La spalla

spalla osteopatia Genova

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Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta i problemi della spalla.

I problemi della spalla costituiscono un motivo di consultazione molto frequente in uno studio osteopatico.

Quasi tutte le patologie della spalla si sviluppano infatti a partire da disguidi meccanici delle articolazioni per cui l'Osteopatia costituisce un rimedio di prima scelta: la percentuale di successo è molto alta.

L'articolo è un po' lungo. Se non hai voglia di leggerlo tutto, vai direttamente alla sezione che ti interessa:

I seguenti problemi verranno invece trattati in sezioni apposite, in considerazione della loro particolarità

Anatomia della spalla

La spalla è l'articolazione più mobile del corpo umano.

Si tratta di un giunto articolare estremamente adattativo, in grado di permettere ampia possibilità di movimento all'arto superiore.

La spalla
L'articolazione scapolo-omerale
Kapandji - Fisiologia articolare
vol. I - Pag.45

Al tempo stesso la spalla garantisce anche grande stabilità all'arto superiore ed è in grado di sostenere sforzi molto importanti.

Pertanto, al tempo stesso, la spalla garantisce al braccio sia mobilità che stabilità.

Per soddisfare queste esigenze meccaniche la spalla presenta un'architettura del tutto particolare.

La grande ampiezza articolare è favorita da una struttura capsulo legamentosa piuttosto esigua: la spalla, proprio perché ha necessità di muoversi ampiamente, presenta un apparato articolare molto lasso. Se così non fosse i movimenti sarebbero più limitati, come avviene per esempio a livello dell'anca.

Tuttavia, per compensare questa debolezza capsulo legamentosa, la spalla presenta una struttura muscolare molto sviluppata.

Questo non tanto in termini di volume muscolare, quanto piuttosto in termini di organizzazione anatomica e neuromuscolare.

Vale a dire la spalla è sostenuta da un insieme di muscoli disposti e organizzati in maniera estremamente raffinata, che lavorano tra loro grazie a una perfetta coordinazione neuromuscolare e propriocettiva.

Da un punto di vista anatomico la spalla è costituita da ossa, articolazioni, muscoli e fasce.

In seguito elenchiamo le principali strutture cercando di dare una minima spiegazione, non è possibile entrare in dettagli troppo tecnici.

Ossa della spalla

La spalla è costituita da tre ossa: scapola, clavicola e omero. Scapola e clavicola, nel loro insieme, costituiscono il cosiddetto cingolo scapolare.

  • Scapola: la scapola è un osso piatto, di forma triangolare, situato posteriormente.
  • È appoggiata sul dorso, sul quale scivola traslando e ruotando di alcuni centimentri in tutte le direzioni.
  • Anteriormente si articola con la clavicola mentre lateralmente è articolata con l'omero, l'osso del braccio.
  • Le ossa della spalla
    Le ossa della spalla
  • La scapola offre inserzione a numerosi muscoli tra cui il gruppo della cuffia dei rotatori, il trapezio, il deltoide e molti altri.
  • Clavicola: la clavicola è un osso allungato dalla forma leggermente a S che si trova orizzontalmente subito sotto al collo.
  • Le due clavicole insieme, esternamente, sono visibili come un asse orizzontale localizzato sopra lo sterno e alla base del collo.
  • La clavicola parte dallo sterno e si dirige lateralmente verso la spalla dove si articola con la scapola.
  • La clavicola è molto più soggetta a traumatismi rispetto alla scapola e, anche da un punto di vista osteopatico, è spesso soggetta a disfunzioni.
  • Omero: l'omero è l'osso del braccio: si tratta di un osso lungo che parte dalla scapola e arriva al gomito, dove si articola con radio e ulna.
  • Sull'omero si inseriscono tutti i muscoli della spalla, intrinseci ed estrinseci, ad eccezione del muscolo bicipite brachiale.
  • Per questo motivo l'omero riveste un grande interesse nel trattamento dei problemi della spalla.
  • Da un punto di vista osteopatico viene sempre ispezionato con cura nelle sue varie parti allo scopo di ridurre le tensioni profonde dei mucoli e delle fasce che qui trovano inserzione.

Articolazioni della spalla

Le ossa della spalla si articolano tra loro e con il resto del corpo attraverso cinque articolazioni:

  • Sterno costo claveare: è l'articolazione tra il complesso sterno costale, che costituisce la base dell'articolazione, e la clavicola che vi si appoggia sopra. Questa articolazione ruota di circa 30° ed è limitata prevalentemente dalle contratture del muscolo succlavio, subito sotto.
  • Acromion claveare: è l'articolazione tra la scapola (l'acromion è un parte della scapola) e la clavicola. Questa articolazione si trova lateralmente, è piccola e ruota di circa 30°: ha una grande importanza nella dinamica della spalla.
  • Scapolo omerale: è l'articolazione tra omero e scapola ed è l'articolazione più mobile di tutta la spalla. La testa dell'omero, conformata a sfera, ruota nella glena omerale, una piccola conca sulla parte laterale della scapola. Inoltre la testa dell'omero è sovrastata dall'acromion, che le fa da tetto (si dice appunto tetto acromiale).
  • Scapolo toracica: non è una vera articolazione in senso anatomico ma si intende con questa espressione la superficie di scorrimento della scapola sul torace. La scapola è dotata di ampi movimenti in tutte le direzioni che talvolta possono andare incontro a limitazione e diventare elemento di restrizione per tutta la spalla.
  • Sotto deltoidea: non è un'articolazione in senso anatomico ma un piano di scorrimento laterale alla spalla situato sotto al muscolo deltoide. Questo piano di scorrimento è facilitato dalla presenza di una importante borsa sierosa (una piccolo sacchetto di liquido) detta borsa sotto acromio deltoidea (SAD).

Muscoli della spalla

I muscoli della spalla sono numerosissimi e non è possibile, in questa sede, approfondirne la spiegazione in maniera dettagliata.

Possiamo semplicemente affermare che nel loro complesso si suddividono in tre gruppi principali:

  • Muscoli propri della spalla: ricordiamo i muscoli della cuffia dei rotatori (tra cui il muscolo sopraspinato), il muscolo deltoide e il muscolo grande rotondo.
  • Muscoli toraco appendicolari: muscoli grande pettorale, piccolo pettorale, succlavio e dentato anteriore.
  • Muscoli del braccio: muscolo bicipite brachiale, coraco brachiale, tricipite brachiale.
I muscoli della spalla
I muscoli della spalla

Esistono poi muscoli e fasce situati nella periferia della spalla che hanno un'importanza analoga ma l'elenco diventerebbe troppo ampio.

Ognuno di questi muscoli ha un ruolo preciso nella dinamica della spalla e, quando subiscono adattamenti disfunzionali anche minimi, creano disagi funzionali importanti.

Segni e sintomi a livello della spalla

I due segni tipici che costringono il Paziente ad attivasrsi per cercare un rimedio sono tipicamente il dolore e la limitazione articolare.

Esistono poi moltissimi segni patognomonici specifici che spesso emergono da indagini di tipo strumentale.

Dolore alla spalla

Il sintomo principale è sempre il dolore.

Il dolore alla spalla può esprimersi secondo diverse modalità in base a diversi parametri, di cui sotto un elenco sommario.

Alcuni di questi parametri non sono esclusivi ma possono presentarsi contemporaneamente.

In base alla localizzazione il dolore alla spalla generalmente si manifesta:

Dolore alla spalla
  • Sulla parte anteriore della spalla
  • Sulla parte posteriore della scapola
  • Sulla parte laterale del braccio

In base alla modalità espressiva:

  • Dolore notturno
  • Dolore sotto sforzo
  • Dolore in determinate posizioni

In base alla frequenza:

  • Dolore occasionale
  • Dolore persistente

In base all'intensità:

  • Dolore molto intenso
  • Dolore sopportabile

Limitazione articolare

La limitazione della libertà articolare è un altro parametro importante che generalmente è associato al dolore.

Talvolta può presentarsi anche in assenza di dolore: il Paziente non presenta dolore ma non riesce a muovere la spalla.

La limitazione articolare può dipendere sia da cause di tipo strutturale che da cause di tipo funzionale.

Vale a dire che la spalla può essere limitata nei movimenti sia per il fatto che è danneggiata strutturalmente sia per il fatto che presenta disfunzioni di tipo meccanico.

Nella maggior parte dei casi sono presenti entrambi i problemi.

L'osteopatia è efficace sulla risoluzione delle disfunzioni meccaniche.

Tuttavia bisogna considerare che la maggior parte dei danni strutturali sono essi stessi conseguenza di disfunzioni di tipo meccanico.

Per cui, in caso di blocco articolare, l’intervento osteopatico è comunque sempre necessario.

La capsulite adesiva scapolo omerale o spalla congelata viene trattata in una sezione a parte.

Artrosi della spalla

Per capire cosa sia l'artrosi è necessario sapere che cosa è e come è conformata un'articolazione.

Un'articolazione è una giuntura fra due o più ossa.

Le ossa, nel punto in cui si toccano, presentano cartilagine articolare, una sostanza un po' più morbida dell'osso.

Nel caso di un giunto tra due ossa vi sono quindi due superfici articolari, una per ciascun osso, rivestite ciascuna da cartilagini articolari.

Un'articolazione
Un'articolazione

Le superfici articolari scorrono l'una sull'altra permettendo il movimento tra le due ossa.

Tra le due superfici articolari è presente liquido sinoviale, un lubrificante, e il tutto è racchiuso in una capsula che trattiene il liquido.

Esternamente vi sono poi legamenti di rinforzo.

Quando le cartilagini articolari vanno incontro a degenerazione si parla di artrosi: si definisce quindi artrosi l'assottigliamento e la degenerazione della cartilagine articolare di un'articolazione.

L'artrosi entro certi limiti è un processo fisiologico, dipende dall'età della persona, ma in alcune situazioni può subire accelerazioni importanti.

Al di là di malattie reumatiche, il fattore che maggiormente incide sullo sviluppo dell'artrosi è la disfunzione meccanica dell'articolazione.

In altri termini se l'articolazione si muove male, col tempo si usura.

A riprova di ciò è facilmente constatabile lo sviluppo di artosi anche in età giovanile dopo incidenti o traumi diretti su un'articolazione.

Nel caso della spalla l'articolazione che viene colpita maggiormente è l'articolazione scapolo omerale ma spesso si trovano segni di artrosi anche a livello dell'articolazione acromion claveare.

Un'articolazione con artrosi
Un'articolazione con artrosi

In questi casi è necessario ripristinare la corretta meccanica articolare dell'intera spalla.

I danni artrosici non sempre possono essere riparati, tuttavia correggendo la funzione dinamica della spalla si evita che l’artrosi peggiori.

Infatti, anche qualora venisse intrapresa una terapia per il ripristino delle cartilagini articolari, se l’articolazione continua a lavorare in maniera fisiologica il problema artrosico difficilmente potrà essere curato in maniera efficace.

Solitamente, in caso si artrosi, la cosa più utile è affiancare a una terapia orientata al ripristino dei tessuti articolari un intervento funzionale che vada a eliminare gli sfregamenti meccanici dell’articolazione.

Il trattamento osteopatico risolve il problema meccanico e pertanto è particolarmente indicato a questo scopo, anche in considerazione del fatto che è estremamente efficace contro il dolore.

Pertanto in caso di artrosi un intervento osteopatico è assolutamente prioritario.

Periartrite scapolo omerale

Periartrite scapolo omerale significa letteralmente infiammazione dei tessuti intorno all’articolazione scapolo omerale.

Il termine periartrite in realtà non è una definizione specifica, non dà indicazioni precise riguardo al problema in atto, indica semplicemente una generica presenza di infiammazione.

Solitamente si arriva ad una diagnosi di periartrite quando si riscontra dolore e rigidità articolare a livello della spalla.

Radiografia spalla

Possono essere presenti altri segni specifici come tendiniti, versamenti intra articolari, borsiti o altri segni di infiammazione.

Lo stato generale di infiammazione dell’articolazione scapolo omerale, nella maggior parte dei casi, dipende da disguidi meccanici del complesso articolare della spalla.

L'articolazione infatti non si infiamma senza un motivo e normalmente le cause vanno ricercate in ambito biodinamico.

In caso di periartrite scapolo omerale in effetti sono sempre presenti disfunzioni meccaniche a livello della spalla.

La presenza di attriti, sfregamenti e altre anomalie di tipo dinamico creano zone di sofferenza a livello sia dell'articolazione in sé che delle parti circostanti, come la capsula fibrosa, i legamenti e i tendini dei muscoli adiacenti.

Queste strutture, essendo in parte innervate, se sottoposte a stress meccanico e processi infiammatori inducono sensazioni dolorose intense.

Pertanto in caso di periartrite una revisione funzionale di tipo dinamico è assolutamente necessaria.

È perfettamente inutile cercare di combattere l'infiammazione se non si lavora efficacemente sule cause che l'hanno generata.

L'Osteopatia è assolutamente indicata in caso di periartrite perché, attraverso le teniche osteopatiche, è possibile ristabilire la corretta meccanica articolare e restituire una mobilità fisiologica alla spalla.

Affezioni della cuffia dei rotatori

Spesso si riscontrano lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori.

Si definisce cuffia dei rotatori il complesso dei tendini che avvolgono la testa dell'omero e lo tengono saldamante unito alla scapola.

Questi tendini sono relativi ai muscoli sopraspinato, sottopinato, piccolo rotondo e sottoscapolare; a essi si deve aggiungere il tendine del capo lungo del bicipite che si trova in rapporti molto intimi con la cuffia dei rotatori.

Dal momento che questi tendini avvolgono la testa dell'omero completamente, nel loro complesso ricordano effettivamente un copricapo o meglio una cuffia.

E dato che, ognuno singolarmente, ruota l'omero in una determinata direzione, nel loro insieme vengono denominati appunto cuffia dei rotatori.

La cuffia dei rotatori è la struttura più intima dell’articolazione scapolo omerale poiché aderisce alla capsula articolare e mantiene la testa dell’omero posizionata esattamente al centro della glena omerale della scapola.

Lesione del tendine del muscolo sopraspinato
Lesione del tendine del muscolo sopraspinato
(appartiene alla cuffia dei rotatori)

Lo squilibrio dei muscoli della cuffia dei rotatori ha gravi conseguenze sulla dinamica dell’articolazione scapolo omerale poiché costringe la testa dell’omero a lavorare fuori dal proprio asse fisiologico.

Questo porta l’articolazione a usurarsi.

Spesso tuttavia è proprio la stessa cuffia dei rotatori a rovinarsi, fino al punto di lesionarsi da un punto di vista anatomico.

In questi casi è necessario valutare l’entità del danno per stabilire una linea terapeutica efficace.

In ogni caso non si può prescindere da un riequilibrio di tipo funzionale, al fine di ottenere risultati efficaci bisogna comunque ripristinare la corretta dinamica dell’articolazione.

L’Osteopatia è molto utile nel trattamento della cuffia dei rotatori poiché lavora proprio sul ripristino della corretta fisiologia articolare.

Impingement o sindrome da conflitto subacromiale

Il fenomeno dell’impingement, detto anche sindrome da conflitto subacromiale, è il risultato di un disguido meccanico del complesso articolare della spalla.

Questa disfunzione coinvolge il tendine del muscolo sovraspinato in maniera diretta e, nei casi più gravi, può diventare causa di lesione dello stesso tendine.

In caso di diagnosi di impingement pertanto è assolutamente necessario seguire un percorso di riequilibrio funzionale al fine di non esacerbare gli effetti negativi di questo tipo di disguido.

Impingement
Impingement o sindrome da conflitto subacromiale

Ma come che cosa è esattamente l’impingement o sindrome da conflitto subacromiale?

Quando spostiamo il braccio lateralmente portando il gomito in fuori, la testa dell’omero ruota scivolando sotto l’acromion, il tetto osseo della scapola che sovrasta la testa dell’omero.

Qualora, per disguidi di ordine meccanico, la testa dell’omero dovesse subire una trazione anomala verso l’alto, durante il movimento verso l’esterno si troverebbe fortemente compressa sotto l’acromion.

Dal momento che il punto di maggior compressione va a cadere proprio a livello del tendine del muscolo sovraspinato, questa struttura resta letteralmente pinzata fra l’acromion e la testa dell’omero dove subisce pressioni e shiacciamenti importanti (to impinge in inglese significa letteralmente incidere).

Il Paziente quando solleva il braccio tipicamente sente un dolore sulla sommità della spalla, proprio nel punto di collisione fra tendine e tetto acromiale.

L’impingement è trattabile in maniera efficace unicamente con un approccio funzionale: in altri termini è necessario ripristinare la corretta meccanica dell’intera spalla.

Se non si lavora seguendo questa impostazione non si potranno ottenere risultati né a breve né, soprattutto, a lungo termine.

Riparare il tendine può avere un senso solo se prima si elimina la causa per cui si è lesionato, pena una quasi sicura recidiva.

L’Osteopatia lavora proprio andando a riequilibrare la corretta dinamica della spalla impedendo al tendine di subire compressioni durante il movimento in abduzione.

Le correzioni osteopatiche sono stabili per cui l’intervento osteopatico non solo combatte il dolore contingente, ma soprattutto mette la spalla al sicuro da successive ricadute.

Affezioni del tendine del capo lungo del bicipite brachiale (CLBB)

I prolemi del tendine del capo lungo del bicipite brachiale provocano un dolore acuto sulla parte anteriore della spalla durante l'atto di sollevare il braccio verso l’alto.

Le affezioni di questo tendine sono molto frequenti poiché questa struttura ha un’importanza del tutto particolare nella dinamica della spalla, in considerazione della sua complessa funzione al tempo stesso dinamica e stabilizzante.

Per capirne l’importanza è necessario un breve accenno di anatomia.

Capo lungo bicipite brachiale
Il capo lungo del bicipite brachiale (freccia)

Il muscolo bicipite brachiale è un muscolo flessore dell’avambraccio che parte dalla scapola, scorre lungo l’omero e si inserisce sul radio, un osso dell’avambraccio.

La partenza a livello della scapola tuttavia avviene in due punti differenti, uno situato più in basso e uno situato un po’ più in alto.

Il punto più basso corrisponde ad una porzione della scapola detta processo coracoideo, che si trova internamente alla spalla: da qui parte il capo breve del muscolo bicipite brachiale.

Il punto più alto invece parte dalla porzione più alta della glena omerale, la conca in cui ruota la testa dell’omero: da qui parte il tendine del capo lungo del bicipite.

Questo tendine tuttavia non costituisce semplicemente un punto di ancoraggio per il muscolo bicipite ma, passando in maniera avvolgente intorno alla testa dell’omero, contribuisce a dare un’enorme stabilità all’articolazione scapolo omerale.

È in intimo rapporto con la capsula dell’articolazione scapolo omerale e partecipa sia alla mobilità della spalla che, soprattutto, alla sua stabilità.

Proprio in considerazione degli stretti rapporti che il capo lungo del bicipite contrae con l’articolazione scapolo omerale, va da sé che le affezioni della spalla si riflettono direttamente sul tendine del muscolo bicipite brachiale.

In caso di problemi alla spalla infatti il capo lungo del bicipite è quasi sempre interessato da processi flogistici o addirittura lesionali.

Spesso si riscontrano versamenti a livello della sua borsa sierosa, segni di attrito e, in ultima analisi, lacerazioni delle fibre.

Allo scopo di porre un rimedio stabile alle affezioni del capo lungo del bicipite è necessario riequilibrare l’intera spalla.

L’Osteopatia è assolutamente risolutiva nei confronti di questo tipo di problema poiché la tecnica osteopatica permette di riarmonizzare la funzione dell'intera spalla e, al tempo stesso, trattare in maniera specifica il tendine del capo lungo del bicipite.

Calcificazioni tendinee

Talvolta dai referti diagnostici emerge la presenza di calcificazioni diffusamente presenti a livello della spalla.

Solitamente le calcificazioni si trovano nella compagine di un tendine o di un legamento, cioè all'interno di una struttura fibrosa: in molti casi le calcificazioni si trovano a livello dei tendini della cuffia dei rotatori.

La calcificazione normalmente si forma per cause meccaniche.

La calcificazione del tendine del muscolo sovraspinato
La calcificazione del tendine del muscolo sovraspinato

Quando un tendine, per disguidi meccanici, è sottoposto ad una tensione eccessiva va incontro ad un processo di irrobustimento, peraltro del tutto sensato, che è appunto la calcificazione.

Così come un muscolo, se sottoposto ad uno sforzo continuo, aumenta di volume, anche un tendine, se sottoposto ad uno sforzo continuo, tende a rinforzarsi.

La calcificazione pertanto è semplicemente il risultato di un adattamento di tipo meccanico.

Cause biologiche o legate all'invechiamento dei tessuti sono ipotesi meno sostenibili dal momento che le calcificazioni solitamente non si sviluppano in maniera diffusa nell'organismo ma solo nei punti di maggior interesse meccanico; inoltre sono presenti anhe su Pazienti giovani.

Al fine di affrontare con successo un problema di spalla calcificata è necessario riportare la spalla sulla propria fisiologia articolare.

Se si prescinde da questo, qualsiasi terapia diretta alla risoluzione di una calcificazione, sarà destinata a fallire.

Anche ammesso di riuscire a rimuovere una calcificazione, sicuramente detta calcificazione tenderà a ricostituirsi se, parallelamente, non si lavora anche sulla cause a monte.

Finché le tensioni meccaniche sul tendine sono attive, nuove calcificazioni tenderanno a formarsi lungo il tragitto delle linee di forza.

Quindi, allo scopo di porre un rimedio valido a questo tipo di problema, un riequilibrio di tipo osteopatico è assolutamente necessario.

Versamenti articolari nella borsa sottoacromion deltoidea (SAD)

La borsa sottoacromion deltoidea è una borsa sierosa che si trova lateralmente alla spalla, sotto al muscolo deltoide.

Per capire cosa sia una borsa sierosa immaginiamo due pellicole di cellophane tra cui è presente un sottile strato di olio; il tutto chiuso ai lati in modo da non far fuoriuscire l'olio, da qui appunto la dicitura borsa sierosa.

Le pellicole di cellophane rappresentano le membrane sinoviali mentre l'olio il liquido sinoviale.

La borsa sierosa serve quindi a ridurre gli attriti fra due parti che scorrono l'una sull'altra.

La borsa sottoacromion deltoidea
La borsa sottoacromion deltoidea (in blu)

Nello specifico, la borsa sottoacromion deltoidea permette lo scorrimento fluido della testa dell'omero sotto al muscolo deltoide.

Il liquido sinoviale è sempre presente in quantità minima ma talvolta, in particolari situazioni, aumenta il proprio volume fino a trasformarsi in una vera e propria bolla di liquido.

In questi casi si parla di versamento: il versamento è l'aumento di volume del liquido sinoviale dentro la borsa sierosa.

Il versamento è sempre presente in caso di infiammazione di una borsa sierosa o anche di un'articolazione.

L'infiammazione di una sierosa ha quasi sempre origini meccaniche.

Quando l'articolazione non si muove in maniera corretta lungo i propri assi, le superfici articolari scorrono reciprocamente l'una sull'altra in maniera anomala.

Questo fa sì che le parti soggette a scorrimento sviluppino un attrito maggiore del dovuto e le strutture preposte a ridurre l'attrito reagiscono di conseguenza.

Il versamento della borda SAD non è altro che la conseguenza di un disguido meccanico della spalla.

In questo caso è necessario rieuilibrare la spalla da un punto i vista dinamico: il versamento si riassorbirà di conseguenza.

Terapie antinfiammatorie possono avere un'utilità sintomatica ma non eliminano la disfunzione dinamica che è all'origine del problema.

L'Osteopatia è indicata per trattare le borsiti sottoacromion deltoideee (SAD).

Esami diagnostici per la spalla

In caso di problemi al tratto cervicale normalmente vengono prescritti specifici esami diagnostici, soprattutto per immagini, in modo da indagare lo stato anatomico e funzionale del rachide cervicale.

Radiografia (RX)

L'immagine ai raggi X evidenzia soprattutto lo stato della struttura ossea ma non i tessuti molli che risultano radiotrasparenti. Pertanto un esame RX è utile per escludere fratture o alterazioni della struttura scheletrica ma non dà informazioni (se non indirette) sullo stato dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni.

Risonanza magnetica nucleare (RMN)

Questa tecnologia viene impiegata per ottenere immagini dettagliate di molti tessuti, consentendo di apprezzare particolari non rilevabili con altre tecniche. è possibile analizzare la vascolarizzazione dei tessuti e lo stato anatomico delle articolazioni.

Tomografia assiale computerizzata (TAC)

Può essere eseguita con o senza mezzo di contrasto ed è particolarmente utile per indagare il tessuto osseo in maniera specifica, quindi per lo studio delle strutture scheletriche.

Ecografia

L'ecografia è una metodica diagnostica non invasiva basata sull'utilizzo di ultrasuoni.

Attraverso l'ecografia vengono indagati soprattutto i tessuti molli (le parti non ossee), vale a dire i muscoli, i tendini e i legamenti.

Artroscopia

L'artroscopia è un sistema sia diagnostico che terapeutico di natura invasiva.

Si tratta di un intervento di natura ambulatoriale che prevede un'anestesia locale e l'introduzione all'interno dell'articolazione di sonde in grado di esplorare l'intera spalla ed, eventualmente, operare.

L'artroscopia è indicata quando, con i metodi precedenti, non si riesce a indagare l'articolazione in maniera esaustiva; eventualmente, nella stessa sessione, è possibile anche intervenire.

Principali cause dei problemi della spalla

Il dolore e i problemi della spalla possono insorgere per diversi motivi.

Se si escludono patologie gravi, in realtà, nella maggior parte dei casi l'insorgenza dipende da cause traumatiche e da cause funzionali.

Tuttavia bisogna considerare che i traumi quasi sempre innescano, per via secondaria, disguidi funzionali, a loro volta all'origine di problemi.

Quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, in caso di problema alla spalla è sempre attivo un disguido meccanico trattabile con l'Osteopatia.

Insorgenza spontanea

Nella maggior parte dei casi il dolore o i problemi della spalla insorgono in maniera spontanea, senza una causa apparente.

In effetti alla base di un problema di spalla, salvo casi particolari, è quasi sempre presente un disguido di natura biodinamica, vale a dire un problema funzionale, osteopatico.

In altri termini generalmente la spalla si trova in difficoltà da un punto di vista meccanico, si muove male e per questo esprime sintomi.

Anche quando l'articolarità della spalla è apparentemente completa (ricordiamo che la spalla gode di una grande ampiezza articolare) è possibile che la mobilità intrinseca in realtà sia completamente fuori dalla fisiologia.

In questi casi, soprattutto nel corso del tempo, inevitabilmente si instaurano sintomi dolorosi, limitazioni articolari e, sul lungo periodo, degenazioni tissutali come artrosi, lacerazioni tendinee, sviluppo di calcificazioni, ecc.

Il dolore tuttavia può avere andamenti altalenanti nel corso dei lunghi periodi o anche nel corso della giornata.

A volte può esprimersi o amplificarsi in situzioni ordinarie come:

  • Utilizzo del mouse
  • Esecuzione di un movimento sbagliato (se mai esistano movimenti sbagliati!)
  • Colpo d'aria
  • Dormirci sopra
  • Portare la borsa sempre dallo stesso lato
  • E simili...

Non potendo ovviamente essere cosciente di avere la spalla in disfunzione, il Paziente tende a considerare le suddette eventualità le vere cause del dolore alla spalla.

Per esempio molti Pazienti sono convinti di dormire male (per quello che può significare!), altri imputano la causa del dolore alla spalla al fatto che portano la borsa o i pesi solo da un lato, altri attribuiscono l'origine del problema alla spalla all'attività sportiva, ecc.

In realtà è vero che il dolore alla spalla può aumentare, per esempio, durante lo svolgimento di un determinato movimento, ma questo non significa che quel particolare movimento sia sbagliato.

In questi casi è già presente alla base una disfunzione dinamica che coinvolge la spalla.

Dolore alla spalla

Tale disfunzione normalmente si costruisce nel tempo, per acquisizioni successive, o può essere originata da cause non riconducibili direttamente alla spalla (spesso per esempio le estrazioni dei denti causano importanti catene discendenti!).

Vale a dire un Paziente non può essere cosciente di meccanismi del genere.

Per cui naturalmente riconduce il dolore alla spalla a cause più prossime, più intuitive, come l'aria condizionata o il fatto di giocare a tennis.

Anche molti dei segni specifici visti in precedenza (periartrite, artrosi, ecc.) sono essi stessi effetti di disfunzioni osteopatiche.

Una borsite, per esempio, è un accumulo di liquido in una borsa sierosa: il liquido in eccesso, premendo sulla membrana sierosa, effettivamente può provocare dolore.

Tuttavia la presenza di liquido in eccesso è sempre riconducibile ad uno stress di tipo meccanico.

Quando una parte sfrega, l'organismo produce più liquido per ridurre gli attriti: è come se, per reazione, venisse aggiunto un po' d'olio alle giunture.

Pertanto è vero che un versamento provoca dolore, ma è anche vero che per ridurre la quantità di liquido in eccesso bisogna lavorare a monte, cioè bisogna riportare le strutture sulla propria fisiologia.

Nel momento in cui la mobilità viene ripristinata in maniera corretta il liquido tenderà a essere riassorbito spontaneamente e il dolore sparirà.

Questo principio vale in generale per tutte le alterazioni organiche, comprese le alterazioni più gravi come per esempio anche l'artrosi, le calcificazioni o le lacerzioni tendineee su base degenerativa.

Queste situazioni sono sempre il risultato di uno stress meccanico prolungato nel tempo.

Naturalmente con il trattamento osteopatco non si potrà ripristinare l'integrità dei tessuti danneggiati: in caso di gravi alterazioni organiche è consigliabile un parere specialistico supplementare.

Tuttavia, anche nel caso in cui fosse necessario un intervento esterno specifico su una parte danneggiata, è assolutamente fondamentale riequilibrare la situzione dinamica a monte.

Se si agisce sugli effetti senza eliminare le cause, il problema tenderà inevitabilmente a riproporsi.

In caso di dolore alla spalla pertanto una consultazione osteopatica è assolutamente necessaria.

Lussazione della spalla

In alcuni casi una lussazione della spalla può essere all'origine di problemi alla spalla.

La lussazione è un evento particolarmente traumatico poiché implica il dislocamento della testa dell'omero fuori dalla propria sede articolare, con grave danno per la capsula e per l'apparato legamentoso dell'intera spalla.

In caso di lussazione l'articolazione coinvolta in maniera diretta è l'articolazione scapolo omerale ma, in realtà, tutto il complesso della spalla ha conseguenze indirette importanti.

In seguito a un trauma in lussazione, la spalla inizialmente torna a essere funzionale ma, a seconda della gravità dell'evento, non sempre riesce a riacquistare l'integrità originaria.

La spalla lussata
La spalla lussata

Questo perché quando la testa dell'omero fuoriesce per la prima volta, solitamente lacera la capsula fibrosa e soprattutto provoca una distrazione dei legamenti gleno omerali.

La capsula, una volta indebolita, sarà meno contenitiva e questo potrebbe favorie l'insorgenza di nuove lussazioni.

In alcuni casi le lussazioni sono talmente frequenti che il Paziente riesce a ridurre da solo la spalla e non prova neanche più dolore.

Le lussazioni recidivanti sono situazioni invalidanti e in questi casi è utile una consultazione chirurgica per cercare di dare una maggiore stabilità alla spalla.

Tuttavia questo tipo di intervento potrebbe non essere sufficiente a restiture una corretta funzionalità alla spalla.

Infatti, parallelamente al trauma fisico, in caso di lussazione si instaura sempre anche uno squilibrio funzionale a livello dei muscoli e delle strutture della spalla.

Nel senso che alcune parti inevitabilmente tendono a contrarsi, a bloccarsi o a incastrarsi.

Risolta pertanto l'urgenza, resta comunque attiva la disfunzione meccanica, che continua a mantenere la spalla in uno stato di instabilità.

Lo squilibrio meccanico contribuisce in maniera significativa a creare le condizioni per lo sviluppo di nuove lussazioni.

Il disguido meccanico secondario a una lussazione, pertanto, deve essere assolutamente trattato allo scopo di riportare le strutture portanti della spalla sulla propria fisiologia.

Se non si lavora in questo senso la spalla continuerà inevitabilmente a lavorare in maniera scorretta e a manifestare problemi, anche qualora venga stabilizzata chirurgicamente.

Non a caso la spalla, in seguito a una lussazione, va spesso incontro a fenomeni artrosici o ad altre forme di degenerazione.

Pertanto, in seguito a una lussazione, una revisione osteopatica è fortemente consigliata.

Altri eventi traumatici

Oltre alle situazioni già descritte, un problema di spalla può essere conseguenza di un trauma importante.

Ricordiamo per esempio:

  • Fratture: più frequentemente sono coinvolte la testa dell'omero, l'omero e la clavicola.
  • Lesione tipo SLAP: si tratta di un distacco traumatico della porzione superiore del cercine della glena omerale, proprio in prossimità dell'inserzione del tendine del capo lungo del bicipite.
  • Separazione della spalla: si definisce così la lussazione dell'articolazione acromion claveare.
  • Ecc.

In tutti questi casi, al danno tissutale si accompagna sempre un disguido meccanico.

Mentre il danno ai tessuti può rientrare da solo o essere trattato chirurgicamente, il disguido meccanico deve essere trattato a parte, preferibilmente lontano dalla fase acuta.

Vale a dire, una volta risolta l'urgenza, la spalla deve essere revisionata e valutata allo scopo di escludere la presenza di disfunzioni dinamiche attive.

Qualora fossero in atto problemi di tipo meccanico è assolutamente necessario trattarli e risolverli.

Il trattamento di tipo funzionale non deve essere sottovalutato: un'omissione del genere comporta l'instaurazione di problemi importanti sul medio e lungo periodo.

Se l'articolazione, una volta riparata, continua a lavorare male andrà incontro a nuovi problemi in futuro.

In caso di traumi gravi, pertanto, un intervento osteopatico è assolutamente necessario.

Approccio terapeutico tradizionale alla spalla

In caso di dolore alla spalla il Paziente generalmente si rivolge al Medico di Medicina Generale che lo avvia verso percorsi terapeutici tradizionali.

Esistono molte possibilità di intervento che vanno da semplici applicazioni locali fino a forme di terapia più invasive nei casi più gravi.

Solitamente la scelta terapeutica dipende dal grado di gravità della situazione.

In caso di problemi lievi solitamente vengono indicate soluzioni blande mentre nei casi più importanti possono essere prese in considerazione terapie più invasive.

Terapia farmacologica blanda

Solitamente, in caso di dolore alla spalla, il primo tentativo di soluzione è costituito dalla terapia farmacologica.

Il farmaco infatti agisce piuttosto in fretta e, se il problema non ha un'intensità eccessiva, a volte può essere risolutivo.

In caso di dolore blando possono essere prescritti semplici prodotti da banco.

Solitamente si tratta di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) anche se in qualche caso nei prodotti da banco può essere presente cortisone.

Terapia fisica

Una possibile alternativa al farmaco è la terapia fisica.

Per terapia fisica si intende in realtà di un insieme di diverse applicazioni basate su principi fisici in parte mirate al sintomo, in parte orientate al trattamento dell'apparato locomotore.

Tra le terapie fisiche maggiormente in voga ricordiamo:

  • Ultrasuonoterapia
  • TENS
  • Elettroterapia diadinamica
  • Jonoforesi
  • Elettroterapia stimolante
  • Radarterapia
  • Laserterapia
  • Tecarterapia
  • Trazioni vertebrali

Diversamente dalla terapia farmacologica la terapia fisica è priva di effetti collaterali significativi.

Tuttavia, al pari del farmaco, anche la terapia fisica è orientata al sintomo per cui, una volta finito l'effetto, è necessario ripetere l'applicazione; normalmente vengono somministrati cicli di 10 sedute di applicazioni da ripetere periodicamente.

Kinesiterapia

Come indica la parola stessa, la Kinesiterapia è la terapia basata sul movimento.

Può essere eseguita attivamente, cioè sotto forma di ginnastica correttiva, o passivamente, in questo caso è l'Operatore che muove la spalla al Paziente.

Quindi o vengono suggeriti esercizi per l'arto superiore o un Operatore (solitamente un Fisioterapista) esercita movimenti dolci sul Paziente muovendogli la spalla nelle varie direzioni.

Esistono forme più evolute di kinesiterapia come le metodiche Mézière e Souchard, o rieducazione posturale globale (RPG), che hanno effetti migliori in quanto agiscono a un livello più globale.

Massoterapia

Il massaggio a fini terapeutici è senz'altro una delle forme di intervento maggiormente apprezzate dai Pazienti essendo una forma di intervento molto rilassante.

Quando il problema è di natura muscolare e non ha un'intensità eccessiva talvolta il massaggio può essere di grande aiuto.

Il Massoterapista infatti, attraverso movimenti di frizione e impastamento, aiuta la massa muscolare a rilassarsi restituendo così sollievo al Paziente.

Esistono forme più evolute di massoterapica come per esempio il massaggio trasverso profondo (MTP o metodo Cyriax) che agiscono in maniera più specifica andando a stimolare punti particolari.

Terapia farmacologica più specifica

Quando con i rimedi precedenti non si riesce a risolvere il problema il Paziente viene avviato verso terapie farmacologiche più specifiche.

I farmaci, in questi casi, vengono somministrati tramite iniezioni intracapsulari comunemente dette infiltrazioni.

I farmaci che vengono utilizzati si distinguono in due categorie:

  • Farmaci antinfiammatori steroidei: si tratta di farmaci generalmente a base di cortisone
  • Farmaci orientati alla ricrescita tissutale: in caso di gravi forme di artrosi generalmente viene somministrato acido ialuronico

Questa sostanza è una componente essenziale della cartilagine articolare. Pertanto, nel caso in cui la cartilagine articolare è erosa, viene somministrata questa sostanza allo scopo di favorirne la ricrescita.

Onde d'urto

Si tratta di una terapia non invasiva orientata al trattamento delle calcificazioni tendinee e degli aspetti flogistici.

Le onde d'urto, da un punto di vista fisico, sono onde acustiche ad alta energia in grado di provocare effetti mecanici e termici sul campo di applicazione.

Di fatto l'onda d'urto, nel caso di patologie della spalla, è finalizzata a innescare processi di riparazione dei tessuti localmente.

Vale a dire che la zona esposta a terapia viene stimolata a reagire da un punto di vista biologico allo scopo di innescare processi di guarigione.

Intervento chirurgico

Se con le terapie precedenti non si hanno ancora risultati allora può essere presa in considerazione la via chirurgica, che rappresenta la via più drastica e invasiva tra i rimedi convenzionali per un problema di spalla.

Da un punto di vista chirurgico lo scopo è quello di ripristinare le parti danneggiate nella speranza che questo possa portare benefici da un punto di vista sintomatico e funzionale.

Normalmente gli interventi chirurgici vengono eseguiti in artroscopia, mediante microsonde, al fine di non rovinare eccessivamente la capsula articoalre.

L'intervento chirurgico è indicato in caso di lacerazioni tendinee, presenza di calcificazioni o danni articolari di varia natura.

Qualora non siano presenti danni organici importanti, il chirurgo può optare per una semplice pulizia articolare, vale a dire una rimozione di impurità dai tessuti articolari.

Terapie alternative o complementari

I metodi alternativi sono davvero tantissimi.

Alcuni sono addirittura riconosciuti dal sistema sanitario nazionale, altri no, ma nel complesso costituiscono un insieme di metodiche sostanzialmente prive di effetti collaterali che possono essere di valido aiuto in caso di dolore alla spalla.

Tra le metodiche maggiormente in voga ricordiamo:

  • Agopuntura
  • Massaggio Shiatsu
  • Massaggio ayurvedico
  • Fitoterapia
  • Medicina Tradizionale Cinese
  • Posturologia

Approccio osteopatico alla spalla

L'aproccio osteopatico alla spalla differisce sensibilmente dall'approccio tradizionale visto in precedenza.

Le metodiche tradizionali, infatti, pur molto variegate sono tutte orientate alla soppressione del sintomo o, al massimo, al trattamento di cause di ordine secondario.

Al contrario, l'Osteopatia riesce a risalire a cause di ordine superiore e ad agire ad un più alto livello.

Per esempio in caso di lacerazione tendinea, è necessario capire perché il tendine si è danneggiato.

Se il danno è avvenuto su base degenerativa allora bisogna, oltre che riparare il tendine, lavorare sulle cause a monte, cioè sulle cause che hanno portato il tendine a degenerarsi.

Normalmente tali degenerazioni avvengono su base meccanica, vale a dire il tendine o il legamento lavorano in maniera afisiologica, subendo stress meccanici anomali e, nel corso del tempo, finiscono per indebolirsi e lacerarsi.

Se si va a riparare il tendine ma non si lavora sulle cause meccaniche che hanno portato il tendine a rovinarsi, dopo un po' di tempo una nuova lacerazione si ripresenterà, è inevitabile.

La spalla 1, Osteopatia, Genova

Attraverso l'Osteopatia è possibile invece risalire alle cause a monte: è possibile cioè ripristinare la fisiologica funzione della spalla.

In questo modo l'Osteopatia garantisce una significativa regressione del dolore e, in prospettiva, protegge l'articolazione da fenomeni degenerativi su base meccanica.

Riportando l'articolazione sui propri assi di mobilità ed eliminando tutti i fattori disfunzionali, è possibile pertanto garantire una tenuta stabile dell'articolazione che non andrà più incontro a recidive o ricadute.

In caso non siano presenti danni strutturali all'articolazione, la situazione è ancora più favorevole e i risultati saranno naturalmente molto migliori.

Da un punto di vista osteopatico in caso di problemi alla spalla l'indagine incomincia dalla spalla ma poi si estende necessariamente a tutta la periferia a cui la spalla è strettamente connessa.

Adattamenti osteopatici della spalla

A volte l'origine osteopatica di un problema della spalla risiede nella stessa spalla.

Questo potrebbe sembrare all'apparenza un fatto ovvio ma in effetti, nella maggior parte dei casi, non è così.

Vale a dire che la maggior parte delle volte la spalla subisce stress dinamici che partono da altri distretti, come vedremo.

Tuttavia, in alcuni casi, effettivamente il problema può avere un'origine intrinseca.

In questi casi le parti maggiormente coinvolte sono la scapola e la clavicola, sia da un punto di vista articolare che da un punto di vista muscolo fasciale.

Per quanto riguarda la scapola spesso si riscontrano adattamenti in rotazione ma soprattutto contratture profonde dei muscoli della cuffia dei rotatori.

Si rilevano contratture prevalentemente a livello dei muscoli sovraspinato e sottoscapolare ma anche sul margine laterale della scapola, a livello del muscolo piccolo rotondo.

Anteriormente è spesso coinvolto il muscolo piccolo pettorale, le cui contratture provocano tensioni profonde con ripercussioni anche a livello cervicale.

Per quanto riguarda la clavicola, spesso si rilevano traslazioni verso il basso, a comprimere il fascio vascolo nervoso del braccio.

In qualche caso questa alterazione può dare origine alla cosiddetta sindrome dello stretto toracico superiore, una compressione vascolo nervosa che può infastidire l'arto superiore.

Da un punto di vista articolare si possono riscontrare adattamenti osteopatici a livello delle articolazioni sterno costo claveare, con il frequente coinvolgimento del muscolo succlavio, e dell'articolazione acromion claveare.

L’articolazione scapolo omerale può essere soggetta a restrizioni di mobilità specifiche ma statisticamente non in maniera frequente.

Esistono poi altre strutture minori che possono essere soggette a disfunzioni.

Tuttavia è bene ricordare che tali adattamenti spesso sono sostenuti da catene disfunzionali in partenza dalla periferia della spalla.

Per cui un trattamento della spalla effettuato in maniera isolata, non integrato in un progetto di riequilibrio allargato anche agli altri sistemi, è spesso improduttivo.

È necessario quindi ampliare l'indagine considerando anche la periferia.

Adattamenti osteopatici di tipo cranio sacrale

Molto spesso, in caso di problemi alle spalle, sono in atto adattamenti di tipo cranio sacrale.

Tali forme di adattamento danno origine a tensioni meccaniche che, a partire dalla base del cranio, si riflettono verso il basso attraverso le fasce cervicali (soprattutto profonda e media).

Il trattamento cranio sacrale

Le disfunzioni della base del cranio sono un fattore di limitazione decisivo nei problemi della spalla e devono essere trattate con la massima cura.

Per comprendere l'importanza di tale fenomeno è sufficiente considerare che, in qualche caso, il solo trattamento della base del cranio è sufficiente a restituire mobilità a una spalla bloccata.

Generalmente, in caso di problemi alla spalla, sono maggiormente coinvolti i quadranti anteriori della base del cranio, anche se ciò non può essere considerato una regola in senso assoluto.

Spesso si riscontrano comunque disfunzioni a livello del massiccio facciale o comunque adattamenti dello sfenoide.

A partire da questo livello, la tensione meccanica è trasferita in maniera diretta, attraverso le fasce cervicali, alle prime coste e alla clavicola, oltre che alla scapola.

Queste tensioni coinvolgono i muscoli del collo e, attraversando la spalla, terminano sulle fasce del braccio a diversi livelli.

Senza entrare inutilmente in dettagli troppo tecnici, è sufficente capire che per trattare efficacemente la spalla non si può prescindere dal trattamento della base del cranio.

Per maggiori informazioni sul trattamento del sistema cranio sacrale rimandiamo alla sezione apposita.

Adattamenti osteopatici del tratto dorsale e del torace

In alcuni casi catene disfunzionali a partenza dorsale o toracica possono attraversare o terminare sulla spalla.

Sia le disfunzioni vertebrali che le disfunzioni costali possono compromettere la mobilità della spalla in considerazione degli stretti rapporti anatomici fra vertebre dorsali, gabbia toracica e spalla.

Il trattamento osteopatico del torace

Sulle coste infatti trovano inserzione i muscoli toraco appendicolari (grande pettorale, piccolo pettorale, succlavio, dentato anteriore), mentre dalle vertebre partono i fasci spino appendicolari (trapezio, grande dorsale, romboide, elevatore della scapola).

Tutti questi muscoli possono essere sede di contratture o costituire veicolo di tensioni meccaniche capaci di limitare la mobilità della spalla.

Per esempio una disfunzione di una testa costale (la parte della costa articolata con le vertebre) può andare a limitare la mobilità dell’intera costa.

Se da quella costa partono fasci muscolari diretti alla spalla, il problema costale viene trasferito alla spalla in maniera molto diretta.

Situazioni del genere si riscontrano ordinariamente e con una certa frequenza.

In questi casi il Paziente potrebbe non riferire dolori al torace ma presentare limitazioni funzionali o dolore alla spalla.

Quindi per liberare la spalla è necessario riequilibrare la meccanica toracica e costo vertebrale.

Adattamenti osteopatici di tipo viscerale

Un adattamento osteopatico a livello dei visceri può riflettersi sulla funzione articolare della spalla.

In altri termini quando, da un punto di vista dinamico, un viscere è adattato secondo uno schema disfunzionale (si muove male) allora questo potrebbe dare origine a catene muscolo fasciali di compenso che si riflettono sullo scheletro e sulle articolazioni.

Onde evitare fraintendimenti, è opportuno precisare che il viscere che presenta una disfunione osteopatica in realtà funziona perfettamente, non è malato.

Semplicemente si muove in maniera ridotta rispetto alle sue possibilità.

Il trattamento viscerale

Questo crea un nodo a partire da cui partono linee di forza veicolate da catene muscolo fasciali che terminano sulla periferia.

Per esempio le disfunzioni del fegato si riflettono a volte sul dorso e sulla spalla destra mentre le disfunzioni dello stomaco sulla spalla sinistra.

Anche a livello intestinale possono essere presenti restrizioni sui legamenti mesenterici che portano riflessi verso l'alto.

Spesso vengono innescati anche meccanismi riflessi di tipo neurologico, soprattutto attraverso fibre ortosimpatiche.

I visceri infatti ricevono un'innervazione autonoma prevalentemente dal tratto dorsale, quindi una disfunzione viscerale può andare, per via riflessa, a dare restrizioni al tratto dorsale e da lì, indirettamente, creare problemi alle spalle.

In questi casi per liberare la spalla è necessario trattare i visceri.

Il trattamento dei visceri viene praticato attraverso manovre dolci, non invasive ed è sempre piuttosto piacevole.

Inoltre il trattamento dei visceri è sempre molto liberatorio e va oltre l'aspetto puramente meccanico o riflessogeno: in qualche raro caso ho potuto assistere a inaspettati sblocchi di tipo somato emozionale piuttosto intensi.

Casi reali

La spalla è trattata con estrema frequenza in uno Studio di Osteopatia.

I problemi della spalla colpiscono la popolazione in maniera piuttosto trasversale, coinvolgendo entrambi i sessi e ampie fasce d'età, indipendentemente da mestieri e professioni.

Riporto il caso di un meccanico di 54 anni che lamentava dolore alla spalla destra con associata limitazione funzionale, non riusciva ad alzare il braccio oltre un certo livello.

Il problema era iniziato sei mesi prima in maniera subdola, vale a dire il Paziente presentava un leggero dolore, soprattutto a riposo, che attribuiva all'attività professionale.

Nel corso del tempo tuttavia il dolore è progressivamente aumentato di intensità fino a limitare e ostacolare il sonno notturno.

A quel punto il Paziente si è rivolto al Medico di Medicina Generale che, dopo avergli prescritto antidolorifici da banco, lo ha avviato versouna serie di accertamenti.

Dalla risonanza magnetica è emerso che la spalla presentava edema osseo a livello della testa dell'omero, borsite sottoacromion deltoidea e segni di sofferenza del tendine del capo lungo del bicipite.

Inoltre erano presenti piccole calcificazioni a livello del tendine del sovraspinato.

Il Paziente è stato così avviato a un ciclo di fisiokinesiterapia che lo ha impegnato per un paio di settimane e subito dopo a un altro ciclo di fisiokinesiterapia, più o meno della stessa durata.

Nel corso di tutto questo tempo il problema è tuttavia peggiorato nel senso che la spalla, sempre dolente, ha incominciato a dare anche segni di limitazione nell'ampiezza dei movimenti.

Inoltre il dolore è comparso anche nelle ore diurne, soprattutto durante lo svolgimento di determinati movimenti.

Il Paziente, tornato dal Medico di Medicina Generale, è stato avviato a terapia infiltrativa che per una decina di giorni ha avuto effetto sul dolore, non sulla limitazione articolare.

Tuttavia, trascorso un certo periodo, il dolore ha incominciato nuovamente a presentarsi.

Sono state tentate onde d'urto e ripetuto un ciclo di massaggi, senza risultato.

Dal momento che il problema non accennava a risolversi ha incominciato a farsi strada la possibilità di un intervento chirurgico.

Il Paziente tuttavia era piuttosto contrario a questa soluzione per cui ha ancora tentato con l'agopuntura e con altre soluzioni alternative, tra cui l'Osteopatia.

Questo Paziente è arrivato all'Osteopatia piuttosto sfiduciato, considerandola un estremo tentativo.

Tuttavia attraverso le tecniche osteopatiche la situazione, per la prima volta dopo mesi, ha finalmente dato segno di cambiamento.

Il Paziente, incoraggiato dai primi segni di recupero, ha perseguito l'iter osteopatico fino in fondo per un totale di sei sedute diluite in due mesi.

Al termine di detto periodo il problema era praticamente risolto: il dolore notturno scomparso, il dolore sotto sforzo ancora minimo ma in calo e la mobilità recuperata quasi del cento per cento.

Il problema di questo Paziente era tutto sommato semplice: vi era una grossa componente cranio sacrale associata a contratture profonde in partenza dalla gabbia toracica e dalla scapola, in particolare per quanto riguarda il muscolo sopraspinato.

La lunga durata del recupero (più di due mesi) è dipesa soprattutto dal fatto che questi problemi erano in atto da tanto tempo.

Il Paziente ha incominciato a lamentare i primi sintomi sei mesi prima ma, con tutta probabilità, lo schema disfunzionale era già in atto da diverso tempo.

È necessario capire che una disfunzione, se mantenuta per tanto tempo, tende a strutturarsi, a consolidarsi e a creare adattamenti sui tessuti molli.

A quel punto il percorso di rientro diventa un po' più lungo perché bisogna dare il tempo ai tessuti di riadattarsi sulla propria fisiologia.

È vero che in realtà questo Paziente era stato sottoposto a numerose terapie, ma è anche vero che in tutto questo arco di tempo le cause primarie del problema, effettivamente, non erano state neanche lontanamente intaccate: lo schema disfunzionale era ancora in atto.

Solo a partire dalla correzioni osteopatiche la situazione ha incominciato a risolversi.

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