Mal di schiena

Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta il mal di schiena o lombalgia.

Per mal di schiena si intende, in questa sessione, il dolore o comunque le sintomatologie riferite nella parte bassa della schiena, il tratto lombo sacrale.

Il mal di schiena o, più correttamente, la lombalgia, costituisce il motivo di consultazione più comune in uno studio osteopatico.

Questo perché quasi tutte le forme di lombalgia sono risolvibili stabilmente con l'Osteopatia: per un problema di mal di schiena l'Osteopatia è considerata senza dubbio una terapia di prima scelta.

La percentuale di successo è altissima.

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Anatomia del tratto lombare e del bacino

Il tratto lombare è costituito dalle ultime cinque vertebre mobili delle colonna vertebrale, le vertebre lombari, mentre con il termine bacino si intende l'insieme delle due ossa dell'anca e del complesso sacro coccigeo.

Queste sezioni anatomiche costituiscono un complesso funzionale molto importante da un punto di vista meccanico, biodinamico, ma anche viscerale e somato emozionale.

Lo scheletro del tratto lombo sacrale

Da un punto di vista scheletrico il tratto lombo sacrale è costituito da dueimportanti sezioni:

  • Vertebre lombari: cinque in tutto, sono denominate L1-L2-L3-L4-L5 a partire dall'alto verso il basso.
  • Le vertebre lombari sono grossi cilindri ossei appilati l'uno sull'altro e articolati posteriormente attraverso piccole articolazioni.
  • Fra un corpo vertebrale e l'altro vi sono i dischi intervertebrali, elementi fibrosi molto voluminosi.
  • Bacino: il complesso del bacino presenta lateralmente le due ossa dell'anca, che danno supporto all'articolazione dell'anca, mentre posteriormente presenta l'osso sacro, dall'aspetto quadrilatero, che si articola in basso con il coccige.
  • Le ossa dell'anca si articolano con l'osso sacro attraverso due grosse articolazioni denominate articolazioni sacro iliache, due giunti articolari estremamente importanti.

Il punto di unione fra zona lombare e osso sacro è denominato L5-S1 ed è spesso sede di molti problemi, tra cui l'ernia del disco.

Il bacino
Il bacino e il tratto lombo sacrale
Balboni & Co, Anatomia Umana - Vol. I
Edi-Ermes, pag.274

I muscoli del tratto lombo sacrale

Il tratto lombo sacrale offre inserzione a numerosi muscoli, in gran parte collegati all'anca; inoltre sono presenti fasce fibrose, legamenti e tessuti connettivi, oltre a numerosi organi.

Fra i muscoli maggiormente coinvolti nelle dinamiche della lombalgia ricordiamo:

Muscoli delle docce vertebrali

I muscoli delle docce vertebrali
I muscoli delle docce vertebrali

Si tratta di due complessi fasci di muscoli che si trovano posteriormente alla colonna vertebrale, di fianco ai processi spinosi delle vertebre, uno a destra, l'altro a sinistra.

Sono i due cordoni che si sentono dietro la schiena anche al tatto.

Nell'immagine soprastante si notano i due fasci visti da dietro.

Muscolo ileo psoas

Il muscolo ileo psoas
Il muscolo ileo psoas

Parte dalla zona lombare e si inserisce sul femore, in prossimità dell'anca.

Nel disegno sopra il bacino è visto da davanti e si possono notare le due componenti del muscolo ileo psoas: il muscolo iliaco e il muscolo psoas.

Muscolo piriforme

Il muscolo piriforme
Il muscolo piriforme

Parte dall'osso sacro e si inserisce sul femore, in prossimità dell'anca.

Nel disegno sopra il bacino è visto da dietro e si può apprezzare la forma conica del muscolo piriforme.

Pavimento pelvico

Il pavimento pelvico
Il pavimento pelvico

Si tratta di un gruppo di muscoli che chiude in basso il piccolo bacino. Questi muscoli, nel loro insieme, costituiscono effettivamente un pavimento di appoggio per gli organi del piccolo bacino, in particolare vescica, retto e, nella donna, utero.

Per capire il disegno sopra immaginate una persona posizionata a pancia in giù

A questo punto immaginate di posizionarvi ai suoi piedi e di osservarla dal basso in alto.

Quello che vedete è appunto il suo pavimento pelvico: la freccia rappresenta l'apertura attraverso cui transitano la vagina e l'uretra, mente più in alto si nota l'orifizio anale.

Segni e sintomi del mal di schiena

Il mal di schiena, in quanto sintomo, ha sempre manifestazioni assolutamente soggettive, variabili da persona a persona, sia nelle forme che nei modi.

Tuttavia esistono modalità espressive tipiche e più frequentemente riferite.

Lombalgia

Il dolore lombare, o lombalgia, è senza dubbio il sintomo principale.

Generalmente il dolore può essere:

  • Localizzato in un punto e molto intenso, tipo pugnale nella schiena o pugnale sul gluteo
  • A bassa intensità ma sordo e continuo su tutta la fascia lombare
  • Soprattutto al mattino e si riduce quando ci si mette in moto
  • Si esprime solo con determinati movimenti
  • Compare in posizione seduta, soprattutto quando si sta seduti tanto tempo
  • Si manifesta in stazione eretta quando si sta in piedi per tempi prolungati
  • Persistente sia da sdraiati che da seduti

La modalità di acquisizione può essere:

  • Graduale: è la modalità più frequente.
  • Di solito il Paziente incomincia ad avere un leggero fastidio che nel tempo si trasforma in un dolore sempre più invalidante.
  • Improvvisa: è il classico colpo della strega.
  • Il dolore si scatena improvisamente sempre in seguito a qualche particolare evento a cui di solito, come naturale conseguenza, viene attribuita la responsabilità del mal di schiena.

Rigidità lombare

La rigidità muscolare e articolare è spesso associata al mal di schiena.

Dal momento che, come vedremo, le cause del mal di schiena sono soprattutto di ordine meccanico, va da sé che la mobilità del tratto lombo sacrale è spesso limitata.

Il Paziente si sente rigido sia in movimenti di rotazione da destra a sinistra che soprattutto in movimenti di flessione verso il basso: in questi casi allacciarsi le scarpe è un problema.

La rigidità si manifesta soprattutto al mattino, appena scesi da letto e poi si attenua leggermente nel corso della giornata senza però scomparire del tutto.

In realtà, come vedremo, in caso di rigidità il problema meccanico (vedi dopo) è sempre associato ad un problema emodinamico (vedi dopo).

Entrambi sono risolvibili con l'Osteopatia.

Forme particolari di mal di schiena e sintomi associati

Esistono forme particolari di mal di schiena e sintomatologie associate che si riscontrano con una certa frequenza:

  • Sciatica o lombosciatalgia: il dolore non resta confinato alla schiena ma viene riferito anche agli arti inferiori. Per maggiori approfondimenti puoi consultare la sezione sulla lombosciatalgia o sciatica.
  • Coccigodinia: il dolore al coccige. Rappresenta una situazione molto particolare neanche classificabile, per la verità, come mal di schiena.
  • Spesso si presenta da solo, mentre a volte associato al mal di schiena. Per maggiori approfondimenti puoi consultare la sezione sul dolore al coccige o coccigodinia.
  • Sacro ileite: si tratta di un dolore riferito alle articolazioni sacro iliache, cioè le fossette posteriori del bacino, che spesso si riflette in avanti a livello inguinale.
  • Sindrome del piriforme: la sindrome del piriforme si manifesta come un dolore profondo al centro del gluteo, come una pugnalata.
  • Si tratta in realtà di una contrattura del muscolo piriforme, un muscolo del bacino che serve a muovere l'anca.
  • Visto che sotto al muscolo piriforme passa il nervo sciatico, talvolta al dolore sul gluteo si associa anche un dolore alla gamba.
  • Per maggiori approfondimenti puoi consultare la sezione sulla sindrome del piriforme.
  • Manifestazioni soggettive riferite dai singoli Pazienti: sono molto varie. Ciascun Paziente arricchisce sempre il comune corredo sintomatico di espressioni assolutamente soggettive sia nella forma che nell'intensità.

Esami diagnostici per il tratto lombo sacrale

In caso di problemi al tratto lombo sacrale normalmente vengono prescritti specifici esami diagnostici, soprattutto per immagini, in modo da indagare lo stato anatomico e funzionale del rachide cervicale.

Radiografia (RX)

L'immagine ai raggi X evidenzia soprattutto lo stato della struttura ossea ma non i tessuti molli che risultano radiotrasparenti. Pertanto un esame RX è utile per escludere fratture o alterazioni della struttura scheletrica ma non dà informazioni (se non indirette) sullo stato dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni.

Risonanza magnetica nucleare (RMN)

Questa tecnologia viene impiegata per ottenere immagini dettagliate di molti tessuti, consentendo di apprezzare particolari non rilevabili con altre tecniche. è possibile analizzare la vascolarizzazione dei tessuti, lo stato di idratazione dei dischi intervertebrali e lo stato anatomico delle articolazioni.

Tomografia assiale computerizzata (TAC)

Può essere eseguita con o senza mexzzo di contrasto ed è particolarmente utile per indagare il tessuto osseo in maniera specifica, quindi per lo studio delle strutture scheletriche.

Mielografia

Si tratta di un esame molto invasivo eseguito con mezzo di contrasto per valutare lo stato del midollo spinale. Viene eseguito in caso di sospetta ernia lombare qualora gli esami precedenti non abbiano dato esiti certi.

Cause del mal di schiena

Il mal di schiena dipende essenzialmente da disguidi funzionali su base osteopatica esenzialmente di natura biodinamica, come vedremo in seguito.

Classicamente tuttavia vengono considerate cause di mal di schiena sia situazioni che in parte sono esse stesse secondarie ad adattamenti osteopatici, sia generici fattori di rischio o meccanismi traumatici accidentali che solitamente intervengono su schemi osteopatici già presenti.

Elenchiamo sotto le principali eventualità ritenute responsabili del mal di schiena cercando di analizzarle nel dettaglio.

Scoliosi

La scoliosi è un adattamento funzionale e anatomico della colonna vertebrale nelle tre dimensioni dello spazio.

Dal momento che le curve più evidenti da un punto di vista macroscopico si trovano sul piano frontale, le curve scoliotiche vengono generalmente denominate sulla base della loro concavità (o convessità) rispetto ai lati destro e sinistro.

Tuttavia l'adattamento scoliotico si sviluppa anche sui piani orizzontale e sagittale e costituisce, nel suo insieme, un fenomeno molto complesso che interessa in maniera importante anche la gabbia toracica e, conseguentemente, gli organi interni.

La scoliosi
La scoliosi

La scoliosi inizia a strutturarsi in età pediatrica, quando lo scheletro è ancora malleabile e si consolida durante la crescita, per lo meno fino alla pubertà, in seguito alla progressiva calcificazione dello scheletro.

In età adulta pertanto risulta impossibile apportare modifiche strutturali alle curve scoliotiche poiché lo scheletro risulta ormai del tutto ossificato; inoltre le stesse vertebre subiscono deformazioni anatomiche sostanziali.

Nella maggior parte dei casi la scoliosi viene definita idiopatica, vale a dire di origine ignota.

Da un punto di vista osteopatico tuttavia si osserva come in realtà esistano precise forze, soprattutto di tipo compressivo, capaci di procurare deviazioni della colonna vertebrale dai fisiologici assi di mobilità.

La colonna vertebrale pertanto, durante lo sviluppo, tende ad adattarsi sulla base di queste linee di forza e si conforma di conseguenza.

In età adulta la forma della colonna vertebrale non è più modificabile ma tali forze spesso sono ancora attive.

Il dolore percepito pertanto non dipende tanto dalla forma della colonna, dalla scoliosi in sé, quanto piuttosto dal fatto che sono attive disfunzioni meccaniche capaci di generare tensioni e compressioni sia sulla periferia che soprattutto all'interno della colonna vertebrale, a livello del canale vertebrale.

Il lavoro osteopatico è orientato alla correzione di dette disfunzioni, che cessano così di creare tensioni interne, restituendo un enorme sollievo al Paziente sotto il profilo sintomatico.

Certamente le deviazioni scoliotiche ormai consolidate non potranno più essere corrette ma d'altronde, ai fini del benessere della persona, in realtà non è neanche necessario.

Anzi la correzione forzosa delle curvature scoliotiche, soprattutto per via chirurgica, rappresenta un'opzione estrema e dovrebbe essere presa in considerazione solo in caso di gravi deficit funzionali.

Ma anche in questo caso è comunque auspicabile eliminare le disfunzioni osteopatiche ancora attive a livello della colonna vertebrale allo scopo di scaricare al massimo le tensioni e restituire una maggiore armonia funzionale al sistema.

L'Osteopatia lavora proprio seguendo questo paradigma.

Ricapitolando si può dire che il mal di schiena non dipende tanto dalla scoliosi in sé ma dalle disfunzioni biodinamiche a monte responsabili, tra l'altro, della stessa scoliosi

Per questo, intervenendo con l'Osteopatia, la presenza di scoliosi non rappresenta quasi mai un ostacolo per la cura del mal di schiena.

Per maggiori approfondimenti sulla scoliosi puoi andare alla sezione della scoliosi.

Artrosi lombare

Per capire che cosa sia l'artrosi bisogna innanzitutto capire come è conformata un'articolazione, cioè una giuntura fra due ossa.

Un'articolazione
Un'articolazione

La superficie dell'osso che entra in contatto con un altro osso viene denominata superficie articolare.

La superficie articolare tuttavia non è costituita da tessuto osseo ma da tessuto cartilagineo, un tessuto leggermente più morbido del tessuto osseo.

Quindi le superfici articolari sono ricoperte di cartilagine: la cartilagine articolare.

Le cartilagini articolari hanno un determinato spessore che varia a seconda dell'articolazione: per esempio l'articolazione dell'anca presenta cartilagini articolari spesse perché l'anca deve sostenere il peso del corpo.

Le articolazioni delle vertebre lombari al contrario presentano cartilagini meno spesse perché non devono sorreggere totalmente il peso del corpo, che si scarica in buona parte sui dischi intervertebrali.

Uno spessore maggiore, al contrario, presentano le cartilagini articolari delle articolazioni sacro iliache, su cui si scarica effettivamente il peso del corpo.

Lo spessore delle cartilagini articolari si può ridurre nel corso del tempo.

Tale processo è in parte fisiologico, dipende dal passare dell'età, ma in determinate situazioni patologiche o disfunzionali può essere notevolmente accelerato.

Quando la riduzione dello spessore delle cartilagini articolari supera determinati parametri si dice che l'articolazione presenta artrosi.

Un'articolazione con artrosi
Un'articolazione con artrosi

L'artrosi pertanto è la riduzione eccessiva dello spessore delle cartilagini articolari.

Ma al di là della fisiologica riduzione di spessore dovuta agli anni, quali sono le cause che accelerano in maniera anomala i processi artrosici?

In realtà, al di là di patologie specifiche come per esempio l'artrite reumatoide, la degenerazione artrosica dell'articolazione nella maggior parte dei casi è favorita da disguidi meccanici a livello dell'articolazione.

In parole più semplici, molte volte si instaurano problemi funzionali dello scheletro che provocano compressioni eccessive sulle cartilagini articolari.

Tali compressioni costringono le articolazioni a lavorare secondo assi non fisiologici o comunque in maniera errata.

In queste condizioni le articolazioni si usurano, al pari di un ingranaggio che è costretto a girare con della sabbia in mezzo, e le cartilagini articolari si riducono di spessore.

Si sviluppa pertanto l'artrosi.

Ernia del disco

Per capire che cosa sia un'ernia lombare bisogna prima sapere come è fatta una vertebra e soprattutto sapere come è fatto un disco intervertebrale.

Le vertebre sono ossa più o meno cilindriche appilate l'una sull'altra; fra una vertebra e l'altra sono interposti dischi fibrocartilaginei: i dischi intervertebrali.

I dischi intervertebrali servono ad ammortizzare le sollecitazioni meccaniche in arrivo dall'alto, come se fossero gli ammortizzatori di un'automobile e hanno quindi una funzione meccanica molto importante.

L'ernia del disco
L'ernia del disco

Tuttavia in alcuni casi i dischi intervertebrali possono degenerarsi, cioè assottigliarsi; nei casi estremi possono addirittura scomparire e le due vertebre arrivare a toccarsi e addirittura a fondersi insieme.

Ma come può una struttura così robusta come un disco intervertebrale arrivare a degenerarsi?

Bisogna sapere che il disco intervertebrale riesce a sopportare bene compressioni notevoli ma a patto che durino poco tempo.

Per esempio se un Paziente cade all'indietro e si insacca con la schiena, il disco normalmente non subisce alcun danno.

In tali situazioni, caso mai, spesso si frattura la vertebra, cioè l'osso, ma non si rovina il disco.

Ciò che invece rovina il disco sono le compressioni minime ma che durano tanto tempo, poiché in questi casi il disco tende a comprimersi e non ha mai il tempo di recuperare la propria forma.

La compressione costante tende a schiacciare e allargare il disco: la porzione estrusa, allargata, spanciata viene definita ernia del disco o bulging, secondo la terminologia anglosassone.

Nei casi più gravi la parte esterna del disco si lacera e il nucleo polposo, la porzione interna gelatinosa, fuoriesce: in questi casi si parla di ernia espulsa.

L'ernia espulsa, o comunque l'enia del disco oltre un certo livello, diventa fonte di problemi perché può andare a schiacciare il nervo intervertebrale che passa proprio in prossimità del disco intervertebrale.

Visto che dal tratto lombo sacrale fuoriescono i nervi diretti agli arti inferiori, in qualche caso un'ernia lombare può compromettere la funzione di una gamba o provocare un dolore a una gamba.

Spondilolistesi

Si definisce spondilolistesi lo scivolamento patologico di una vertebra sulla vertebra sottostante.

Lo scivolamento può avvenire in avanti, in dietro o lateralmente per cui si parla di anterolistesi, retrolistesi o laterolistesi.

Normalmente la vertebra soprastante tende a scivolare in avanti per cui generalmente la spondilolistesi si manifesta come anterolistesi.

La spondilolistesi
La spondilolistesi

Dal momento che la vertebra soprastante è ancorata alla sottostante da un istmo osseo, lo scivolamento in avanti quasi sempre si accompagna ad una rottura dell'istmo, per cui si ha una spondilolisi.

La spondilolistesi interessa principalmente le ultime due vertebre lombari: L4 e L5.

La causa originaria dell'anterolistesi va ricercata in ambito biomeccanico e funzionale: una vertebra infatti scivola sulla sottostante in una direzione se viene trazionata verso quella direzione da forze ben precise.

Il sovrappeso corporeo non è una spiegazione sufficiente.

Innanzitutto si riscontrano spondilolistesi anche in persone molto magre; inoltre la forza peso, orientata verso il basso, non spiegherebbe le retrolistesi e le laterolistesi, per quanto meno numerose.

L'origine traumatica non è ancora una spiegazione convincente: molte persone che presentano spondilolistesi riferiscono di non avere mai subito traumi significativi.

In realtà in caso di spondilolistesi si riscontrano sempre disequilibri funzionali osteopatici a livello della colonna vertebrale e del bacino.

Queste disfunzioni sono in grado di generare forze notevoli che si scaricano sulle singole vertebre trazionandole verso direzioni diametralmente opposte.

Soprattutto il problema è che queste forze vengono esercitate in maniera costante nel tempo.

Uno squilibrio osteopatico, infatti, rimane attivo in maniera continuativa non concedendo mai momenti di ristoro ai tessuti, neanche nelle ore notturne.

La continua tensione per mesi, se non anni, crea infine una rottura degli istmi ossei che tengono ancorate le vertebre e i corpi vertebrali, trattenuti solo dal disco intervertebrale e dai muscoli, cominciano a scivolare verso la direzione di spinta.

Allo scopo di correggere questa situazione bisogna intervenire essenzialmente sulla riduzione di questi schemi disfunzionali, in maniera precisa.

Se si prescinde da ciò difficilmente si riuscirà a raggiungere risultati significativi su una listesi vertebrale.

L'Osteopatia lavora proprio in questo senso.

Osteoporosi

Si definisce osteoporosi la riduzione di massa ossea oltre un certo livello.

Da un punto di vista statistico ed epidemiologico si assiste ad un aumento dell'osteoporosi nella popolazione in generale con l'avanzare dell'età, ma soprattutto nelle donne dopo la menopausa.

L'osteoporosi, insieme all'osteomalacia (demineralizzazione ossea), è considerata fattore di rischio soprattutto nei confronti delle fratture ossee in quanto l'osso risulta indebolito, più fragile, e quindi maggiormente soggetto all'eventualità di frattura.

Tuttavia l'osteoporosi non è un fenomeno doloroso per cui l'Osteoporosi non è causa di mal di schiena.

L'osso infatti è innervato solo in superficie, a livello del periostio (la pellicola che lo ricopre), mentre all'interno non presenta recettori dolorifici.

Pertanto, durante il processo di riduzione della massa ossea, in realtà la persona non si accorge di nulla.

Molte persone con l'osteoporosi non presentano alcun tipo di dolore.

A ulteriore riprova di ciò sta il fatto che, in caso di mal di schiena, la somministrazione di cure per l'osteoporosi (calcio, vitamina D, paratormone) non dia mai risultati apprezzabili significativi o duraturi.

Sovrappeso

Il sovrappeso è un fattore di rischio per numerose patologie ed è quindi un parametro da tenere sotto controllo con la massima attenzione.

Tuttavia il sovrappeso non è causa di mal di schiena, per lo meno non può essere considerato, di per sé, causa di mal di schiena.

La riprova sta nel fatto che esistono persone obese che non lamentano dolori e persone sotto peso che, al contrario, presentano mal di schiena.

Inoltre, per quello che è possibile osservare, la maggior parte dei Pazienti che lamentano lombalgia è costituita da persone assolutamente nei limiti della norma sotto il profilo ponderale.

La causa scatenante il dolore lombare è da ricercarsi, ancora una volta, a livello biomeccanico.

Il sovrappeso può al limite andare ad esacerbare una situazione già compromessa alla base: se il peso dall'alto si scarica in maniera inadeguata verso il basso, è ovvio che il sintomo espresso sarà in parte anche influenzato dalla quantità di peso.

Tuttavia in caso di lombalgia la dieta ipocalorica non rappresenta una soluzione in senso specifico, come dimostrano le statistiche.

È necessario soprattutto ripristinare la funzione dinamica del tratto lombo sacrale.

Traumi diretti

Un trauma diretto può essere causa scatenante di mal di schiena.

Gli eventi più frequenti in realtà sono traumi auto indotti come starnuti o colpi di tosse ma in via accessoria, da un punto di vista statistico più raramente, possono intervenire anche traumi esterni come incidenti automobilistici, lavorativi o domestici.

Certamente traumatismi eccezionalmente gravi possono effettivamente creare forme di scompenso importanti.

Tuttavia, quando un mal di schiena si scatena in seguito ad un piccolo trauma, nella maggior parte dei casi uno schema disfunzionale di tipo osteopatico era già presente in precedenza.

Il trauma fa solo da meccanismo di innesco; però, proprio per questo, spesso gli viene attribuita l'effettiva responsabilità del mal di schiena.

Spesso i Pazienti riferiscono di come un mal di schiena si sia scatenato in seguito a un movimento sbagliato (se mai esistano movimenti sbagliati!), a un lavoro particolarmente intenso o semplicemente per essersi chinati verso il basso.

Quando lo scatenamento è improvviso si parla, in questi casi, di colpo della strega.

In questi casi in realtà lo schema era già costruito da tempo e aspettava semplicemente un'occasione per esprimersi.

Postura e abitudini

La postura e le abitudini, sia lavorative che giornaliere, non sono mai causa primaria di mal di schiena.

Non esistono posture sbagliate o movimenti sbagliati.

Da un punto di vista biomeccanico, qualsiasi modalità espressiva siamo in grado di manifestare è assolutamente lecita e consentita, anche le posture o i movimenti più inconsueti.

Certamente esistono le situazioni estreme, spesso riconducibili a particolari mestieri o professioni.

Ma nella maggior parte dei casi un dolore posturale o un dolore durante l'esecuzione di un movimento si manifesta quando alla base esiste già uno scompenso.

La soluzione va ricercata soprattutto in questa direzione: è assolutamente inutile cercare di mantenere una postura in maniera forzata o cercare di evitare un movimento.

Bisogna piuttosto riequilibrare la funzione dinamica dell'apparato locomotore, in modo da poter mantenere liberamente quella postura o eseguire liberamente quel movimento.

L'Osteopatia segue questo tipo di impostazione.

Approccio terapeutico tradizionale al mal di schiena

L'approccio terapeutico tradizionale costituisce sempre la soluzione di prima scelta per il Paziente poiché è lì che viene indirizzato in caso di mal di schiena.

Generalmente il percorso di recupero è il medesimo per tutti ed è costituito da diverse fasi.

A meno che non si tratti di un mal di schiena a insorgenza acuta, tipo colpo della strega, nelle prime fasi il Paziente tende a sopportare il disagio nella speranza che passi da solo.

Talvolta in effetti è così.

Il problema è che, nel corso del tempo, gli attacchi tendono a intensificarsi sia intermini di frequenza che di intensità.

Solo quando il problema raggiunge una certa intensità il Paziente incomincia ad attivarsi rivolgendosi al Medico di Medicina Generale, il quale tende a indirizzarlo verso percorsi terapeutici tradizionali.

Nell'ambito delle terapie convenzionali, per chi soffre di mal di schiena esiste un ventaglio di proposte effettivamente molto ampio.

Solitamente il criterio di somministrazione è basato su parametri di tipo sintomatico.

Vale a dire si parte da terapie blande in caso di dolore lieve, fino ad arrivare a terapie più importanti in caso di problemi maggiormente compromettenti.

Quindi, a seconda dei casi, possono essere proposte diverse soluzioni alternative.

Accorgimenti posturali

Normalmete la prima cosa che viene consigliata a un Paziente che soffre di mal di schiena è di cercare di migliorare la propria postura.

Certamente migliorie ergonomiche delle postazioni lavorative, come anche l'acquisto di materassi per rendere confortevole il sonno, è assolutamente utile.

In qualche caso possono essere utili sedie ergonomiche o miglioramenti ergonomici della postazione di lavoro, quando possibile.

Attività motoria

Spesso il Paziente che soffre di mal di schiena è avviato verso l'attività motoria: esistono moltissime forme di attività motoria finalizzate a far lavorare la schiena e il tratto lombare.

Pilates, stretching, yoga, nuoto o attività acquatiche, ginnastica posturale, ginnastica dolce e via dicendo.

In linea di massima le varie metodiche si equivalgono abbastanza.

Tuttavia l'indicazione verso un'attività motoria dipende soprattutto dalla tipologia di problema in atto:

  • Squilibri emodinamici: in questi casi l'attività motoria è consigliata in quanto rappresenta, se non una soluzione, per lo meno un palliativo.
  • Squilibri biomeccanici: l'attività motoria è sconsigliata perché va a gravare su strutture che lavorano su assi non fisiologici.
  • Fa eccezione il nuoto in quanto permette di far lavorare i muscoli senza gravare sulla zona lombare, dal momento che il Paziente galleggia in acqua. Da evitare, al contrario, attività basate su balzi o compressioni come corsa, ginnastica ritmica o attività pesistica.

Nelle sezioni successive vedremo le differenze tra le due tipologie di problema.

Tutori

Come rinforzo alle soluzioni precedenti, a volte può essere introdotto l'utilizzo di un tutore.

Il tutore maggiormente in voga è il corsetto ortopedico leggero, ausilio molto economico e facilmente applicabile.

Esiste un'ampia gamma di corsetti o bustini che vanno da semplici fasce elastiche a strutture arricchite di stecche elastiche.

Il corsetto mantiene il tratto lombare in leggera compressione dandogli un minimo sostegno e dando al Paziente un minimo sollievo.

Il corsetto leggero non ha funzioni meccaniche importanti per la verità, non sostiene realmente la schiena del Paziente, tuttavia dà un certo conforto, in parte anche psicologico.

Terapia farmacologica

Quando con le proposte precedenti non si riesce a risolvere il problema, solitamente il Paziente viene avviato (o si avvia spontaneamente) verso la soluzione farmacologica.

La farmacologia offre un'ampia gamma di soluzioni che vanno da semplici prodotti da banco a farmaci cortisonici o addirittura oppiacei nei casi più gravi.

Inoltre anche la via somministrativa è piuttosto varia: gel, pomate, compresse, cerotti, argilla, iniezioni e quant'altro.

Normalmente il farmaco lenisce il dolore nell'immediato e ha un effetto abbastanza rapido.

Tuttavia quando finisce l'effetto è necessario ricorrere a nuove somministrazioni e questo rischia di innescare meccanismi di dipendenza.

Inoltre la terapia farmacologica, come noto, può presentare effetti collaterali.

Terapia fisica

Una possibile alternativa al farmaco è la terapia fisica.

Per terapia fisica si intende in realtà di un insieme di diverse applicazioni basate su principi fisici in parte mirate al sintomo, in parte orientate al trattamento dell'apparato locomotore.

Tra le terapie fisiche maggiormente in voga ricordiamo:

  • Ultrasuonoterapia
  • TENS
  • Elettroterapia diadinamica
  • Jonoforesi
  • Elettroterapia stimolante
  • Radarterapia
  • Laserterapia
  • Tecarterapia
  • Trazioni vertebrali

Diversamente dalla terapia farmacologica la terapia fisica è priva di effetti collaterali significativi.

Tuttavia, al pari del farmaco, anche la terapia fisica è orientata al sintomo per cui, una volta finito l'effetto, è necessario ripetere l'applicazione; normalmente vengono somministrati cicli di 10 sedute di applicazioni da ripetere periodicamente.

Kinesiterapia

Come indica la parola stessa,la Kinesiterapia è la terapia basata sul movimento.

Può essere eseguita attivamente, cioè sotto forma di ginnastica correttiva, o passivamente, in questo caso è l'Operatore che muove il Paziente.

Quindi o vengono suggeriti esercizi per il tratto lombare o un Operatore (solitamente un Fisioterapista) esercita movimenti dolci sul Paziente muovendo il bacino nelle varie direzioni.

Esistono forme più evolute di kinesiterapia come le metodiche Mézière e Souchard, o rieducazione posturale globale (RPG), che hanno effetti migliori in quanto agiscono a un livello più globale.

Massoterapia

Il massaggio a fini terapeutici è senz'altro una delle forme di intervento maggiormente apprezzate dai Pazienti.

Il massaggio è generalmente molto rilassante e agisce rilassando i muscoli.

Esistono forme più evolute di massoterapia come per esempio il massaggio trasverso profondo (MTP o metodo Cyriax) che agiscono in maniera più specifica andando a stimolare punti particolari.

Chiropratica

La Chiropratica è una metodica manuale basata su una tecnica di tipo manipolativo.

La Chiropratica viene eseguita da un Chiropratico, un operatore specializzato nelle manipolazioni vertebrali.

Per manipolazione vertebrale si intende una manovra diretta su una specifica vertebra allo scopo di restituirle maggiore mobilità.

Normalmente nel corso di tali manovre si sente un tipico crack, indice della buona riuscita della manovra.

Si tratta tuttavia di una tecnica piuttosto invasiva e non praticabile su chiunque.

Esistono infatti categorie di Pazienti su cui è prudente non intervenire o limitare al massimo manovre a thrust dirette: per esempio Pazienti in età pediatrica, Pazienti in terza età, Pazienti portatori di osteoporosi o fattori di rischio analoghi.

Ozonoterapia

Consiste nell'introduzione di una miscela ossigeno/ozono in sede interdiscale.

Si tratta di una metodica piuttosto invasiva in quanto prevede un'anestesia locale a cui segue un'iniezione di ozono nel disco intervertebrale: si tratta di una tecnica molto vicina al concetto chirurgico.

L'Ozonoterapia mira a decomprimere il disco riducendone il volume attraverso l'azione ossidante della miscela di ossigeno/ozono.

Intervento chirurgico

La soluzione chirurgica rappresenta la via più drastica e invasiva tra le soluzioni convenzionali per un problema di mal di schiena.

In effetti un intervento chirurgico trova indicazione nei casi di sintomatologie gravi secondarie a importanti patologie erniarie.

Da un punto di vista chirurgico viene asportata la porzione di ernia espulsa (discectomia) eliminando la compressione sulle radici nervose interessate.

Terapie alternative o complementari

I metodi alternativi sono davvero tantissimi.

Alcuni sono addirittura riconosciuti dal sistema sanitario nazionale, altri no, ma nel complesso costituiscono un insieme di metodiche sostanzialmente prive di effetti collaterali che possono essere di valido aiuto in caso di mal di schiena.

Tra le metodiche maggiormente in voga ricordiamo:

  • Agopuntura
  • Massaggio Shiatsu
  • Massaggio ayurvedico
  • Fitoterapia
  • Medicina Tradizionale Cinese
  • Posturologia

Approccio osteopatico al mal di schiena

L'Osteopatia è in grado di risolvere la quasi totalità dei mal di schiena, agendo efficacemente sul dolore e facendo in modo che il problema non si ripresenti in futuro.

Mal di schiena e osteopatia

L'approcio osteopatico è totalmente differente dalle metodiche descritte in precedenza in quanto, mentre le terapie convenzionali sono orientate alla soppressione del sintomo, l'Osteopatia risale invece alle cause riuscendo così a restituire equilibrio e armonia all'apparato locomotore.

Questo garantisce vantaggi enormi sia da un punto di vista della sopressione del dolore che sotto il profilo funzionale, restituendo tonicità e elasticità al tratto lombare.

Pertanto l'intervento osteopatico non è mirato soltanto alla soppressione del sintomo ma punta soprattutto a riarmonizzare la funzione, garantendo quindi un benessere duraturo nel tempo.

L'indagine osteopatica si sviluppa a trecentosessanta gradi, incominciando dal tratto lombo sacrale per estendersi poi a tutti i sistemi e agli altri distretti anatomici.

Adattamenti osteopatici a livello lombo sacrale

In caso di mal di schiena l'indagine incomincia proprio dal tratto lombo sacrale: le zone indagate sono il bacino, soprattutto le articolazioni sacro iliache, e le vertebre lombari.

Da un punto di vista statistico la vera sede delle disfunzioni biomeccaniche primarie è il bacino mentre il tratto lombare presenta quasi sempre adattamenti di compenso generalmente di tipo secondario.

Tuttavia, in alcuni casi, sono presenti disfunzioni primarie evidenti anche a livello vertebrale.

Le parti maggiormente interessate sono pertanto le due ossa iliache e l'osso sacro che si trovano praticamente sempre in disfunzione in caso di mal di schiena e creano stress di tipo meccanico sia a livello delle due articolazioni sacro iliache che, in minor misura, a livello della sinfisi pubica (la porzione ossea del pube).

Queste disfunzioni sono alla base di moltissime lombalgie: quando parti strutturali di questa importanza si trovano in uno stato di disagio dinamico, l'organismo difficilmente riesce a trovare compensi adeguati per cui molto frequentemente esprime sintomi dolorosi.

Le disfunzioni osteopatiche del bacino sono facilmente correggibili con le manovre osteopatiche.

Le tecniche sono sempre molto leggere, indolori e non sono mai manipolative: anche nel caso di disfunzioni vertebrali è possibile arrivare ad una soluzione utilizzando tecniche fasciali o a energia muscolare, estremamente efficaci e del tutto prive di effetti collaterali.

Adattamenti osteopatici di tipo muscolare

Spesso alla base di uno scompenso dinamico sono presenti squilibri di tipo muscolare.

Il bacino e la zona lombare, essendo strutture portanti, sono molto muscolarizzate. I muscoli in grado di influenzare la funzione del tratto lombo sacrale si possono suddividere in quattro categorie:

  • Muscoli intrinseci del tratto lombo sacrale: sono i muscoli propri del tratto lombo sacrale, connessi alla colonna vertebrale (muscoli delle docce vertebrali), e i muscoli della parete addominale.
  • Quando si contraggono, questi muscoli creano una sensazione dolorosa su un lato del tratto lombare e spesso possono essere alla base di un atteggiamento scoliotico.
  • Muscoli extrarotatori dell'anca: moltissimi muscoli del bacino e del tratto lombo scarale si inseriscono sul femore e hanno una funzione dinamica diretta all'anca, soprattutto per quanto riguarda il movimento di extra rotazione.
  • Le contratture di questi muscoli sono largamente responsabili di lombalgie e lombosciatalgie: appartengono a questo gruppo il muscolo piriforme e il muscolo ileo psoas, spesso responsabili di problemi funzionali di una certa portata.
  • Muscoli del pavimento pelvico: questi muscoli costituiscono un elemento di chiusura verso il basso del piccolo bacino e costituiscono la base di appoggio per i visceri del piccolo bacino.
  • Le contratture di questi muscoli creano disagi notevoli che si esprimono spesso con lombalgia, mal di schiena e, talvolta, dolore al coccige.
  • Vai al pavimento pelvico per capire meglio la sua conformazione.
  • Diaframma: il diaframma, il muscolo della respirazione, ha un ruolo importante nell'origine del mal di schiena.
  • Innanzitutto può creare problemi tensivi a livello lombare a causa delle sue potenti inserzioni sulle vertebre lombari (pilastri diaframmatici).
  • In secondo luogo le contratture del diaframma, andando a comprimere gli orifizi dei vasi venosi, creano problemi di drenaggio notevoli con ripercussioni di tipo emodinamico.

Le contratture muscolari vanno tenute sotto controllo e corrette perché spesso sono alla base di dolori lombo sacrali importanti.

Bisogna tuttavia considerare che le contratture dei muscoli generalmente dipendono sempre da disfunzioni primarie localizzate a monte.

Il muscolo in realtà è un effettore, esegue ordini, solitamente se si contrae è perché sta ricevendo l'ordine di contrarsi.

Mal di schiena e osteopatia

L'ordine di solito arriva da una disfunzione dinamica localizzata a monte, quindi per decontratturare un muscolo bisogna correggere lo schema disfunzionale che lo mantiene contratto.

Al pari di una lampadina della luce, per spegnerla bisogna premere l'interruttore.

Tuttavia in alcuni casi, anche correggendo lo schema osteopatico a monte, alcune fibre muscolari continuano a permanere in uno stato di contrattura: questo capita quando il problema è in atto da tanto tempo.

In questi casi è necessario lavorare sulle contratture in maniera diretta ma, in ogni caso, solo dopo aver corretto la situazione dinamica a monte.

Per questo motivo una tecnica orientata unicamente al muscolo, come un massaggio, è di per sé insufficiente a risolvere il problema: il muscolo si decontrae ma subito dopo torna a contrarsi.

Il massaggio o lo streching allungano il muscolo ma non spengono l'interruttore.

L'Osteopatia lavora sulle contratture andando prima a riequilibrare la funzione dinamica globale e poi andando a lavorare sulle fibre muscolari in maniera specifica.

L'intervento osteopatico garantisce pertanto una decontratturazione stabile delle fibre muscolari e per questo dà un vero senso di rilassamento al Paziente.

Le tecniche di intervento sono del tutto indolori, non invasive e della massima efficacia.

Adattamenti osteopatici a livello cranio sacrale

Gli squilibri di tipo cranio sarale sono tra le principali cause di mal di schiena.

Questo perché gli adattamenti della sfera craniale si riflettono sempre sull'osso sacro, creando importantissimi disagi e molte forme di compenso sulle parti circostanti.

Le disfunzioni osteopatiche della base del cranio infatti si riflettono sempre verso il basso, sull'osso sacro in particolare, e creano adattamenti disfunzionali in grado di compromettere la dinamica dell'intero bacino e della colonna vertebrale.

Tecnica cranio sacrale

Per quanto è possibile osservare, senza correggere le disfunzioni osteopatiche di tipo cranio sacrale è letteralmente impossibile apportare correzioni significative al tratto lombo sacrale.

La maggior parte degli adattamenti dinamici lombo sacrali infatti sono del tutto secondari a disfunzioni cranio sacrali.

È perfettamente inutile trattare una vertebra o decontratturare un muscolo se prima non si va a riequilibrare la base del cranio: finito il trattamento tutto tornerà esattamente come prima.

Per questo motivo il trattamento osteopatico è orientato al riequilibrio cranio sacrale.

Addirittura, in qualche caso, soprattutto nelle situazioni in cui il problema non è troppo cronicizzato, il solo trattamento cranio sacrale è sufficiente a risolvere una situazione.

Le tecniche cranio sacrali sono assolutamente eficaci e rilassanti.

Per capire meglio come funziona il sistema cranio sacrale puoi consultare la sezione sul sistema cranio sacrale.

Adattamenti osteopatici a livello viscerale

In alcuni casi restrizioni funzionali a livello di alcuni visceri possono creare squilibri biodinamici dell'apparato locomotore.

Questo perché i visceri sono contenuti in un sistema connettivo di sacchi fibrosi inseriti sugli elementi ossei dello scheletro.

Tecnica viscerale

In poche parole i visceri si appendono allo scheletro attraverso i propri legamenti fibrosi, per cui una restrizione viscerale crea tensioni anomale sullo scheletro.

In realtà le tensioni non partono tanto dal viscere in sé, quanto piuttosto dagli elementi fibrosi che ne costituiscono l'involucro.

Per cui in Osteopatia, quando si parla di disfunzione viscerale, non si intende riferirsi al fatto che i visceri siano in una situazione patologica, ma piuttosto si intende che i loro involucri fibrosi presentano delle restrizioni di mobilità.

Queste restrizioni possono essere tensioni meccaniche, aderenze con elementi contigui o eventualità analoghe.

Per inciso, quando sono presenti disfunzioni viscerali, in realtà gli organi viscerali funzionano perfettamente; semplicemente i loro involucri fibrosi presentano tensioni.

Le disfunzioni viscerali che possono provocare lombalgia sono soprattutto disfunzioni relative a:

  • Piccolo bacino: vescica, retto e utero sono gli organi coinvolti.
  • Soprattutto la vescica è largamente responsabile di restrizioni retro pubiche capaci di creare catene disfunzionali che si ripercuotono sull'osso sacro e nelle zone limitrofe.
  • Zona retro peritoneale: i reni talvolta possono presentare aderenze con i muscoli psoas e dare origine a tensioni verso il basso, a livello dell'anca e del bacino.
  • Fosse iliache: le restrizioni dei legamenti del colon a livello delle fosse iliache possono creare problemi sulla mobilità iliaca.
  • Soprattutto la fossa iliaca destra è coinvolta a causa delle distonie dell'intestino cieco, in qualche caso per problemi di ordine alimentare (a livello ciecale vi sono spesso accumuli di cibo).

Le disfunzioni osteopatiche di tipo viscerale possono essere corrette con opportune manovre che non sono mai invasive né dolorose.

Adattamenti osteopatici a livello dell'arto inferiore

In alcuni casi problemi funzionali localizzati a livello dell'arto inferiore possono dare origine a catene adattative verso l'alto che facilmente coinvolgono il tratto lombo sacrale e possono arrivare addirittura a livello cervicale.

Per questo, in caso di mal di schiena, è necessario testare con cura i giunti articolari degli arti inferiori.

Tecnica viscerale

Il segmento coinvolto più frequentemente è senza dubbio il piede a cui segue il ginocchio, mentre l'anca presenta problemi osteopatici soprattutto a livello muscolare (vedi sopra) mentre raramente a livello articolare.

Il piede è spesso sede di disfunzioni primarie: frequentemente si riscontrano disfunzioni a livello dei metatarsi, come anche disfunzioni sotto astragaliche e dell'estremità distale del perone, tutte eventualità per lo più secondarie a traumi diretti come distorsioni in inversione.

Inoltre spesso sono coinvolti i muscoli del piede sia intrinseci che estrinseci.

Questi Pazienti possono non presentare dolore agli arti inferiori, ma trattando queste disfunzioni riferiscono di percepire maggior leggerezza alla schiena e minor dolore al tratto lombosacrale.

Questo per illustrare come funziona la biomeccanica dell'apparato locomotore.

Quando è in atto una situazione del genere, il Paziente non riesce mai a trovare una soluzione al mal di schiena con applicazioni sul tratto lombare: semplicemente l'origine del problema è da un'altra parte.

Le disfunzioni dell'arto inferiore vengono trattate con tecniche dirette e con tecniche muscolo fasciali del tutto indolori e molto liberatorie, anche sotto il profilo somato emozionale.

Disguidi funzionali su base osteopatica

Gli schemi disfunzionali visti in precedenza possono innescare, nel loro complesso, due tipi di adattamento dinamico: uno squilibrio biomeccanico e uno squilibrio emodinamico.

Queste modalità non sono alternative l'una all'altra, ma molto spesso coesistono: quasi tutti i casi di lombalgia in realtà sono espressioni di un quadro misto con la preponderanza di uno dei due aspetti.

Vediamo meglio nel dettaglio.

Mal di schiena su base biomeccanica

In molti casi la lombalgia è causata da problemi biomeccanici: cioè alcune parti del tratto lombo sacrale non si muovono nella maniera corretta, sono soggette a limitazioni della propria mobilità.

Una disfunzione di tipo biomeccanico è un particolare tipo di adattamento funzionale che costringe un'articolazione a lavorare in maniera errata, secondo assi non fisiologici.

In altri termini un segmento corporeo, invece di lavorare in maniera fluida, presenta un movimento anomalo. Come un ingranaggio che, invece di girare liberalmente, gratta e stride.

Mal di schiena sotto sforzo

In questo modo si creano forme di compenso come contratture muscolari, limitazioni articolari, infiammazioni, compressioni discali che spesso si esprimono con sintomi dolorosi.

L'osso sacro, le ossa iliache e le vertebre lombari sono le parti coinvolte più frequentemente.

I disagi meccanici si manifestano con dolori che si sviluppano durante la giornata, da seduti, da in piedi o durante lo svolgimento di particolari movimenti.

Inoltre il Paziente si sente stanco a fine giornata e trova conforto riposandosi a letto.

Per capire come una singola disfunzione meccanica possa creare problemi a livello generale, bisogna immaginare il corpo come un sistema di ingranaggi: se uno solo si blocca, crea disagio a tutti gli altri.

Per cui, in questi casi, l'intero organismo risulta compromesso da un punto di vista dinamico, anche se il sintomo si esprime soltanto a livello lombare.

Per questo motivo tutto risulta più faticoso perché le resistenze interne fra i vari segmenti ossei creano attrito: per cui anche i movimenti più semplici risultano spesso fonte di grandi fatiche.

Infine un disagio meccanico mantenuto per lungo tempo può provocare problemi cronico degenerativi poiché una parte che lavora male tende a logorarsi (artrosi, ernie discali, ecc.) o a sviluppare adattamenti cronici (osteofiti, sclerosi delle superfici articolari, scoliosi, ecc.).

In questi casi un intervento osteopatico è fondamentale.

In caso di problemam biomeccanico l'attività motoria è sconsigliata poiché, oltre a non restituire mobilità alle parti in disfunzione, costringe le parti non in disfunzione a doversi adattare alle precedenti e quindi a lavorare in maniera non fisiologica.

Il solo intervento utile è quello osteopatico in quanto è mirato al ripristino della normale funzione fisiologica dei segmenti in disfunzione.

Mal di schiena su base emodinamica

In questo caso le disfunzioni osteopatiche, invece di bloccare meccanicamente delle parti, provocano la compressione dei vasi venosi e linfatici impedendo quindi al sangue e alla linfa di tornare verso il cuore.

La compressione avviene generalmente sulla base di una contrattura muscolare, nel senso che in alcuni casi la contrattura di un muscolo può determinare lo strozzamento di un vaso venoso.

Il muscolo maggiormente coinvolto è il diaframma, attraverso cui passano:

  • Vena cava inferiore: raccoglie il sangue dalle vene iliache di ritorno dagli arti inferiori.
  • Vena azygos: raccoglie il sangue della parete lombare di destra.
  • Vena emiazygos: raccoglie il sangue della parete lombare di sinistra.
  • Dotto toracico: raccoglie la linfa in arrivo dal bacino e dagli arti inferiori.

Le contratture del diaframma possono portare compressioni su questi vasi provocando un rallentamento del flusso di ritorno ematico e linfatico.

Come conseguenza si formano raccolte di sangue in periferia e soprattutto in prossimità dei forami di coniugazione, i fori tra le vertebre da cui escono i nervi.

Soprattutto il sistema delle vene azygos ha le maggiori responsabilità.

Mal di schiena al mattino

Le due vene sono infatti piuttosto sottili per cui facilmente soggette a compressioni. Inoltre, raccogliendo il sangue della parete lombare, passano in prossimità dei nervi intercostali per cui, quando si gonfiano, vanno a comprimere i rami nervosi.

La pressione che si genera preme le radici nervose e il Paziente percepisce sintomi dolorosi locali e nei territori di innervazione dei nervi coinvolti.

Inoltre la difficoltà di drenaggio crea problemi anche ai tessuti che presentano edema, cioè gonfiore, e risultano meno elastici.

Il problema emodinamico viene parzialmente attenuato col movimento poiché, in una situazione dinamica, il sangue tende a scorrere più facilmente e viene drenato con rapidità.

Pertanto il disagio emodinamico provoca lombalgie che si manifestano da fermi, da seduti o da sdraiati e tipicamente al mattino appena svegli. L'immobilità notturna infatti è responsabile di un accumulo ematico che si scarica via via col movimento e poi tende a scomparire nel corso delle prime ore della mattinata.

Per lo stesso motivo, in caso di problema emodinamico il dolore si attenua col movimento: i Pazienti con un problema emodinamico molto spesso sono costretti a fare attività motoria per stare bene.

Lo sport tuttavia non rappresenta una vera soluzione ma solo un sistema tampone poiché questi Pazienti, non appena si fermano, tornano a stare male.

Per questo è necessario, in questi casi, intervenire sulle disfunzioni osteopatiche alla base di questi schemi disfunzionali e apportare correzioni stabili.

Il problema emodinamico ha tempi di risoluzione un po' più lunghi rispetto al problema biomeccanico in quanto, una volta effettuate le opportune correzioni, bisogna dare il tempo all'organismo di ristabilire il circolo e il microcircolo locali lungo le fisiologiche vie di drenaggio.

Gambe gonfie

Un interesse particolare assume la compressione del dotto toracico.

Il dotto toracico raccoglie la linfa reflua dal bacino e dagli arti inferiori per cui un disagio emodinamico questo livello provoca ristagni linfatici soprattutto a livello degli arti inferiori.

Questo provoca soprattutto gonfiore alle gambe e fenomeni di ritenzione idrica tra cui la cellulite.

In questi casi è necessario lavorare sulla contrattura del diaframma per eliminare qualsiasi impedimento alla risalita della linfa.

Se si prescinde da questo tipo di intervento qualsiasi manovra di linfodrenaggio a livello locale risulta completamente inutile.

La linfa infatti, anche se drenata dagli arti inferiori, continua ad avere difficoltà a risalire verso l'alto e, successivamente, tende di nuovo a ridistribuirsi verso il basso.

In questi casi pertanto è assolutamente indispensabile un intervento osteopatico al fine di riequilibrare stabilmente queste strutture e ristabilire un corretto flusso emodinamico.

Osteopatia su problemi lombari di grado avanzato

Osteopatia e scoliosi

Come visto in precedenza il mal di schiena non dipende tanto dalla presenza o meno di curve scoliotiche ma dipende piuttosto dalla presenza di quelle disfunzioni biodinamiche a monte che, tra l'altro, hanno contribuito nel tempo allo sviluppo della scoliosi.

La scoliosi in sé non rappresenta l'origine del mal di schiena ma rappresenta piuttosto un'espressione del medesimo disequilibrio responsabile anche del mal di schiena.

Si può dire che scoliosi e mal di schiena non siano uno la causa dell'altro ma piuttosto entrambi espressione del medesimo disagio funzionale.

L'intervento osteopatico pertanto è mirato a riequilibrare la funzione dinamica dell'organismo.

L'intervento osteopatico porta enormi vantaggi sotto il profilo sia funzionale che sintomatico.

La scoliosi, dopo l'età dello sviluppo (ma spesso anche prima prima), realisticamente non è più correggibile, al massimo è contenibile.

Tuttavia il dismorfismo scoliotico, al di là di casi estremi, normalmente è del tutto compatibile con lo svolgimento di una vita normale e con uno stato di benessere, a patto che gli schemi biomeccanici disfunzionali a monte vengano corretti in maniera stabile.

Qualsiasi tentativo di raddrizzare forzatamente la scoliosi, impresa peraltro del tutto impraticabile dopo l'età dello sviluppo, non solo non è destinato a portare alcun beneficio dal punto di vista del dolore ma rischia di squilibrare ancora maggiormente la situazione.

Per maggiori approfondimenti sulla scoliosi puoi andare alla sezione della scoliosi.

Osteopatia e artrosi lombare

Come visto in precedenza l'artrosi degenerativa è sempre il risultato di un disguido biomeccanico dell'articolazione.

L'intervento osteopatico è mirato al ripristino della funzione articolare riportando il movimento articolare sugli assi di mobilità fisiologici.

L'artrosi che nel frattempo si è sviluppata normalmente rimane poiché non è possibile intervenire manualmente per ripristinare l'integrità delle cartilagini articolari.

Tuttavia è necessario precisare che il dolore percepito non sempre deriva dal processo artrosico in sé.

Mal di schiena

A sostegno di ciò è possibile notare come moltissime persone con artrosi non lamentino alcun tipo di dolore.

L'artrosi in realtà diventa causa di dolore se il livello di infiammazione dell'articolazione è tale da coinvolgere strutture innervate come la capsula articolare o il periostio periarticolare, ma si tratta di casi estremi.

Per quanto è possibile osservare, nella maggior parte dei casi, quando si va a correggere una disfunzione, il dolore passa, pur senza interventi diretti sull'artrosi.

Vale a dire che, dopo il trattamento osteopatico, il livello di artrosi è esattamente lo stesso di prima ma il dolore è scomparso.

Il dolore dipende quasi sempre da uno squilibrio biomeccanico, articolare, fasciale o miotensivo.

L'artrosi, al pari del dolore, è piuttosto un effetto del medesimo squilibrio biomeccanico a monte.

Quindi l'artrosi e il mal di schiena non sono tanto uno la causa dell'altro quanto piuttosto sono entrambi gli effetti di una medesima causa.

L'osteopatia lavora quindi sulla causa originaria del problema con grandi vantaggi sia sulla funzione che sul dolore.

Inoltre il lavoro osteopatico, favorendo il riequilibrio funzionale dell'articolazione, interrompe il processo artrosico impedendo all'artrosi di peggiorare.

Osteopatia e ernia del disco

Come accennato nella sezione precedente l'ernia del disco dipende essenzialmente da una compressione delle vertebre.

Il lavoro osteopatico è mirato a eliminare lo stato compressivo della colonna vertebrale in modo da alleggerire la pressione sul disco interverterbale.

Solo a partire da questi presupposti è possibile un recupero dell'ernia del disco.

La possibilità di ripristino dell'integrità del disco tuttavia è proporzionale allo stato di degenerazione dello stesso disco.

Mal di schiena

In caso di lievi bulging o piccole protrusioni il recupero è quasi sempre garantito in quanto il disco è solo un po' schiacciato per cui, eliminando la compressione, riaquista la propria forma in poco tempo.

In caso invece di gravi ernie espulse il recupero è più problematico poiché la porzione del nucleo che è stata espulsa non potrà più essere ripristinata, è andata persa.

In questi casi è necessaria la valutazione di un neurochirurgo per capire se sussista la necessità di una soluzione chirurgica.

Ma, anche qualora fosse necessario intervenire chirurgicamente, in ogni caso è necessario eliminare le compressioni vertebrali in atto.

Se non si rimuove la causa a monte, è inutile eliminare gli effetti: l'ernia tenderà nuovamente a riformarsi, a recidivare.

Facciamo inoltre notare che, in moltissimi casi, l'ernia del disco non è neanche causa di mal di schiena.

Innanzituto, come noto, esistono moltissime ernie asintomatiche: molti Pazienti con ernia del disco non lamentano mal di schiena.

Ma anche quando è presente un'ernia discale associata a mal di schiena, non è detto che sia l'ernia la causa responsabile del mal di schiena.

Nella maggior parte dei casi situazioni del genere si risolvono con un paio di sedute di osteopatia e nel giro di qualche giorno.

In un lasso di tempo così breve l'ernia non può certo ridursi ma il mal di schiena invece scompare: la conclusione è che, in casi del genere, l'ernia non può in alcun modo essere la causa del mal di schiena.

L'ernia diventa effettivamente fonte di problemi quando va a comprimere le radici dei nervi spinali adiacenti, compromettendo sia la forza che la sensibilità dell'arto inferiore.

Ma fortunatamente situazioni del genere non sono così frequenti.

Nella maggior parte dei casi il mal di schiena dipende da squilibri biodinamici dell'apparato locomotore, gli stessi, caso mai, proprio all'origine dell'ernia.

Risolvendo tali squilibri quindi non solo migliora il mal di schiena ma, nel corso del tempo, anche l'ernia tende a regredire in maniera spontanea.

Quindi in caso di ernia del disco un riequilibrio osteopatico è assolutamente necessario.

Per maggiori approfondimenti sull'ernia del disco puoi andare alla sezione dell'ernia del disco.

Osteopatia e spondilolistesi

La spondilolistesi è normalmente il risultato di un trazionamento meccanico di una vertebra in una determinata direzione (solitamente in avanti) rispetto alla sottostante.

Pertanto, allo scopo di correggere una spondilolistesi, è necessario intervenire su questo meccanismo disfunzionale.

L'intervento osteopatico lavora proprio in questo senso.

Tecnicamente non si interviene mai sulla vertebra in sé, in quanto le forze che la muovono solitamente originano da lontano.

È necessario quindi individuare con precisione le catene disfunzionali primarie e destrutturarle.

Una volta eliminate le grandi tensioni meccaniche che si scaricano sulla vertebra, allora è possibile lavorare sul tessuto connettivo locale, circostante la vertebra.

Le tecniche utilizzate sono sempre di tipo miofasciale e cranio sacrale, non si utilizzano mai in nessun caso tecniche manipolative.

Una volta ristabilita la situazione fisiologica è necessario lasciar passare un certo periodo di tempo in modo da far lavorare le correzioni.

Una volta eliminate le tensioni, il processo di slittamento si interrompe e, nei casi meno gravi, la vertebra tende a addirittura a retrocedere verso la propria posizione originaria.

Nei casi più gravi tuttavia le lisi ossee vengono ridotte per via chirurgica.

Tuttavia, anche in questi casi, è comunque necessario eliminare le catene disfunzionali originarie.

Se si riducono chirurgicamente le lisi ossee senza correggere le disfunzioni a monte, le forze meccaniche ancora attive troveranno senz'altro nuove direzioni verso cui dirigersi, andando così a generare nuovi problemi altrove.

Pertanto, in caso di spondilolistesi, un intervento osteopatico è assolutamente necessario.

Casi reali

La lombalgia costituisce uno dei motivi di consultazione più frequenti in uno studio di Osteopatia.

I casi sono innumerevoli e, tendenzialmente, tutti abbastanza simili in quanto tutti più o meno riconducibili agli schemi visti in precedenza.

Riporto comunque il caso di un idraulico di 38 anni affetto da una grave forma di lombalgia cronica in atto da anni che negli ultimi mesi si era trasformata in una vera causa di impedimento lavorativo.

La sua storia è piuttosto lunga e parte una decina di anni prima quando, neanche trentenne, aveva già cominciato a soffrire di lombalgia.

All'inizio tuttavia la sintomatologia era lieve e veniva tenuta sotto controllo con periodici cicli di massaggi e fisioterapia.

Negli ultimi anni però il problema aveva incominciato a manifestarsi in maniera più aggressiva sia come intensità di dolore che come frequenza di attacchi.

Successivamente gli attacchi erano diventati sempre più acuti tanto che, in un'occasione, avevano costretto il Paziente a farsi trasportare addirittura al Pronto Soccorso.

Da quel momento in poi il problema si è cronicizzato nel senso che, mentre in precedenza il Paziente aveva alcuni attacchi in un contesto di sostanziale benessere, da un certo punto in poi il dolore è rimasto pressoché costante.

A questo punto sono stati intraprese svariate terapie fra cui sedute di chiropratica, ozonoterapia, agopuntura, per arrivare infine a subire un intervento chirurgico per discectomia in quanto, dopo opportuni accertamenti, erano emerse due protrusioni discali ad ampio raggio con interessamento durale a livello di L4 - L5 e L5 - S1.

In seguito all'intervento il Paziente aveva avuto una iniziale remissione del sintomo ma, dopo poco tempo, il mal di schiena è tornato a riproporsi.

A quel punto, dal momento che neanche un intervento chirurgico era riuscito a risolvere il problema, nel Paziente è subentrato un certo scoraggiamento e si è instaurata addirittura una forma di depressione.

Peraltro in età ancora giovane, con una famiglia a carico e un'attività avviata.

Questo Paziente è arrivato all'Osteopatia solo alla fine di questo travagliato percorso, sotto consiglio di un conoscente, già Paziente dello Studio.

In realtà questo Paziente aveva già sentito parlare dell'Osteopatia ma, ormai già ampiamente sfiduciato, inizialmente aveva rinunciato all'idea.

Una volta preso in esame il caso, è emerso con tutta evidenza che la complessità di questa situazione derivava soltanto dalla sua lunga cronicità.

Di base infatti era in atto uno schema disfunzionale piuttosto semplice: un'importante disfunzione cranio sacrale con adattamenti periferici a livello del bacino e delle fasce lombari. Niente di più.

Il problema è che, nonostante il quadro disfunzionale in sé fosse abbastanza elementare, la lunga cronicizzazione della situazione ha fatto sì che i tempi di risoluzione si siano molto dilatati.

Infatti il quadro di base di fatto è stato risolto in due sedute ma, una volta corretto l'assetto dinamico, è stato necessario aspettare che i muscoli e i tessuti connettivi riacquistassero la loro consistenza originaria.

Le sedute successive sono servite a lavorare soprattutto sulle fasce periferiche lombari e sul bacino in modo da ammorbidire e sciogliere le contratture secondarie, che hanno impiegato diverse settimane prima di tornare ad uno stato funzionale nei limiti della norma.

Il Paziente è tornato a fare una vita normale dopo cinque sedute spalmate in circa due mesi.

Due mesi effettivamente possono sembrare tanti ma bisogna considerare che il problema era in atto da almeno dieci anni.

Rivisto dopo circa un anno la situazione era nettamente migliorata: nel corso dell'anno il Paziente ha ripreso a fare una vita normale.

A detta dello stesso Paziente i risultati più importanti sono stati la possibilità di riprendere il lavoro e dormire la notte.

Ha riferito di avere avuto ancora qualche raro momento di mal di schiena ma che si è risolto spontaneamente senza conseguenze.

Casi come questo purtroppo non sono rari.

In caso di mal di schiena l'Osteopatia dovrebbe essere considerata soluzione di prima scelta in quanto la quasi totalità dei mal di schiena dipende da problemi osteopatici.

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