selettiva.
Il valore di pressione minima alta, in particolare, costituisce un problema piuttosto ostico anche perché, da un punto di vista eziologico, nella stragrande maggiorannza dei casi non se ne conosce la causa.
Trattamento osteopatico in caso di pressione minima alta
Il trattamento osteopatico presenta un ruolo complementare ma importante nel trattamento della pressione minima alta.
La tecnica osteopatica, infatti, pur non essendo in grado di modificare la pressione minima alta in maniera diretta, permette comunque di ridurre le disfunzioni somatiche potenzialmente all’origine di perturbazioni funzionali sui sistemi di regolazione neurovegetativi.
Dal momento che l’ipertensione diastolica è spesso correlata a un’iperattività del sistema nervoso simpatico (la risposta allo stress), la down-regulation del sistema simpatico rappresenta uno dei principali obiettivi del trattamento osteopatico.
Inoltre la stimolazione del sistema parasimpatico (nervo vago) effettuata mediante tecniche osteopatiche induce un rilassamento generale e una riduzione della resistenza vascolare periferica, che contribuisce all’abbassamento della pressione arteriosa.
Oltre ad agire sui sistemi di regolazione neurovegetativi, l’Osteopatia permette di ridurre anche la percezione dei sintomi secondari dei disturbi pressori, come per esempio alcune forme di cefalea, vertigine e, in qualche caso, acufene.
Infine la tecnica osteopatica permette di migliorare la dinamica respiratoria riducendo in questo modo gli stati di dispnea o ansia associati agli sbalzi pressori.
Adattamenti osteopatici di tipo cranio-sacrale
Da un punto di vista osteopatico il sistema cranio-sacrale rappresenta un campo di azione importante in caso di pressione minima alta.
In molti casi si osservano limitazioni nell'ampiezza dell'espansione cranica oltre ad alterazioni dei normali valori di frequenza.
Per quanto riguarda gli adattamenti dinamici specifici della base del cranio non si riscontrano disfunzioni particolari più ricorrenti di altre.
Si osserva piuttosto un adattamento globale di tipo tensivo, vale a dire una perdita di vitalità generale della motilità della base, e una perdita di plasticità della volta cranica, come se il cranio fosse meno elastico, più indurito.
Solitamente le disfunzioni craniali di questo tipo sono associate a turbe delle funzioni neurovegetative.
Come ampiamente dimostrato dagli studi sulla Heart Rate Variability (HRV) [1], [2], [3], il trattamento cranio-sacrale ha importanti effetti di stimolazione parasimpatica in grado di ridurre la resistenza vascolare periferica contribuendo in questo modo a diminuire la pressione arteriosa.
Adattamenti osteopatici del tratto cervicale
Il tratto cervicale rappresenta un settore chiave nella gestione delle problematiche di pressione arteriosa.
I neuroni ortosimpatici destinati alla testa e al collo si organizzano in tre stazioni principali situate davanti alle vertebre cervicali.
La più importante è il ganglio cervicale superiore, posizionato a ridosso delle prime tre vertebre (C1-C2-C3) e della base del cranio.
Da questo ganglio partono le fibre nervose che avvolgono le arterie carotidi per entrare nel cranio.
A livello cervico-craniale, pertanto, le contratture muscolari e le rigidità articolari hanno un’influenza diretta sui centri che controllano il tono dei vasi sanguigni.
In questo modo, quando il collo o la base del cranio subiscono un blocco articolare o un trauma (come un colpo di frusta), i recettori dei muscoli inviano segnali di allarme continui al midollo spinale.
Questo bombardamento genera la facilitazione midollare, un meccanismo neurologico in base a cui i neuroni di quel segmento vertebrale entrano in uno stato di ipereccitabilità permanente.
Attraverso un riflesso somato-viscerale, la rigidità del collo mantiene artificialmente attivo il sistema ortosimpatico.
Il risultato è una costrizione involontaria delle arterie periferiche che ostacola il rilassamento circolatorio.
L’osteopata non cura direttamente l’ipertensione, ma permette di disattivare gli interruttori meccanici che stressano il sistema nervoso.
La tecnica osteopatica prevede manovre dolci e indolori che favoriscono:
- Rilascio sotto-occipitale: allenta la morsa dei muscoli nucali, riducendo i segnali irritativi verso il tronco encefalico.
- Rilassamento della fascia cervicale profonda: elimina la pressione fisica sui gangli ortosimpatici anteriori del collo.
Adattamenti osteopatici di tipo fasciale
Per fascia si intende in questa sede non solo la fascia muscolare ma, più in generale, il tessuto connettivo.
Questo tessuto costituisce un'unica matrice che a partire dallo scheletro giunge fino all'epidermide e avvolge tutti gli organi interni e i muscoli.
La fascia non ha solo una funzione di sostegno ma ha anche importanti funzioni comunicative fra le varie parti del corpo.
Le informazioni meccaniche ed elettromagnetiche sono veicolate dalla fascia in maniera estremamente rapida.
Questo importante relais comunicativo, unito alla rete neuronale e al sistema ormonale, rende l'organismo un sistema comunicativo integrato in cui ogni parte dialoga in tempo reale con tutte le altre.
La perturbazione del sistema fasciale crea un grosso problema informazionale all'interno dell'organismo.
Il risultato è una generale perdita di funzione che può esprimersi in maniera differente a seconda delle situazioni specifiche.
La pressione minima alta molto spesso è il risultato di uno squilibrio di questo tipo.
Per esempio le tensioni fasciali croniche mantengono il corpo in uno stato di allerta, stimolando i recettori fasciali (meccanocettori) che inviano segnali al sistema nervoso simpatico, il quale a sua volta attiva il sistema renina-angiotensina-aldosterone a livello sistemico.
Un'alterazione del connettivo e della fascia, pertanto, può andare a influire in maniera diretta sulla secrezione di questo ormone, direttamente responsabile dell%rsquo;aumento di pressione arteriosa.
Ancora, sotto il profilo biomeccanico, bisogna considerare le alterazioni funzionali del microcircolo.
Il microcircolo è costituito da una fitta rete di capillari in buona parte non visibili a occhio nudo, in cui circola il sangue
Detti capillari transitano nel tessuto connettivo fasciale per cui le restrizioni della fascia comportano rallentamenti emodinamici importanti.
L'aumento delle resistenze periferiche può provocare un aumento dei valori pressori arteriosi, compreso il valore di pressione minima.
Esistono poi altri meccanismi capaci di influenzare la pressione minima a partire da un'alterazione dinamica del sistema fasciale.
Pertanto il valore della pressione minima alta può essere influenzato dalle disfunzioni osteopatiche del sistema fasciale in maniera piuttosto diretta.
L'Osteopatia tratta con successo le disfunzioni della fascia con tecniche leggere, indolori e straordinariamente efficaci.
Casi reali
Riferisco il caso di una Paziente di 65 anni recante pressione minima alta diagnosticata da circa tre mesi.
Il valore della pressione massima era normale mentre il valore della pressione minima oscillava intorno a 90 - 100 mmHg da alcuni mesi.
In realtà questo dato era emerso da un controllo causale, in seguito ad un attacco di mal di testa acuto, per cui è possibile che la pressione minima fosse già alta in precedenza.
La Paziente era stata sottoposta a dieta iposodica e a terapia farmacologica ma senza risultati.
Il trattamento osteopatico ha eliminato le afferenze disfunzionali, portando a una remissione prolungata e a una normalizzazione duratura dei valori pressori arteriosi.
Rivista la Paziente a distanza, oltretutto dopo le festività natalizie, il valore ha continuato a mantenersi stabile.
Questa Paziente presentava disfunzioni osteopatiche a livello cervicale alto e a livello della base del cranio, soprattutto sui quadranti posteriori.
In effetti soffriva anche di sintomi associati, soprattutto cervicale e mal di testa, sintomi che si erano acutizzati proprio negli ultimi tre mesi.
In seguito al trattamento osteopatico questi sintomi sono scomparsi in parallelo.
Il trattamento si è svolto in tre sedute spalmate in un mese e la Paziente, dopo circa sei mesi dal trattamento, ha riferito di essere stata sottoposta a un follow-up di controllo basato su tre rilevamenti pressori a distanza di pochi giorni e in orari diversi della giornata e che i valori della pressione minima alta erano risultati nei limiti della norma.
È comunque importante sottolineare che in ambito osteopatico le casistiche di questo tipo siano non frequenti per cui non è possibile dedurre conclusioni definitive dallo studio di pochi risultati.