Arterite di Horton
Osteopatia Genova

Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta i Pazienti affetti da arterite di Horton.

L'arterite di Horton è una patologia medica di competenza interdisciplinare, prevalentemente reumatologica, angiologica e neurologica, ma in questi casi, oltre alla patologia di base, possono essere presenti disfunzioni osteopatiche a livello dell’estremità cefalica.

Tali disfunzioni possono provocare sintomi accessori che si sommano a quelli dell’arterite di Horton provocando quidni un aggravamento della percezione del dolore e del disagio globale del Paziente.

Il trattamento osteopatico non è finalizzato a trattare l’arterite di Horton ma, agendo sugli aspetti funzionali, permette di migliorare la qualità di vita del Paziente.

L’intervento osteopatico può essere effettuato fuori dalla fase acuta della malattia e in ogni caso attraverso manovre lievi e delicate.

Cenni anatomici

Le arterie sono organi cavi, dalla forma tubolare, e hanno il compito di trasferire il sangue dal cuore alla periferia del corpo.

Le arterie sono costituite da tre strati.

Tonaca avventizia

La tonaca avventizia rappresenta lo strato esterno, è costituita da tessuto connettivo fibroso ricco di fibre collagene ed è molto resistente.

La tonaca avventizia delle grosse arterie presenta anche vasi nutritizi denominati vasa vasorum che portano sangue alla stessa parete arteriosa.

Tonaca muscolare

La tonaca muscolare costituisce lo strato intermedio ed è costituita da tessuto muscolare liscio.

Lo strato di muscolatura liscia è innervato da fibre ortosimpatiche la cui stimolazione provoca una contrazione del muscolo e quindi una riduzione del calibro dell'arteria.

La dilatazione dell'arteria è data semplicemente dalla cessazione dello stimolo ortosimpatico a cui segue un rilascio muscolare.

Tonaca intima

La tonaca intima rappresenta lo strato interno dell'arteria ed è costituita da tre strati:

Mentre le arterie sono costituite da tutti e tre gli strati, i capillari sono costituiti solo dalla tonaca intima.

L'arteria temporale superficiale

A partire dalla base del collo origina l'arteria carotide esterna che si dirige verso l'alto passando davanti all'orecchio e, a partire dall'orecchio, si divide nei suoi rami terminali, il più superficiale dei quali è l’arteria temporale superficiale.

Durante il suo percorso, l’arteria temporale superficiale rilascia alcuni rami collaterali, tra cui l’arteria trasversa della faccia, la temporale media e i rami auricolari anteriori, per poi dividersi definitivamente nei suoi rami terminali, frontale e parietale.

Questi ultimi due, in particolare, risalgono lungo il cranio per irrorare la tempia e la parte laterale della testa.

Cosa è l'arterite di Horton

L'arterite di Horton o arterite a cellule giganti è una particolare tipologia di vasculite.

La vasculite è una patologia infiammatoria che, in generale, colpisce sia le arterie che le vene ma l'arterite di Horton, nello specifico, colpisce l'arteria temporale superficiale: per questo motivo l'arterite di Horton è denominata anche arterite temporale.

L'arterite temporale solitamente insorge in tarda età (60 – 70 anni), predilige il sesso femminile e presenta un'incidenza maggiore nei paesi del Nord Europa.

Soprattutto sembra essere collegata alla polimialgia reumatica, un'infiammazione muscolare diffusa.

Segni e sintomi

L'arterite di Horton presenta una serie di sintomi tipici piuttosto particolari poiché non riguardano solo l'arteria temporale superficiale ma si estendono a settori e funzioni apparentemente scollegati ad essa.

I principali sintomi riferiti sono:

Complicanze

Come sopra esposto, l'arterite di Horton è essenzialmente una vasculite, cioè una patologia dei vasi, in particolare dei vasi arteriosi.

Questo significa che, pur interessando in maniera più vistosa l'arteria temporale superficiale, ha comunque ripercussioni su tutte le arterie di medio e grosso calibro.

Per questo motivo, se non trattata, può causare una ischemia da occlusione infiammatoria o un indebolimento strutturale della parete a danno non solo dell'arteria temporale superficiale ma anche di altri importanti vasi provocando serie complicanze fra cui:

Sintomi associati

Molto frequentemente (in circa il 50% dei casi), l"arterite di Horton si manifesta in stretta associazione con la polimialgia reumatica.

Questa concomitanza clinica spiega la presenza di sintomi dolorosi che si estendono alla regione cervico-craniale e ai cingoli articolari, quali:

Cause

L’arterite di Horton ha tuttora una causa sconosciuta.

La comunità scientifica concorda sul fatto che si tratti di una malattia autoimmune e autoinfiammatoria multisistemica.

In questa condizione, per ragioni ancora non del tutto chiare, il sistema immunitario del Paziente si attiva in modo anomalo e attacca erroneamente le pareti interne delle arterie di medio e grosso calibro, specialmente quelle della testa e del collo, provocando una violenta infiammazione granulomatosa che restringe il passaggio del sangue.

Diagnosi

La diagnosi dell'arterite di Horton rappresenta un prassi prevalentemente di competenza reumatologica, per quanto il Reumatologo possa richiedere approfondimenti angiologici o neurologici.

La valutazione clinica è sempre accompagnata da una batteria di accertamenti specialistici basati su esami di laboratorio ed esami strumentali fra cui:

Terapia

La terapia per l'arterite di Horton è basata sulla somministrazione di farmaci cortisonici.

Oltre a questo sono sempre forniti consigli alimentari e suggeriti miglioramenti dello stile di vita finalizzati non tanto a curare la vasculite in sé, quanto a contrastare i pesanti effetti collaterali della terapia cortisonica a lungo termine.

Trattamento osteopatico dell'arterite di Horton

Il trattamento osteopatico non è finalizzato a curare l'arterite di Horton, essendo tale patologia una vasculite, quanto piuttosto a ridurne i sintomi, in particolare a ridurre le fitte dolorose in zona temporale.

Inoltre le tecniche osteopatiche permettono di ridurre le sintomatologie collaterali eventualmente presenti come:

L'intervento osteopatico è soprattutto basato sulla distensione dell'aponeurosi epicranica e in particolare della fascia temporale sopra a cui transita l'arteria temporale superficiale.

Inoltre il trattamento osteopatico interessa anche il tratto cervicale che presenta connessioni con la mandibola e la zona temporale.

Vediamo nel dettaglio come si sviluppa un intervento osteopatico in caso di arterite di Horton.

Adattamenti osteopatici cranio-sacrali

Il trattamento del sistema cranio sacrale assume una valore fondante in caso di arterite temporale poiché le tensioni della volta del cranio hanno spesso un ruolo importante nel processo di esacerbazione dei sintomi parieto-temporali.

Le tensioni craniali dipendono non solo dalla restrizione di mobilità di alcune suture craniche (articolazioni fra un osso cranico e l'altro) ma anche da un irrigidimento della fascia temporale che riveste esternamente il cranio.

L'arteria temporale transita sopra la fascia temporale per cui una tensione di questa struttura porta a un aggravamento della percezione del dolore temporale.

Le tecniche osteopatiche, attraverso manovre lievi e indolori, permettono non solo di liberare le suture ma soprattutto di distendere la fascia temporale e la fascia epicranica in generale.

Questo tipo di intervento restituisce spesso sollievo alla zona temporale poiché la fascia epicranica è molto innervata per cui, quando si trova sotto tensione, risulta rigida e dolente.

Oltre a questo è necessario considerare che gli adattamenti dell'osso temporale si ripercuotono sui muscoli ioidei e sul muscolo digastrico, in stretto rapporto con il transito profondo dell’arteria carotide esterna.

Per questi motivi il lavoro osteopatico sul cranio presenta un interesse importante in caso di arterite di Horton.

Adattamenti osteopatici dell'ATM

L'articolazione temporo-mandibolare (ATM) è il giunto articolare che collega il cranio alla mandibola e si trova approssimativamente davanti all'orecchio.

L'ATM e i muscoli masticatori, cioè i muscoli che sovrintendono l'apertura e la chiusura della bocca, sono mantenuti adesi al cranio dalle fasce epicraniche e soprattutto dalla fascia temporale sopra a cui si trova l’arteria temporale superficiale.

In questo modo, attraverso il sistema delle fasce epicraniche, le tensioni meccaniche che originano dall'apparato masticatore si trasmettono ai vasi superficiali.

Per questo motivo, in caso di arterite di Horton, è importante garantire la buona funzionalità dell'ATM e dei muscoli masticatori.

L'ATM può innanzitutto presentare adattamenti osteopatici intrinseci, cioè la sua mobilità può essere limitata da tensioni capsulo-legamentose.

Ma soprattutto è necessario valutare lo stato tonico dei muscoli masticatori che spesso si trovano contratti e dolenti.

I muscoli maggiormente coinvolti sono il muscolo temporale e il muscolo massetere, localizzati esternamente, ma anche le tensioni dei muscoli pterigoidei e del muscolo digastrico (che apre la bocca) hanno spesso un ruolo importante negli adattamenti dell'ATM.

Adattamenti osteopatici della zona ioidea

La zona ioidea rappresenta la parte anteriore del collo.

Questa zona è occupata da un sistema di otto muscoli, i muscoli ioidei, che fanno tutti capo all'osso ioide, un piccolo osso localizzato alla base del collo subito sopra al pomo d'Adamo, e che si dividono in due gruppi: i muscoli sopraioidei e i muscoli sottoioidei, rispettivamente quattro e quattro.

Il gruppo direttamente coinvolto nelle perturbazioni della carotide esterna è quello dei muscoli sopraioidei poiché in mezzo ad alcuni di essi transita appunto l'arteria carotide esterna che, a livello dell’orecchio, termina dividendosi in arteria temporale superficiale e arteria mascellare.

L'arteria carotide esterna sinistra
L'arteria carotide esterna sinistra
L. Testut - A. Latarjet, Anatomia Umana - Vol. II
UTET, pag.711

Nello specifico, come è possibile notare dall'immagine, l'arteria carotide esterna (25) transita sotto ai muscoli digastrico (19) e stiloioideo (2, 5) e sopra al muscolo stiloglosso (9) per poi diventare arteria temporale superficiale (13).

I muscoli digastrico e stiloioideo originano dall'osso temporale (16) e si inseriscono sull'osso ioide (1), un piccolo osso localizzato fra collo e mandibola.

Allo scopo di eliminare le tensioni su questo gruppo di muscoli e quindi sull'arteria carotide esterna, è necessario agire sull'osso temporale (vedi prima), sui muscoli sopraioidei direttamente interessati e su tutti gli altri muscoli ioidei.

In altri termini tutta la zona ioidea, che va da sotto alla mandibola fino allo sterno e alle clavicole, deve essere oggetto di revisione e trattamento.

Adattamenti osteopatici cervicali

Oltre all'ATM e alla zona ioidea è necessario revisionare anche il tratto cervicale in generale.

Un ruolo importante riveste innanzitutto il muscolo sternocleidomastoideo (SCOM) che origina dalla zona temporale e occipitale e si inserisce alla base del collo, a livello dello sterno e della clavicola.

Questo importante muscolo, che si trova lateralmente al collo, copre l'arteria carotide per cui le sue tensioni possono riflettersi su di essa.

Anche i muscoli scaleni, laterali alle vertebre cervicali, sono in stretti rapporti con il plesso brachiale e con l’arteria succlavia per cui devono essere revisionati.

Un elemento importante è rappresentato inoltre dalla fascia cervicale media, tesa fra i due muscoli omoioidei, che collega le strutture anteriori del collo al cingolo scapolare.

Anche i muscoli posteriori del collo, come il muscolo trapezio e i muscoli delle docce vertebrali, possono creare tensioni in grado di ripercuotersi sugli elementi anteriori: irrigidendo infatti la zona posteriore, la zona anteriore dovrà adattarsi di conseguenza.

Infine deve essere garantita la piena libertà delle vertebre cervicali le quali talvolta presentano restrizioni di mobilità condizionando gli altri elementi del tratto cervicale.

Adattamenti osteopatici del cingolo scapolare

Il cingolo scapolare è la struttura osteo-articolare costituita dall'insieme di scapole e clavicole, che connette il tronco agli arti superiori.

Le scapole e le clavicole offrono inserzione a importanti muscoli del tratto cervicale per cui gli squilibri del cingolo scapolare sono in grado di dare origine a tensioni cervico-craniali.

Il cingolo presenta innanzitutto connessioni muscolari dirette col cranio, rappresentate dal muscoli trapezio e sternocleidomastoideo oltre che dai muscoli ioidei, come già illustrato.

Inoltre il cingolo scapolare offre inserzione alle fasce cervicali media e superficiale che presentano rapporti intimi, soprattutto la media, con l'arteria carotide esterna.

Il cingolo scapolare può a sua volta ricevere tensioni dal torace e soprattutto dall'arto superiore per cui questi settori devono essere revisionati.

In alcuni casi, per esempio, uno squilibrio della gabbia toracica può, attraverso i muscoli pettorali e la clavicola, raggiungere lo SCOM e la zona temporale in maniera tutto sommato molto diretta.

L'esempio precedente illustra come l'arterite di Horton possa essere accompagnata da un quadro adattativo non esclusivamente craniale ma sistemico.

Per questo motivo, da un punto di vista funzionale, l'intervento osteopatico deve essere esteso almeno fino al torace e all'arto superiore.

Casi reali

Si riporta il caso clinico di un Paziente di 77 anni con diagnosi di arterite di Horton formulata da circa tre mesi.

Il Paziente riferiva di aver sofferto in passato di cervicalgia e cefalee episodiche, ma negli ultimi mesi il dolore si era localizzato stabilmente sulla tempia destra, manifestandosi in forma di cefalea sorda, continua e particolarmente intensa, accompagnata da una forte ipersensibilità del cuoio capelluto al tatto.

A seguito della comparsa dei sintomi, il Medico di Medicina Generale aveva indirizzato il Paziente verso una valutazione specialistica angiologica e reumatologica.

In seguito agli accertamenti mirati (tra cui gli indici di flogosi elevati ed ecocolordoppler), era stata formulata la diagnosi di arterite di Horton ed era stato tempestivamente avviato il protocollo farmacologico d’elezione a base di corticosteroidi ad alto dosaggio, associato a presidi sintomatici per il controllo del dolore residuo.

A distanza di oltre un mese dall’inizio della terapia steroidea, l’infiammazione vascolare sistemica risultava clinicamente sotto controllo, ma il Paziente continuava a lamentare una cefalea temporale destra persistente e una marcata rigidità cervicale, che rispondevano solo parzialmente ai farmaci.

Nel tentativo di trovare sollievo da questa componente dolorosa residua, il Paziente si era inizialmente rivolto all’agopuntura, ottenendo benefici parziali e temporanei.

L’approccio osteopatico è avvenuto a circa due mesi dalla diagnosi medica, durante la fase di stabilizzazione della malattia (fuori dalla fase acuta) e d’accordo con il quadro clinico generale.

All’esame obiettivo osteopatico, la situazione funzionale mostrava severe tensioni cranio-cervicali localizzate sul lato destro, estese dalla clavicola e dal muscolo sternocleidomastoideo fino all’osso parietale.

Si evidenziava inoltre una netta restrizione di mobilità della base del cranio, con una sensibile riduzione della dinamica espansiva cranica sul medesimo lato e un forte irrigidimento della fascia temporale.

Il trattamento osteopatico, eseguito esclusivamente con manovre manuali lievi, decontratturanti e indirette sulla componente miofasciale e suturale, ha favorito una progressiva normalizzazione delle tensioni periferiche.

Questo intervento ha portato a un’importante regressione del quadro sintomatico accessorio: la cefalea muscolo-tensiva è sensibilmente diminuita, il dolore gravativo sulla tempia destra si è fortemente ridotto e il Paziente ha riscontrato un netto incremento della mobilità del collo associato alla scomparsa della cervicalgia.

Il ciclo terapeutico, sviluppato in tre sedute nell’arco di un mese, ha permesso di stabilizzare il miglioramento del benessere globale del Paziente.

Questo caso clinico evidenzia come l’arterite di Horton, in quanto vasculite autoimmune, richieda tassativamente una gestione medica specialistica e farmacologica e non possa in alcun modo essere curata dall’Osteopatia.

Tuttavia, dimostra anche come il trattamento manipolativo osteopatico, agendo sulle disfunzioni strutturali e fasciali secondarie, si qualifichi come un eccellente e sicuro rimedio di supporto e integrazione al protocollo medico, contribuendo a migliorare la qualità di vita del Paziente in maniera significativa.

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