Chiedilo all'Osteopata

Osteopatia Genova

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Dall'Osteopata ci si spoglia?

17/05/2018 - Antonietta, 52 anni, casalinga

Salve sono una casalinga di 52 anni e avrei bisogno di un trattamento osteopatico per la schiena. Solo non mi va di spogliarmi totalmente, non che abbia vergogna ma la cosa mi imbarazza un po'... Volevo chiedere se per caso è possibile fare anche trattamenti da vestita o senza spogliarsi troppo. Grazie.

Gent. Paziente, come immagino saprà l'Osteopatia è una terapia manuale. Questo significa che l'Osteopata, per lavorare, deve necessariamente entrare in contatto fisico con il Paziente e quindi la presenza di troppi indumenti normalmente non aiuta.
Inoltre, allo scopo di fare trattamenti efficaci, è necessario esplorare il corpo a trecentosessanta gradi: vale a dire che anche se ho male al collo, devo comunque controllare tutta la colonna e gli arti inferiori se voglio fare trattamenti realmente utili.
Non è possibile esplorare solo il segmento dolente: l'indagine globale è proprio ciò che distingue l'Osteopatia dalla maggior parte delle altre metodiche manuali ed è anche ciò che la rende così efficace nella risoluzione dei problemi.
Rinunciare a questa impostazione significa rinunciare a risolvere il problema.
Detto questo va comunque precisato che per un trattamento osteopatico non è necessario essere completamente spogliati: la biancheria intima resta ovviamente sempre indosso e capi di abbigliamento come canottiere o magliette leggere non creano problemi.
Anche leggings leggeri o collant non sono veri ostacoli in quanto, essendo molto aderenti, non impediscono di percepire lo stato funzionale delle fasce muscolari e il livello di contrattura dei muscoli.
Solo in qualche caso, per esempio trattando il pavimento pelvico, si rende necessario scoprire un po' di più il bacino, ma comunque sempre mantenendo indosso la biancheria intima!
Certamente più il Paziente è ispezionabile, più agevole sarà il lavoro dell'Osteopata, ma in ogni caso, un compromesso sensato, ragionevolmente, si trova sempre.
Infine il senso di timidezza o di imbarazzo è anche molto legato al tipo di rapporto tra Paziente e Osteopata: un professionista serio, preparato e competente non mette mai in imbarazzo un Paziente ma al contrario lo fa sentire a proprio agio, spiegando accuratamente ciò che è necessario fare e chiedendo sempre il permesso al Paziente prima di agire.
Personalmente, seguendo questo tipo di impostazione metodica, non ho mai avuto problemi di imbarazzo, soprattuto da parte del pubblico femminile, particolarmente esposto a questo tipo di sensibilità.

Ergonomia, postura e Osteopatia

07/04/2018 - Sara, 29 anni, segretaria

Salve ho 29 anni, faccio la segretaria e soffro di mal di schiena cronico. Avverto il dolore soprattutto nella parte bassa quando sto tanto seduta. Forse sto seduta male: può darmi qualche consiglio di tipo ergonomico o posturale? Grazie.

Gent. Paziente, certamente il mantenimento della posizione seduta per tanto tempo non è un atteggiamento né fisiologico né naturale.
Inoltre è vero che in molti uffici le postazioni di lavoro non sono affatto ergonomiche e non favoriscono il corretto mantenimento della postura seduta. Senza contare la presenza di eventuali condizionatori, spifferi e correnti d'aria che non contribuiscono certo al benessere.
Per cui spesso ci si trova costretti a mantenere forzatamente una postura seduta per ore in situazioni non ottimali.
Come fare per migliorare la situazione?
Il vero problema è che quando si verificano situazioni di questo tipo, cioè lombalgie o cervicalgie croniche, molto spesso il problema è che la nostra stessa struttura muscolo scheletrica è in difficoltà, e questo a prescindere dalla postazione di lavoro o dalla nostra postura.
La riprova di ciò è che, nella media statistica, cambiare sedie, aggiungere cuscini o spostare il monitor spesso e volentieri, di per sé, serve a poco.
Nel senso che è certamente utile migliorare le condizioni al contorno ma è anche vero che, se il problema di base parte da un blocco della zona lombare o di qualche sezione della colonna vertebrale, allora, nell'ottica di apportare un vero benessere alla persona, bisogna agire con tecniche specifiche per rimuovere questo genere di restrizioni.
Per quanto riguarda la postura vale lo stesso discorso: molto spesso l'idea è che stando nella "posizione giusta", i dolori passeranno.
In realtà la postura è sempre la conseguenza delle disfunzioni, non la causa.
Un esempio per tutti sono le posture antalgiche: se "sto storto" per non sentire male allora la soluzione non è auto impormi di stare dritto nella speranza che mi passi il male, ma se mai eliminare il dolore in modo da riuscire spontaneamente a stare dritto.
In generale la postura errata è il risultato di una situazione compromessa, non ne è la causa: quindi pensare di risolvere il problema partendo da correzioni di tipo ergonomico o posturale rappresenta un errore.
Bisogna necessariamente partire dall'assetto meccanico dello scheletro e delle articolazioni.
Quindi, per rispondere alla sua domanda, in caso di lombalgia la soluzione va cercata proprio nel riequilibrio dinamico dello scheletro e dei sistemi articolare e muscolo fasciale.
Miglioramenti ergonomici e/o posturali possono essere utili ma non certo sufficienti.
Questo è facilmente constatabile verificando il fatto che variazioni ergonomiche o ginnastiche posturali hanno un'efficacia relativa; possono costituire forse un rimedio palliativo in determinate occasioni ma non rappresentano realmente una soluzione, come avrete potuto constatare.
Questo perché, fintanto che è in atto una compromissione di tipo funzionale a livello del rachide o del bacino, non si sta mai bene, né da seduti, né da in piedi, né muovendosi, né stando fermi.
Ognuno di noi certamente esprime il proprio disagio in maniera soggettiva (c'è chi sta meglio seduto e chi sta meglio in piedi) e ognuno di noi trova le proprie strategie personali per soffrire un po' meno; ma, in generale, finché non si interviene sull'assetto dinamico dello scheletro, non si giunge mai a una reale soluzione.
In questi casi pertanto è assolutamente necessaria una revisione di tipo osteopatico a tutto il sistema.
Bisogna valutare il corretto assetto dinamico del bacino, della colonna vertebrale e delle grandi articolazioni; bisogna ammorbidire ed elasticizzare il sistema fasciale e verificare il corretto funzionamento dei sistemi dinamici.
L'intervento osteopatico pertanto, lavorando in questo senso, è verosimilmente molto più efficace rispetto a posizionare un cuscino dietro la schiena o a fare qualche allungamento nella pausa caffè!

Come posso evitare i movimenti sbagliati?

01/03/2018 - Paolo, 39 anni, impiegato

Buonasera sono un impiegato di 39 anni e mi blocco continuamente con la schiena. Di solito sto abbastanza bene ma basta un movimento sbagliato a procurarmi dolori fortissimi in fondo alla schiena per due giorni. Visto che il tutto si scatena in seguito a particolari movimenti, ormai sto sempre attento a come mi muovo ma non sempre riesco a evitare queste fitte. Come posso risolvere questa situazione? Devo evitare i movimenti sbagliati a vita?

Gent. Paziente non esistono movimenti "sbagliati".
Tutti i movimenti concessi dalla normale fisiologia articolare sono assolutamente leciti e devono poter essere svolti senza problemi, compresi i movimenti apparentemente più strani.
Quando una persona ha continuamente problemi di questo tipo non significa che fa continuamente movimenti sbagliati ma significa che l'assetto dinamico della propria struttura scheletrica è completamente fuori dalla fisiologia.
Con tutta probabilità lei, nel corso degli anni, ha accumulato una serie di restrizioni di mobilità a livello della colonna vertebrale e del bacino ed è semplicemente arrivato al punto in cui non riesce più a trovare forme di compenso a queste limitazioni.
Quando il vaso è pieno basta una goccia a farlo traboccare: come dice lei, basta un semplice movimento per scatenare un problema.
In questi casi la soluzione non è "fare i movimenti giusti", ma è restituire la corretta dinamica alla colonna vertebrale e a tutto l'apparato locomotore in modo tale da tornare a essere liberi di fare qualsiasi movimento senza problemi.
Del resto in questi casi non si sta mai bene, neanche quando si è fuori dalla fase acuta.
I Pazienti in questa situazione, anche quando non fanno movimenti sbagliati, in realtà sentono che il problema è sempre lì, dietro l'angolo, pronto a scatenarsi in qualsiasi momento e vivono in uno stato di perenne rigidità e stress mentale.
Pertanto in questi casi è necessario fare una revisione completa dell'assetto dinamico di tutto il sistema osteo articolare e mio fasciale e liberare le strutture riposizionandole sui propri assi di mobilità.
Normalmente dopo interventi di questo tipo si assiste a miglioramenti notevoli della qualità del movimento e della qualità di vita di una persona, soprattutto in considerazione del fatto che le correzioni osteopatiche permangono nel tempo e vengono mantenute sul lungo periodo.

Male alla spalla... non so più cosa fare!

30/01/2018 - Riccardo, 38 anni, idraulico

Sono un idraulico di 38 anni e ho un dolore da ormai diversi mesi alla spalla destra. Finalmente mi sono deciso a fare qualcosa perché ormai il dolore è diventato insopportabile e non dormo neanche di notte. Ho fatto una serie di visite specialistiche presso un fisiatra, un ortopedico e un reumatologo. Alla fine mi è stata diagnosticata una periartrite e mi sono stati prescritti antinfiammatori, fisioterapia, onde d'urto e infiltrazioni; mi è stato anche detto che ci sarebbe la possibilità di intervenire chirurgicamente. A parte l'intervento ho fatto tutto ma il risultato è zero. Secondo lei ho ancora qualche speranza o devo operarmi?

Gent Paziente, purtroppo non ho elementi a sufficienza per formulare un parere sulla sua situazione personale.
Per quello che è possibile osservare, da un punto di vista statistico si può solo dire che i problemi della spalla hanno quasi tutti una base meccanica. Se si escludono patologie non funzionali (tumori, malattie reumatiche, gravi degenerazioni tissutali, anomalie genetiche o malattie gravi) i problemi della spalla hanno quasi sempre alla base un disallineamento di tipo dinamico.
In altri termini se le parti non sono danneggiate in maniera irreparabile, molto probabilmente si stanno muovendo male o sono soggette a tensioni interne importanti. Queste eventualità si riscontrano con estrema frequenza per quanto riguarda l'arto superiore (e non solo).
In parole più semplici le parti sono intere (o quasi) ma si muovono male, sono sogette a restrizioni di mobilità e a tensioni anomale che le mettono in difficoltà sia durante i movimenti che a riposo.
Questo tipo di problema non emerge da esami diagnostici standard, neanche da esami molto approfonditi come può essere una risonanza magnetica. Il motivo è che un'alterazione dinamica, come una tensione meccanica, non è "visibile" attraverso un'immagine ferma, anche se molto dettagliata; un difetto di mobilità non può essere percepito da una fotografia, anche se ben fatta.
In questi casi è necessario servirsi di altri strumenti di indagine, capaci di ispezionare la qualità del movimento, capaci di percepire le forze anomale che stanno perturbando una struttura. E, naturalmente, bisogna anche avere a disposizione tecniche in grado di risolvere problemi del genere.
L'Osteopatia dispone di tutto questo: di test e tecniche in grado di evidenziare e correggere alterazioni di tipo dinamico. Volendo risolvere il problema in maniera efficace, una valutazione funzionale di tipo osteopatico deve essere assolutamente effettuata nel caso di un problema alla spalla: l'esperienza dimostra che quasi tutti i problemi alla spalla sono di origine meccanica e, lavorando in questa direzione, la percentuale di successo è statisticamente altissima.
Provi a fare un tentativo! In qualche studio di Osteopatia, come anche il nostro, le consultazioni preliminari sono a COSTO ZERO e, se il problema non dovesse essere osteopatico, non perde neanche i soldi della prima seduta. Spero di avere risposto alla sua domanda e soprattutto di averle dato uno spunto di riflessione in più.

Mal di schiena e sovrappeso

21/12/2017 - Carla, 50 anni, impiegata

Buongiorno, il peso c'entra qualcosa con il mal di schiena? Io sono in sovrappeso da anni e ho sempre la schiena a pezzi; mi hanno detto che il problema è il peso ma io non non riesco a dimagrire. Secondo lei ho speranze? Grazie.

Gent. Paziente, certamente un eccesso ponderale non favorisce mai la salute, tutti conosciamo i fattori di rischio legati al peso eccessivo e, al di là di questo, essere appesantiti dà comunque un senso di fastidio, disagio fisico.
Detto questo tuttavia siamo però costretti a constatare che il mal di schiena colpisce ahimé anche persone magre o comunque non eccessivamente appesantite, anzi la maggior parte delle consultazioni arriva proprio da persone assolutamente nei parametri da un punto di vista ponderale.
Alla luce di questa banale constatazione, quindi, l'eccesso di peso non sembrerebbe una causa determinante per lo scatenamento di problemi alla colonna lombare; certo, il peso non aiuta mai, ma l'esperienza dimostra che una dieta dimagrante, per quanto necessaria, non è sufficiente a risolvere un mal di schiena.
Per quanto è possibile osservare, le cause del mal di schiena sono quasi sempre di origine meccanica, derivano da adattamenti dinamici non fisiologici dello scheletro.
Certamente un eccesso ponderale può in qualche modo aggravare una situazione già compromessa; se ho una vertebra incastrata una situazione di sovrappeso andrà ad aggravare i sintomi: questo spiega come, in qualche caso, un dimagrimento importante possa portare benefici sintomatici.
Tuttavia, allo scopo di affrontare il problema alla radice, è necessario, in via prioritaria, riordinare l'assetto dinamico del rachide e dello scheletro attraverso un iter osteopatico o comunque un riequilibrio funzionale.
Quindi, per rispondere alla sua domanda, sì lei ha certamente speranze! Risolvere un mal di schiena non è un'impresa così impossibile! Dovrebbe però affrontare il problema per quello che è, andando alla radice: un controllo funzionale osteopatico del rachide è d'obbligo in questi casi.
Per quanto riguarda il peso possiamo solo concludere che il parametro ponderale deve essere certamente tenuto sotto controllo ma che, altrettanto certamente, non è causa primaria dei disagi del rachide, al limite concausa.

Protesi d'anca ma continua a far male

17/11/2017 - Antonio, 73 anni, pensionato

Buonasera ho fatto l'intervento di protesi d'anca un anno fa ma continuo ad avere male. Ho già fatto dei controlli ma a quanto pare è tutto a posto. Cosa posso fare?

Gent. Paziente, avendo subito un intervento di protesi d'anca la sua articolazione coxo femorale è stata sostituita con una articolazione artificiale.
Per questo motivo il "dolore all'anca" che lei ancora avverte non può dipendere dall'articolazione dell'anca in quanto, appunto, la sua anca è stata rimossa.
La protesi, essendo una parte estranea all'organismo, non può inviare impulsi dolorifici, in poche parole non può essere fonte di dolore.
Possono "fare male", e questo vale in generale, solo le parti del corpo innervate e dotate di recettori nocicettivi (dolorifici) quindi una protesi, essendo un elemento estraneo, non può far male in sé.
In realtà il dolore che viene riferito a livello dell'anca può dipendere da molti altri elementi presenti in quella sede che possono essere soggetti a problemi di varia natura.
Statisticamente, per quanto è possibile osservare, il "dolore all'anca" dipende da disfunzioni dinamiche del bacino; e questo vale nella maggior parte dei casi.
Affrontare il discorso da un punto di vista tecnico risulta naturalmente complicato in questa sede: si può solo dire che le disfunzioni sacro iliache e le alterazioni dinamiche dei muscoli extrarotatori dell'anca sono largamente responsabili della maggior parte dei dolori alle anche o che vengono percepiti a livello delle anche. Anche disfunzioni dinamiche a livello della vescica e più spesso del pavimento pelvico possono dare componenti restrittive a livello dell'anca.
Talvolta dolori anche molto intensi sono presenti in assenza di evidenze radiografiche significative; l'anca è integra ma fa male. Queste forze anomale tuttavia agiscono sull'anca e, nel corso del tempo, finiscono per rovinarla.
L'intervento di protesi d'anca va a sostituire l'articolazione ma non elimina tali disfunzioni che continuano a rimanere attive e continuano a procurare sintomi.
Casi come il suo non sono infrequenti: in realtà la sua anca è "nuova" ma tutto ciò che c'è intorno sta lavorando ancora male, in maniera afisiologica.
In questi casi il lavoro da fare è innanzitutto verificare lo stato di funzionamento dinamico del bacino e dell'anca e in secondo luogo correggere le disfunzioni quasi sicuramente ancora attive.
Una revisione osteopatica in questi casi è assolutamente consigliata; con tutta probabilità se fosse stata fatta con una decina d'anni di anticipo non si sarebbe arrivati neanche all'intervento.

Masticazione e problemi alla schiena

05/10/2017 - Filippo, 24 anni, studente

Salve ho 24 anni, sono uno studente in legge e soffro di mal di schiena da qualche anno. Da bambino ho avuto parecchi problemi con i denti, ho portato l'apparecchio e, ancora oggi, quando mastico sento un click mandibolare sul lato destro. Secondo lei il problema dei denti può essere collegato al mal di schiena?

Gent. Paziente, non è un mistero che le parti del nostro corpo siano tra esse collegate sia da un punto di vista anatomico sia da un punto di vista funzionale.
Un adattamento dinamico di una parte dell'organismo necessariamente coinvolge le parti limitrofe e, come in un sistema di ingranaggi, da lì in avanti tutto l'organismo nella sua globalità.
La funzionalità di rachide, anca, ginocchio, piede, spalla, collo e, naturalmente, ATM (masticazione/occlusione) sono strettamente interconnesse tanto che la disfunzione di una delle parti si riflette facilmente sulle altre.
Preferirei rispondere alla sua domanda dicendo che non tanto "il problema dei denti può essere connesso al mal di schiena" quanto piuttosto che il problema dei denti e il problema del mal di schiena possono essere entrambi espressioni di un medesimo quadro disfunzionale.
In altri termini la cosa più probabile, per lo meno la situazione che normalmente si riscontra, è che una disfunzione generale di tipo dinamico che coinvolge l'intero organismo si stia esprimendo sia a livello dell'occlusione sia a livello del rachide.
Come sia organizzato questo schema e come destrutturarlo e correggerlo dipende dalla particolare situazione per cui bisognerebbe controllare dal vivo.
In generale si può solo dire che casi come il suo non sono infrequenti e che normalmente sono facilmente correggibili in maniera stabile con un opportuno iter osteopatico.

L'ernia del disco rientra con l'Osteopatia?

09/09/2017 - Giada, 57 anni, impiegata

Buongiorno soffro di mal di schiena da anni, ho già fatto di tutto ma ho sempre male. All'ultimo controllo ortopedico, dopo aver fatto una risonanza magnetica, mi è stata diagnosticata un'ernia tra L5 e S1. Ho sentito dire che con l'Osteopatia è possibile farla rientrare, eseguendo delle particolari manovre. È vero? E inoltre: è doloroso? Grazie.

Gent. Paziente, l'ernia del disco e in generale i problemi del rachide vengono trattati con successo con l'Osteopatia, anzi il mal di schiena e l'ernia del disco in uno studio di Osteopatia costituiscono senz'altro la maggioranza delle consultazioni.
Tuttavia, da quanto posso intuire dalla sua domanda, esiste un po' di confusione riguardo la modalità di intervento.
In effetti, il suo peraltro è un dubbio ricorrente, molte persone hanno una raffigurazione mentale dell'ernia del disco leggermente falsata, forse a causa della diffusione di immagini eccessivamente semplificatorie create a scopo divulgativo o pubblicitario.
In poche parole molti pensano che l'ernia discale sia una sorta di palloncino che fuoriesce tra due vertebre; e che quindi, per farlo rientrare, sia sufficiente "schiacciarlo".
Inutile dire che la realtà dei fatti è molto lontana da questa semplice raffigurazione.
Non è possibile "far rientrare" l'ernia del disco, per lo meno con manovre dirette.
Quello che è possibile fare tuttavia è eliminare le cause che hanno portato alla formazione dell'ernia, lavorando a monte.
L'ernia del disco si forma a causa di compressioni meccaniche continue tra due corpi vertebrali; queste compressioni, nel corso delle settimane e dei mesi, provocano un graduale schiacciamento del disco privandolo dei fisiologici tempi di recupero e costringendolo ad un lavoro insostenibile.
Il risultato è che il disco, prima si schiaccia e poi, quando la porzione fibrosa cede, espelle parte del nucleo polposo verso l'ambiente esterno.
L'Osteopata interviene ripristinando la corretta dinamica a livello vertebrale, andando a eliminare quelle componenti meccaniche compressive responsabili della degenerazione del disco.
Una volta fatto questo il disco ritrova autonomamente il proprio equilibrio; naturalmente la possibilità di recupero dipende dal grado di danneggiamento che ha subito nel frattempo: se il danno è eccessivo non sempre è possibile un ritorno indietro del cento per cento.
Nella maggior parte dei casi tuttavia si assiste a processi di recupero significativi e a volte quasi sorprendenti.
Per concludere si può solo dire che in caso di ernia del disco prima si inizia un lavoro osteopatico, meglio è.
Inoltre nessuna manovra osteopatica è dolorosa o rischiosa.