Pubalgia

Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta la pubalgia.

Si definisce pubalgia il dolore localizzato a livello del pube, cioè la porzione anteriore dell'osso dell'anca.

La pubalgia è una patologia abbastanza frequente ma ha la sua massima incidenza in ambito sportivo, soprattutto fra i praticanti di calcio o atletica.

La pubalgia infatti è sempre l'espressione di un disguido funzionale di tipo meccanico, pertanto questo tipo di problema emerge più evidentemente sotto sforzo o dopo avere effettuato uno sforzo.

Nei confronti della pubalgia l'Osteopatia costituisce il rimedio più indicato poiché non si limita a curare il sintomo doloroso ma risale alle cause che l'hanno prodotto e vi pone un rimedio stabile.

Segni e sintomi della pubalgia

In caso di pubalgia bisogna, in via prioritaria, consultare un Medico al fine di escludere la presenza di patologie o situazioni non riconducibili a disguidi funzionali come patologie testicolari, ernie inguinali o strappi muscolari locali, per citare alcuni esempi.

Ma in realtà, al di là di queste eventualità, nella maggior parte dei casi la pubalgia è riconducibile a disguidi di tipo funzionale.

Le pubalgie di origine funzionale, vale a dire la maggior parte delle pubalgie, vengono generalmente distinte in tre tipologie principali.

A livello pubico si incrociano infatti forze provenienti dall'alto verso il basso, dal basso verso l'alto e forze trasversali da un lato all'altro del bacino.

Per questo motivo, a seconda della direzione delle forze veicolate dalle catene disfunzionali, possono manifestarsi sintomatologie localizzate in zone differenti dell'osso pubico nonostante l'osso pubico presenti, nel complesso, una superficie abbastanza ridotta.

Solitamente, sulla base di una distinzione topografica del sintomo, vengono identificate appunto tre principali tipologie di pubalgia:

Vediamo nel dettaglio.

Pubalgia primo tipo - Tendinopatia inserzionale dei muscoli adduttori

Pubalgia, Osteopatia Genova
Il pube e i muscoli adduttori
Castano & Co., Anatomia Umana
Edi-Ermes, pag.218

La tendinopatia inserzionale dei muscoli adduttori è la tipologia di pubalgia più frequente e si manifesta prevalentemente nei calciatori e negli sportivi.

La pubalgia è localizzata sulla parte inferiore della branca pubica, generalmente da uno dei due lati, nel tratto di inserzione dei muscoli adduttori.

I muscoli adduttori sono potenti muscoli che originano dall'osso pubico e dalla branca ischio pubica e si inseriscono sulla faccia postero mediale del femore.

La loro funzione principale è quella di addurre la coscia (da qui il termine adduttori) cioè hanno il compito di avvicinare le ginocchia fra loro.

Si tratta di un gruppo di muscoli diversi per dimensione ma nel complesso molto potenti per cui disfunzioni o contratture di questo gruppo muscolare si ripercuotono sempre in maniera importante a livello pubico.

In questi casi vi è quasi sempre un coinvolgimento diretto delle fasce muscolari dell'arto inferiore che spesso si trovano in uno stato di tensione e non di rado si trovano coinvolti i muscoli della zampa d'oca, una struttura fibro muscolare mediale che serve a dare stabilità al ginocchio.

In questi casi è necessario riequilibrare la muscolatura e le fasce dell'arto inferiore, per cui l'Osteopatia costituisce una forma di intervento assolutamente efficace.

Pubalgia secondo tipo - Sindrome della sinfisi pubica

Un secondo tipo di pubalgia è rappresentato dalla sindrome della sinfisi pubica, una particolare forma di pubalgia che si manifesta con un dolore centrale a livello del pube, precisamente a livello della sinfisi pubica, cioè nella zona di ancoraggio delle due ossa pubiche.

La sinfisi pubica è una particolare articolazione che presenta due superfici contrapposte rivestite da cartilagine ialina con interposto un disco fibrocartilagineo.

A livello pubico la sinfisi deve resistere sia alla compressione sia alla trazione, quest'ultima esercitata dai muscoli adduttori.

Riveste pertanto una funzione dinamica complessa, anche in considerazione dell'entità delle forze in gioco, spesso dell'ordine di decine di chilogrammi.

Da un punto di vista delle forze compressive la sinfisi pubica agisce in sinergia con le articolazioni sacro iliache.

Attraverso il sistema sacro iliaco e sinfisario le forze longitudinali si scaricano verso il basso: la maggior parte di esse transita attraverso le articolazioni sacro iliache mentre, in minor misura, queste forze passano attraverso la sinfisi pubica.

Per questo motivo le disfunzioni dell'osso sacro si ripercuotono in maniera diretta sul pube dando facilmente origine a un pubalgia.

Quando le forze dall'alto verso il basso o viceversa non transitano in maniera corretta attraverso le articolazioni sacro iliache inevitabilmente andrano a scaricarsi sulla sinfisi pubica che finisce per esercitare il ruolo di valvola di sfogo.

In questi casi le forze in eccesso creano compressioni maggiori del normale finendo per generare una pubalgia a livello della giuntura sinfisaria.

Per quanto riguarda le forze in trazione, in larga misura esse dipendono da contratture anomale dei muscoli adduttori che finiscono per dare origine a tensioni anomale a livello della sinfisi.

Concludendo si può affermare che la sindrome della sinfisi pubica ha sempre un'origine meccanica e funzionale per cui la soluzione osteopatica è senza dubbio la via terapeutica più indicata.

Pubalgia terzo tipo - Sindrome della guaina del retto addominale

Conosciuta anche come sindrome del nervo perforante del retto addominale, questa particolare forma di pubalgia è in realtà la meno frequente.

La pubalgia è localizzata al di sopra del pube, anteriormente e in fondo alla zona addominale.

La responsabilità di questo tipo di pubalgia è attribuita alle distonie funzionali dei muscoli dell'addome (in particolare il retto dell'addome) e alla distensione delle fasce addominali con conseguente interessamento dei tronchi nervosi in transito in questa zona.

La pubalgia si manifesta soprattutto durante lo sforzo di flessione del busto in avanti, una situazione tipica è l'insorgenza nel calciatore prima di dare la calciata al pallone.

In qualche caso le tensioni sopra pubiche continuano con tensioni sotto pubiche, così che la pubalgia si manifesta sia a livello addominale basso che a livello della coscia attraversando il pube.

Anche in questo caso l'origine del problema va ricercata in ambito funzionale.

Normalmente correggendo le disfunzioni dinamiche del bacino e dell'arto inferiore, come anche quelle della colonna vertebrale, questo tipo di sintomatologia si riduce notevolmente.

Cause della pubalgia

Le cause della pubalgia sono sempre di ordine meccanico.

Ad esclusione di patologie specifiche, che devono essere escluse a priori, nella maggior parte dei casi la pubalgia ha un'origine di natura funzionale.

Vale a dire che di solito sono presenti scompensi di tipo dinamico a livello del bacino che costringono le forze in transito a scaricarsi in maniera eccessiva e non fisiologica sulle branche pubiche.

La pubalgia, essendo il risultato di uno squilibrio dinamico, tende a manifestarsi in maniera maggiore sotto sforzo e interessa soprattutto gli sportivi.

Tuttavia il problema non è lo sport in sé o il sovraccarico funzionale che ne deriva: il problema è la disfunzione dinamica alla base.

Semplicemente sotto stress il problema emerge in maniera più evidente ma in realtà, se una parte lavora male, quella parte lavorerà male anche in condizioni standard, anche se non viene sollecitata in maniera importante.

Ricordiamo infatti che, in molti casi, la pubalgia riguarda anche persone che non praticano sport.

Ancora, nel corso del tempo, è possibile che si sviluppino forme di artrosi o di sofferenza locale dei tessuti per cui questi adattamenti sono, in ultima analisi, il risultato di uno scompenso funzionale.

Vale a dire essi non sono la causa del problema ma piuttosto un effetto.

Questo punto è importante da chiarire poiché spesso tendiniti, borsiti, edemi ossei o altre alterazioni che possono emergere dagli esami diagnostici tendono a essere interpretate come cause mentre invece sono, già esse stesse, degli effetti.

Le cause sono localizzate sempre a monte e devono essere sempre ricercate in ambito funzionale.

Pubalgia e gravidanza

In molti casi, durante il periodo della gravidanza, le Pazienti lamentano pubalgia e dolori inguinali.

Talvolta è possibile che la pubalgia possa essere associata a mal di schiena o a sintomatologie estese al pavimento pelvico o al basso ventre: in questi casi si parla anche di sindrome dell'anello pubico o sindrome di Lacomme.

Queste situazioni solitamente sono riconducibili a problemi di natura meccanica a livello del bacino.

Da un punto di vista meccanico e funzionale la Paziente in stato di gravidanza non si differenzia da un qualsiasi altro Paziente, vale a dire può essere vittima delle stesse disfunzioni osteopatiche.

Semplicemente in stato di gravidanza tutto viene esasperato dall'aumento di volume del ventre.

In realtà, ancora una volta, il problema non è il volume del ventre in sé.

Il problema sono le disfunzioni meccaniche del bacino che, in assenza di gravidanza, con tutta probabilità darebbero sintomi assai meno importanti.

In assenza di gravidanza le disfunzioni sarebbero comunque presenti in egual misura ma darebbero meno problemi poiché l'impegno meccanico del bacino sarebbe minore.

Vale lo stesso discorso relativo al Paziente praticante di sport: le stesse disfunzioni probabilmente non darebbero sintomi se il Paziente non praticasse sforzi o gesti atletici.

Pertanto, anche in gravidanza, il problema alla base è sempre della stessa natura: biomeccanico.

Per questo motivo, in caso di pubalgia in gravidanza, l'Osteopatia rappresenta la soluzione ottimale in quanto, riequilibrando l'aspetto dinamico dello scheletro, favorisce il normale riequilibrio del bacino e la scomparsa del sintomo.

Peraltro in stato di gravidanza, al di là della pubalgia, il riequilibrio del bacino riveste comunque un'importanza fondamentale in considerazione del parto.

Durante il parto la corretta mobilità delle ossa iliache, del sacro, del coccige e del pavimento pelvico devono essere assicurate e garantite al cento per cento.

Qualora, al momento del parto, le articolazioni del bacino presentassero restrizioni di mobilità, il transito del feto attraverso il canale del parto potrebbe risultare difficoltoso.

Pertanto, ricordiamo, una revisione osteopatica è assolutamente indicata in caso di gravidanza al di là di un problema di pubalgia.

Infine bisogna considerare anche la difficoltà, se non l'impossibilità, di somministrare farmaci durante il periodo della gravidanza.

Questo vale per tutti i disagi muscolo scheletrici della gravidanza, compresa la pubalgia.

La donna in stato di gravidanza non può assumere farmaci per non compromettere la salute del nascituro per cui, anche come soluzione tampone, la terapia farmacologica spesso non è praticabile.

In ogni caso, considerando la natura biomeccanica della pubalgia e lo stato di gravidanza in sé, l'Osteopatia costituisce la soluzione ottimale, più rapida, più duratura e completamente priva di effetti collaterali.

Rimedi tradizionali per la pubalgia

I rimedi tradizionali nei confronti della pubalgia sono prevalentemente orientati alla soppressione del sintomo.

A seguire le varie opzioni:

Trattamento osteopatico della pubalgia

L'Osteopatia affronta la pubalgia seguendo paradigmi diversi rispetto alla medicina tradizionale.

Nel trattamento osteopatico lo scopo principale è quello di riequilibrare la funzione dinamica dello scheletro.

Questo approccio rappresenta la via più rapida per risolvere il problema, se non addirittura l'unica via possibile.

Se si prescinde da questo aspetto cruciale non è letteralmente possibile risolvere una pubalgia.

Finché le parti continueranno a lavorare in maniera afisiologica e le forze compressive e distensive continueranno a scaricarsi in maniera anomala sulle branche pubiche, non sarà possibile eliminare la pubalgia.

Ogni altro rimedio può funzionare come terapia di emergenza o come supporto palliativo ma il riequilibrio dinamico rappresenta effettivamente l'elemento vincente e realmente risolutivo.

In caso di pubalgia pertanto è necessario riequilibrare la funzione dinamica eliminando le restrizioni primarie che mantengono attivi gli schemi disfunzionali.

Tali restrizioni possono essere localizzate anche in zone distanti dal pube o dal bacino, pertanto il lavoro osteopatico di ricerca e correzione inizia dalla zona dolente ma necessariamente si estende alla periferia.

Adattamenti osteopatici del bacino

In caso di pubalgia l'indagine solitamente incomincia dal bacino.

Il bacino ha un ruolo fondamentale nella statica e nella dinamica della persona.

Il peso della persona infatti si scarica in basso prevalentemente sulle articolazioni sacro iliache (e da lì alle anche) ma una parte del peso in arrivo dall'alto viene scaricato sulla sinfisi pubica.

Quando le articolazioni sacro iliache presentano difficoltà di tipo dinamico, per esempio non si muovono correttamente intorno a un asse o presentano disfunzioni afisiologiche, allora il peso tende a scaricarsi in maggior quantità a livello pubico provocando un'ipercompressione della sinfisi pubica.

Questa situazione può dare origine a pubalgia e, nel corso del tempo, provocare fenomeni artrosici, soprattutto quando le forze in gioco sono importanti o quando il problema perduri per molto tempo.

A volte, meno frequentemente, si riscontrano disfunzioni primarie proprio a livello della sinfisi pubica che può presentare limitazioni della propria mobilità sia in direzione antero inferiore che postero superiore.

In questi casi l'intervento osteopatico avviene localmente mediante manovre di sblocco locali del tutto indolori ed efficaci.

In generale a livello del bacino, una volta individuate le disfunzioni, si procede alla loro riduzione mediante tecniche articolari non invasive, allungamenti progressivi o tecniche orientate alle fasce.

Adattamenti osteopatici cranio sacrali

Parlando di bacino non si possono non considerare le disfunzioni della base del cranio.

L'intima connessione cranio sacrale fa sì che le disfunzioni dinamiche della base del cranio si riflettano in maniera molto diretta sull'oso sacro e, di riflesso, sulle ossa iliache.

Questo rende l'indagine sulla base del cranio una fase necessaria e imprescindibile del processo riabilitativo, nel tentativo di correggere una pubalgia in maniera stabile.

Nella maggior parte dei casi, per non dire quasi sempre, sono proprio le disfunzioni della base del cranio a imporre adattamenti disfunzionali all'osso sacro.

Il quale, come in un meccanismo a ingranaggi, porta in disfunzione la zona pubica.

Questo tipo di schema disfunzionale discendente, per quanto non sia l'unico responsabile, è tuttavia talmente frequente e importante che il suo mancato trattamento rende letteralmente impossibile risolvere una pubalgia.

Il fallimento di molte terapie, anche onestamente orientate a un riequilibrio funzionale, si spiega proprio con il mancato trattamento della base del cranio.

A chi è abituato a ragionare in termini non osteopatici questo aspetto può sembrare strano o un punto di vista alternativo.

Tuttavia, nella realtà dei fatti, il cranio ha delle ripercussioni sul sacro di ordine tecnico, non filosofico, per cui rinunciare a trattare il cranio significa rinunciare a trattare la pubalgia.

Il trattamento craniale è parte integrante dell'Osteopatia: anche per questo l'Osteopatia costituisce una reale soluzione alla pubalgia.

Adattamenti osteopatici dell'arto inferiore

L'arto inferiore è quasi sempre coinvolto in caso di pubalgia.

Moltissime disfunzioni primarie dell'arto inferiore si riflettono sul bacino fino a trasformarsi in causa primaria o concausa di una pubalgia.

Per arto inferiore si intende tutto il segmento dall'anca al piede, comprendendo quindi in questa definizione le articolazioni di anca, ginocchio, caviglia, piede oltre che tutti i muscoli annessi e gli apparati legamentoso, tendineo e fasciale delle varie sezioni.

In realtà, più frequentemente, sono soprattutto le contratture dei muscoli adduttori ad avere una maggiore responsabilità nello scatenamento di una pubalgia.

I muscoli adduttori (anatomicamente se ne distinguono tre principali più altri accessori) costituiscono un potente gruppo di muscoli che riveste la funzione di addurre le cosce, cioè avvicinare fra loro le due ginocchia.

Questi muscoli si inseriscono nella parte postero mediale del femore e originano dalla branca pubica e dalla branca ischio pubica.

Quando si instaurano contratture, questo muscoli esercitano a livello pubico una tensione eccessiva provocando zone di sofferenza a livello dei punti di inserzione.

Molte pubalgie hanno proprio un'origine di questo tipo.

Il trattamento dei muscoli adduttori non è un procedimento banale.

Nel senso che i muscoli adduttori, come tutti i muscoli, si contraggono se ricevono l'ordine di contrarsi.

L'ordine di contrarsi normalmente giunge dall'alto, cioè dal sistema nervoso centrale, che emette al muscolo il comando di contrarsi.

Questo comando può venire alterato sulla base della presenza o meno di schemi osteopatici disfunzionali.

Pertanto, allo scopo di decontrarre i muscoli adduttori, è necessario sciogliere in via prioritaria quegli schemi disfunzionali che sostengono tali contratture.

Sono in un tempo successivo si potrà trattare i muscoli adduttori e il pube.

Per questo motivo un massaggio o una terapia mirata unicamente al muscolo non è sufficiente.

Nel senso che, se non si corregge lo schema di base, anche decontraendo il muscolo non si potranno avere risultati stabili: al termine del trattamento il muscolo tornerà a contrarsi esattamente come prima.

L'Osteopatia, al contrario, propone un riequilibrio generale dell'arto inferiore, che non coinvolga solo il comparto dei muscoli adduttori in maniera settoriale, ma che sia orientato anche agli altri segmenti dell'arto inferiore (oltre che, ovviamente, dello scheletro in generale).

A volte, per esempio, una contrattura dei muscoli adduttori può instaurarsi come compenso a una contrattura dei sistemi laterali.

Vale a dire i muscoli laterali della coscia sono contratti e i muscoli adduttori, controlaterali ad essi rispetto al femore, si contraggono in funzione compensatoria.

In un caso del genere quindi, se non si lavora prima sui sistemi laterali, non si riuscirà in alcun modo a decontrarre gli adduttori e trattare la pubalgia.

Questo esempio per illustrare la necessità di controllare accuratamente tutti i segmenti dell'arto inferiore a partire dal piede per isolare e correggere le disfunzioni primarie in maniera specifica.

Adattamenti osteopatici viscerali

In qualche caso un adattamento osteopatico viscerale può essere responsabile di un disguido meccanico del bacino e di una pubalgia.

Per adattamento osteopatico viscerale, ricordiamo per inciso, non si intende una patologia viscerale.

Il viscere non presenta patologie e funziona perfettamente, semplicemente presenta restrizioni nella propria mobilità.

Ciascun viscere presenta una mobilità intrinseca, scivola sulle parti circostanti e ha una certa libertà di movimento per adattarsi alla situazione dinamica del distretto anatomico in cui ha sede.

In alcuni casi questa libertà di movimento viene limitata da disfunzioni osteopatiche per cui attorno al viscere si crea un nodo di tensione che si riflette sulle articolazioni e sui muscoli circostanti.

Il viscere continua a lavorare bene ma la zona al contorno risulta più rigida, meno mobile.

A livello pubico il viscere coinvolto con maggiore frequenza è la vescica cui segue, più raramente, il rene.

Quando si verificano queste situazioni il bacino subisce restrizioni dinamiche che ne limitano la mobilità e questo si riflette, in qualche caso, a livello pubico.

Alcune pubalgie pertanto hanno una base viscerale.

In questi casi è necessario intervenire sul viscere con tecniche esterne, soft, a rischio zero ed estremamente piacevoli.

Adattamenti osteopatici della colonna vertebrale

Gli adattamenti somatici del rachide possono scompensare il bacino in maniera abbastanza diretta.

Rotazioni vertebrali, come contratture della muscolatura paravertebrale, contratture dei muscoli psoas o dei pilastri del diaframma possono riflettersi sulla dinamica dell'osso sacro e delle ali iliache creando scompensi dinamici a livello pubico.

Per la verità le disfunzioni primarie del rachide capaci di riflettersi sulle branche pubiche non sono molto frequenti.

Tuttavia si tratta di possibilità reali per cui la dinamica della colonna vertebrale deve essere indagata in caso di pubalgia.

In questi casi non è detto che il Paziente riferisca mal di schiena o dolori dorsali.

Ricordiamo che le disfunzioni osteopatiche non sono dolorose in sé, non identificano punti trigger né sono riconducibili in maniera diretta a sintomatologie locali.

Una disfunzione localizzata in un punto può dare sintomi in un altro, anzi per la verità è quello che succede nella maggioranza dei casi.

Le disfunzioni primarie del rachide sono individuate facilmente dai test osteopatici e corrette di conseguenza con tecniche soft, non invasive e a rischio zero.

Casi reali

Riferiamo il caso di un giovane calciatore dilettante che lamentava una pubalgia da diversi mesi.

La pubalgia era presente sul lato destro e si manifestava soprattutto dopo l'allenamento, a volte il giorno dopo.

Vale a dire durante l'attività non vi erano quasi manifestazioni dolorose, per quanto in realtà il Paziente riferisse di sentirsi legato e poco elastico.

La pubalgia insorgeva soprattutto a riposo nel periodo successivo all'allenamento o alla partita, in particolare il giorno dopo, con un dolore particolarmente acuto e a tratti invalidante.

Il Paziente, come spesso accade in questi casi, si era già sottoposto a trattamenti di fisioterapia, ad applicazioni di tecarterapia e laserterapia e aveva addirittura subito un'infiltrazione cortisonica in zona sinfisaria.

Inoltre, frequentemente, è stato costretto ad assumere farmaci antidolorifici.

Nel corso dei mesi il sintomo ha avuto una tendenza altalenante, riducendosi a tratti per poi ricomparire, senza mai risolversi del tutto.

Questo Paziente è arrivato all'Osteopatia su consiglio di un compagno di squadra già Paziente dello Studio.

Riassumendo per sommi capi, in seguito al trattamento osteopatico il problema è stato risolto in meno di due mesi per non più ripresentarsi successivamente: rivisto dopo più di un anno per motivi diversi il Paziente ha riferito di non avere più sofferto di pubalgia.

Nel caso del Paziente in questione lo schema funzionale era organizzato a partire dall'alto, dalla base del cranio.

Inoltre vi era un interessamento del fegato che presentava una disfunzione di bascula posteriore.

La disfunzione del fegato era particolarmente incisiva in questo caso poiché creava una limitazione a livello del diaframma con ripercussioni funzionali verso il basso.

Questo tipo di disfunzione non è così frequente ma il suo mancato trattamento impedisce di arrivare ad una soluzione stabile della pubalgia.

Per inciso, ad una più accurata indagine anamnestica, il Paziente ha riferito di essere stato vittima di un tamponamento automobilistico circa un mese prima delle prime manifestazioni della pubalgia.

Questo avvenimento, con tutta la probabilità, spiega la presenza di una disfunzione osteopatica a livello del fegato.

Le disfunzioni del fegato infatti hanno spesso un'origine traumatica (per esempio colpi di frusta), essendo il fagato un organo pesante e con una massa inerziale importante.

In questo caso la pubalgia è stata risolta in circa 3 o 4 sedute svolte in qualche settimana.

Il quadro funzionale in realtà è stato risolto in un tempo anche minore ma la sintomatologia, essendo piuttosto acuta, ha necessitato di un tempo maggiore per regredire completamente.

Questo caso illustra in maniera abbastanza esemplificativa la modalità del trattamento osteopatico della pubalgia.

Normalmente i tempi di recupero da una pubalgia non sono brevissimi poiché le infiammazioni entesitiche dei tratti inserzionali hanno tempi di risoluzione non immediati.

In ogni caso il riequilibrio osteopatico dei sistemi osteo articolare e muscolo fasciale garantisce risultati al cento per cento e soprattutto di grande stabilità sul lungo periodo.

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