La cervicale

cervicale osteopatia Genova

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Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta la cervicale.

Col termine "cervicale" si intende tutta una classe di sintomi di natura dolorosa localizzati a livello del collo e del rachide cervicale.

L'Osteopatia è assolutamente indicata per risolvere i problemi cervicali ed è considerata terapia di prima scelta per i disagi di questo tipo.

La pagina è un po' lunga; se non hai voglia di leggere tutto l'articolo vai direttamente alla sezione che ti interessa!

Anatomia del tratto cervicale

Per tratto cervicale si intende il segmento corporeo compreso fra la testa e le spalle, conosciuto più comunemente come collo.

Da un punto di vista scheletrico il tratto cervicale è costituito da sette vertebre, le vertebre cervicali.

Cervicale, Osteopatia Genova
La colonna cervicale
Kapandj, Fisiologia articolare
Maloine-Monduzzi, Vol.III, pag.171

Le vertebre cervicali costituiscono di fatto le prime sette vertebre della colonna vertebrale, che si compone in tutto di ventiquattro vertebre mobili.

Le prime due vertebre cervicali (atlante ed epistrofeo) sono particolari poiché danno appoggio alla testa e le permettono di ruotare ampiamente in tutte le direzioni.

Pertanto le prime due vertebre cervicali costituiscono, nel loro insieme, un giunto articolare molto complesso corredato da piccoli muscoli che permettono alla testa di effettuare movimenti di precisione.

Le altre vertebre cervicali hanno un ruolo meno specifico e costituiscono lo scheletro del collo.

Il tratto cervicale è ricco di numerosissimi muscoli il cui scopo è quello di orientare e muovere il capo nelle tre dimensioni.

La mobilità della testa e il mentenimento dello sguardo orizzontale sono i cardini funzionali attorno a cui ruota tutta la meccanica del tratto cervicale.

Se la colonna vertebrale o il tronco assumono una posizione non fisiologica, la colonna cervicale si adatterà di conseguenza per mantenere il capo verticale e lo sguardo dritto sul piano orizzontale.

Per questo motivo molti problemi del tratto cervicale originano in realtà da squilibri funzionali del tronco e della periferia.

Segni e sintomi della cervicale

Cervicalgia

Cervicalgia letteralmente significa algia del tratto cervicale, cioè dolore del tratto cervicale, in parole più semplici male al collo o mal di collo.

Il dolore è senza dubbio la componente sintomatica principale negli attacchi di cervicale ed è il sintomo che generalmente spinge i Pazienti ad attivarsi per trovare un rimedio.

Tuttavia "cervicalgia" è un termine piuttosto generico poiché il dolore, in quanto sintomo, viene percepito dai Pazienti in maniera estremamente variegata e soggettiva.

Inoltre spesso il male al collo è anche difficilmente localizzabile da un punto di vista topografico: lo stesso Paziente non sa esattamente dove mettere la mano per indicare il punto doloroso.

Esistono comunque modalità espressive riferite più frequentemente:

  • Dolore sordo e costante: in qualche caso la cervicalgia si manifesta con una sensazione dolorosa a bassa intensità ma immutabile sia nel tempo che nelle situazioni. In poche parole il Paziente percepisce sempre un dolore costante, sia da sdraiato che da in piedi, sia muovendosi che stando fermo. Come una sorta di mal di denti.
  • Dolore variabile con i movimenti: in questi casi il dolore si scatena a seconda dei movimenti. Ogni paziente riferisce sensazioni diverse a seconda della situazione ma solitamente si tratta di problemi di natura meccanica che coinvolgono le articolazioni vertebrali.
  • Dolore percepito in stazione eretta: si tratta di una tipologia piuttosto invalidante poiché preclude al Paziente la possibilità di mantenere lo sguardo orizzontale pena lo scatenamento del dolore. Di solito questo tipo di dolore viene accusato davanti alla televisione o davanti al computer e viene riferito nel tratto cervicale alto.
  • Dolore nucale: in un numero minore di casi la cervicalgia è talmente alta da sconfinare sulla base del cranio a livello della nuca, con irradiazioni verso il basso. La sensazione generalmente è quella di avere una patologia cerebrale, vista la localizzazione, pertanto il dolore nucale è spesso fonte di preoccupazione da parte deil Pazienti. In realtà si tratta spesso di fenomeni miotensivi, dolorosi ma innocui.

Rigidità cervicale

La sensazione di rigidità muscolare è riferita frequentemente in caso di problemi al tratto cervicale; si può dire che la rigidità sia una componente sintomatica quasi sempre presente.

Spesso chi soffre di cervicale riferisce di percepire, oltre al dolore, anche un senso di rigidità a livello del collo.

Talvolta la rigidità cervicale costituisce motivo di consultazione di tipo primario, nel senso che si presenta come sintomo a sé stante senza essere associato al dolore o ad altri segni tipici.

Molti Pazienti, pur non lamentando dolore, semplicemente non riescono a ruotare la testa!

La rigidità infatti riduce notevolmente la possibilità di ruotare il capo tanto che il Paziente è costretto spesso a ruotare tutto il tronco assumendo movenze robotiche.

Questo crea problemi funzionali notevoli, sia nelle attitudini professionali e sportive che, soprattutto, nella vita quotidiana: il segno tipico è la difficoltà a eseguire la retromarcia con la macchina!

Torcicollo

Il torcicollo è un particolare adattamento in rotazione del tratto cervicale da uno dei due lati sostenuto da un forte sintomo di natura dolorosa.

In altri termini il Paziente è costretto a mantenere il capo ruotato da un lato e qualsiasi tentativo di raddrizzare la testa risulta impossibile a causa dello scatenamento o dell'amplificazione del dolore.

In molti casi il Paziente ha difficoltà a sdraiarsi poiché l'inclinazione in dietro del tratto cervicale risulta talmente dolorosa da richiedere quasi assistenza.

Il torcicollo generalmente si scatena all'improvviso e ha una natura talmente intensa da costringere il Paziente a subire un adattamento posturale globale che finisce per coinvolgere l'intera impalcatura scheletrica.

Sensazione di sabbia durante i movimenti

La sensazione di avere della sabbia nel collo è riferita molto frequentemente dai Pazienti che soffrono di cervicale.

Il Paziente, quando ruota il collo, percepisce un lieve scroscio articolare che persiste per tutta la durata del movimento in maniera continuativa ed effettivamete evoca l'idea che tra un osso e l'altro siano presenti granuli di materiale sabbioso.

In realtà in questi casi non è presente alcuna sabbia all'interno delle articolazioni, non vi è alcuna sabbia!

Sensazione di sabbia nel collo

Questo tipo si sensazione è dovuta prevalentemente ad uno scorrimento anomalo delle fasce muscolari dei muscoli intrinseci del collo, soprattutto dei muscoli sotto occipitali, che regolano i movimenti fini della testa.

Durante i movimenti infatti i vari capi muscolari coinvolti scorrono continuamente l'uno sull'altro scivolando e muovendosi reciprocamente.

In alcune situazioni dinamiche alterate (per esempio a causa di disfunzioni osteopatiche) questi scorrimenti reciproci non avvengono sui normali assi fisiologici: il risultato è che le fibre coinvolte, invece di seguire un decorso armonico, scorrono in maniera non lineare ma a spot, con micro scatti.

Inoltre bisogna considerare che spesso si tratta di fibre contratturate, quindi più rigide e maggiormente soggette ad uno scorrimento anelastico.

A questo si aggiungono ancora, anche se in minor misura, scrosci articolari delle articolazioni coinvolte.

Il risultato finale è una mobilità globale poco armonica con scorrimenti mio fasciali difficoltosi, generazione di rumore e di sensazioni propriocettive alterate.

In realtà questo avviene in qualsiasi parte dello scheletro ma a livello cervicale, vista la prossimità con l'organo dell'udito, questo fenomeno suggerisce l'idea di avere della sabbia nel collo.

Cordone doloroso su un lato del collo

A volte un problema di cervicale si manifesta in maniera più intensa su uno dei due lati del collo.

Le strutture responsabili di questo genere di disagio sono i muscoli delle docce vertebrali, cioè i muscoli ai lati del collo, che si trovano in uno stato di forte contrattura.

In questi casi il Paziente lamenta un dolore localizzato su un lato del collo che può arrivare anche a livello dorsale e, auto tastandosi, percepisce nettamente una contrattura, un indurimento sul lato dolente.

Contrariamente al torcicollo il cordone doloroso non limita la mobilità in maniera importante e non obbliga il Paziente ad assumere atteggiamenti posturali fisiologici.

Tuttavia costituisce una forma di rigidità muscolare dolorosa anche al tatto, persistente e molto intensa.

Cefalea

Ai problemi di cervicale possono essere associate soprattutto cefalee miotensive.

Questa tipologia di cefalea si sviluppa dall'esterno a partire dalle tensioni muscolari dei muscoli del collo che tendono a propagarsi verso l'alto.

Il dolore cervico cefalico si presenta quindi sia sul collo che sulla testa, senza soluzioni di continuità, e può arrivare fino all'orbita oculare.

Se il problema di cefalea è particolarmente importante puoi consultare la sezione apposita.

Vertigini

Le vertigini, o più in generale un senso di instabilità, possono presentarsi come sintomo associato ai problemi di cervicale.

L'arteria vertebrale
L'arteria vertebrale
Balboni & Co., Anatomia Umana, Edi-Ermes
Vol 1, pag.449

Il meccanismo maggiormente responsabile dello scatenamento delle vertigini è la compressione delle arterie vertebrali.

Le arterie vertebrali transitano fra le vertebre cervicali e portano sangue al cervello.

In figura l'arteria vertebrale è la piccola arteria che transita in mezzo alle vertebre passando attraverso piccoli anelli ossei.

Quando, per motivi disfunzionali o degenerativi, il passaggio è ostacolato, le arterie vertebrali, soprattutto durante lo svolgimento di alcuni movimenti del collo, possono venire compresse con conseguente riduzione dell'afflusso di sangue al cervello.

Questo mancato afflusso può durare pochi istanti sufficienti tuttavia a creare una destabilizzazione.

Queste situazioni sono particolarmente rischiose poiché la persona può perdere l'equilibrio con tutte le conseguenze.

Se il problema di vertigini o instabilità è particolarmente importante puoi consultare la sezione apposita.

Nausea

Anche la nausea può essere associata a problemi di cervicale con una certa frequenza.

Si tratta di una risposta prevalentemente collegata a tensioni endocraniche associate a un senso di instabilità.

Esami diagnostici per la cervicale

In caso di problemi al tratto cervicale normalmente vengono prescritti specifici esami diagnostici, soprattutto per immagini, in modo da indagare lo stato anatomico e funzionale del rachide cervicale.

Radiografia (RX)

L'immagine ai raggi X evidenzia soprattutto lo stato della struttura ossea ma non i tessuti molli che risultano radiotrasparenti.

Pertanto un esame RX è utile per escludere fratture o alterazioni della struttura scheletrica del tratto cervicale ma non dà informazioni (se non indirette) sullo stato dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni.

Risonanza magnetica nucleare (RMN)

Questa tecnologia viene impiegata per ottenere immagini dettagliate di molti tessuti, consentendo di apprezzare particolari non rilevabili con altre tecniche.

È possibile analizzare la vascolarizzazione dei tessuti, lo stato di idratazione dei dischi intervertebrali e lo stato anatomico delle articolazioni del tratto cervicale.

Tomografia assiale computerizzata (TAC)

Può essere eseguita con o senza mezzo di contrasto ed è particolarmente utile per indagare il tessuto osseo in maniera specifica, quindi per lo studio delle strutture scheletriche cervicali.

Mielografia

Si tratta di un esame molto invasivo eseguito con mezzo di contrasto per valutare lo stato del midollo spinale.

Viene eseguito in caso di sospetta ernia cervicale qualora gli esami precedenti non abbiano dato esiti certi.

Cause della cervicale

I problemi del tratto cervicale dipendono essenzialmente da disguidi funzionali di natura biomeccanica che coinvolgono l'intero apparato locomotore.

In altri termini, nella maggior parte dei casi, la cervicalgia è causata dal fatto che alcune strutture scheletriche non si muovono nella maniera corretta, presentano tensioni interne, sono soggette a limitazioni della propria mobilità.

Queste parti sono soggette cioè a particolari adattamenti osteopatici che ne limitano la mobilità, non si muovono bene.

A riprova di ciò sta il semplice fatto che risolvendo questo tipo di problema la cervicale regredisce e questo avviene nella quasi totalità dei casi.

Classicamente tuttavia vengono considerate cause di cervicale sia situazioni che in parte sono esse stesse secondarie ad adattamenti osteopatici, sia generici fattori di rischio o meccanismi traumatici accidentali che, nella maggior parte dei casi, intervengono su schemi osteopatici già presenti.

Elenchiamo sotto le principali eventualità ritenute responsabili della cervicale cercando di analizzarle nel dettaglio.

Artrosi cervicale

Per capire che cosa sia l'artrosi bisogna innanzitutto capire come è conformata un'articolazione, cioè una giuntura fra due ossa.

Un'articolazione
Un'articolazione

La superficie dell'osso che entra in contatto con un altro osso viene denominata superficie articolare.

La superficie articolare tuttavia non è costituita da tessuto osseo ma da tessuto cartilagineo, un tessuto leggermente più morbido del tessuto osseo.

Quindi le superfici articolari sono ricoperte di cartilagine: la cartilagine articolare.

Le cartilagini articolari hanno un determinato spessore che varia a seconda dell'articolazione: per esempio l'articolazione dell'anca presenta cartilagini articolari spesse perché l'anca deve sostenere il peso del corpo.

Le articolazioni delle vertebre cervicali al contrario presentano cartilagini meno spesse perché devono sostenere soltanto il peso della testa.

Lo spessore delle cartilagini articolari si può ridurre nel corso del tempo.

Tale processo è in parte fisiologico, dipende dal passare dell'età, ma in determinate situazioni patologiche o disfunzionali può essere notevolmente accelerato.

Quando la riduzione dello spessore delle cartilagini articolari supera determinati parametri si dice che l'articolazione presenta artrosi.

Un'articolazione con artrosi
Un'articolazione con artrosi

L'artrosi pertanto è la riduzione eccessiva dello spessore delle cartilagini articolari.

Ma al di là della fisiologica riduzione di spessore dovuta agli anni, quali sono le cause che accelerano in maniera anomala i processi artrosici?

In realtà, al di là di patologie specifiche come per esempio l'artrite reumatoide, la degenerazione artrosica dell'articolazione nella maggior parte dei casi è favorita da disguidi meccanici a livello dell'articolazione.

In parole più semplici, molte volte si instaurano problemi funzionali dello scheletro che provocano compressioni eccessive sulle cartilagini articolari o provocano disguidi meccanici che costringono a lavorare le articolazioni secondo assi non fisiologici o comunque in maniera errata.

In queste condizioni le articolazioni si usurano, al pari di un ingranaggio che è costretto a girare con della sabbia in mezzo, e le cartilagini articolari si riducono di spessore.

Si sviluppa pertanto l'artrosi.

L'Osteopatia è molto utile in caso di artrosi poiché va a lavorare proprio su quegli aspetti dinamici che stanno alla base dell'artrosi cervicale.

Rettilineizzazione della lordosi cervicale

Il tratto cervicale, se visto lateralmente, presenta una tipica curvatura detta lordosi.

Quindi la lordosi (anche se finisce in -osi) non è una patologia, una malattia, ma è il nome della normale curvatura che deve avere la colonna cervicale.

In alcuni casi però la colonna cervicale perde detta curvatura e tende ad appiattirsi o, più esattamente, a rettilineizzarsi: si ha quindi una rettilineizzazione della lordosi cervicale, cioè un raddrizzamento, un appiattimento della normale curvatura cervicale.

Rettilineizzazione del rachide cervicale
Rettilineizzazione del rachide cervicale

Questo succede quando intervengono problemi di ordine meccanico che tendono appunto a rettilineizzare il rachide cervicale.

Le strutture maggiormente coinvolte sono i muscoli prevertebrali, un gruppo di muscoli che si trova anteriormente al rachide cervicale, in particolare il muscolo lungo del collo.

Questo particolare muscolo è posto anteriormente alle vertebre e quindi, contraendosi, raddrizza il rachide fino ad annullare la lordosi.

In qualche caso, quando le tensioni di questo muscolo sono eccessive, si assiste addirittura ad una inversione della lordosi, nel senso che il rachide cervicale non solo non presenta più la normale lordosi ma addirittura appare curvo nel senso opposto.

L'Osteopatia riesce a intervenire con successo in caso di rettilineizzazione della lordosi cervicale poiché elimina le tensioni interne che provocano l'appiattimento del tratto cervicale.

Ernia cervicale

Per capire che cosa sia un'ernia cervicale bisogna prima sapere come è fatta una vertebra e soprattutto sapere come è fatto un disco intervertebrale.

Le vertebre sono ossa più o meno cilindriche appilate l'una sull'altra; fra una vertebra e l'altra sono interposti dischi fibrocartilaginei: i dischi intervertebrali.

I dischi intervertebrali servono ad ammortizzare le sollecitazioni meccaniche in arrivo dall'alto, come se fossero gli ammortizzatori di un'automobile e hanno quindi una funzione meccanica molto importante.

Ernia cervicale
Ernia cervicale

Tuttavia in alcuni casi i dischi intervertebrali possono degenerarsi, cioè assottigliarsi; nei casi estremi possono addirittura scomparire e le due vertebre arrivare a toccarsi e addirittura a fondersi insieme.

Il disco intervertebrale infatti riesce a sopportare bene compressioni notevoli ma a patto che durino poco tempo.

Per esempio in caso di trauma diretto spesso si frattura la vertebra, cioè l'osso, ma non si rovina il disco, il quale riesce a resistere a compressioni dell'ordine del quintale.

Al contrario compressioni magari minime che però durano tanto tempo finiscono per rovinare il disco poiché in queste situazioni il disco tende a comprimersi e non ha mai il tempo di recuperare la propria forma.

La compressione costante tende a schiacciare e ad allargare il disco: la porzione estrusa, allargata, spanciata viene definita ernia del disco o bulging, secondo la terminologia anglosassone.

Nei casi più gravi la porzione esterna si lacera e il nucleo polposo, la porzione interna gelatinosa, fuoriesce: in questi casi si parla di ernia espulsa.

L'ernia espulsa, o comunque l'enia del disco oltre un certo livello, diventa fonte di problemi poiché può andare a schiacciare il nervo intervertebrale che passa proprio in prossimità del disco intervertebrale.

Visto che dal tratto cervicale fuoriescono i nervi diretti agli arti superiori, in qualche caso un'ernia cervicale può compromettere la funzione di un braccio o provocare un dolore a un braccio.

L'Osteopatia è molto utile in caso di ernia cervicale poiché elimina le compressioni vertebrali che causano l'ernia cervicale.

Osteoporosi

Si definisce osteoporosi la riduzione di massa ossea oltre un certo livello.

Da un punto di vista statistico ed epidemiologico si assiste ad un aumento dell'osteoporosi nella popolazione in generale con l'avanzare dell'età, ma soprattutto nelle donne dopo la menopausa.

L'osteoporosi, insieme all'osteomalacia (demineralizzazione ossea), è considerata fattore di rischio soprattutto nei confronti delle fratture ossee in quanto l'osso risulta indebolito, più fragile, e quindi maggiormente soggetto all'eventualità di frattura.

Tuttavia l'osteoporosi non è un fenomeno doloroso.

L'osso infatti è innervato solo in superficie, a livello del periostio (la pellicola che lo ricopre), mentre all'interno non presenta recettori dolorifici.

Pertanto, durante il processo di riduzione della massa ossea, in realtà la persona non si accorge di nulla.

Molte persone con l'osteoporosi non presentano alcun tipo di dolore.

A ulteriore riprova di ciò sta il fatto che, in cervicalgia, la somministrazione di cure per l'osteoporosi (calcio, vitamina D) non dà mai risultati apprezzabili significativi o duraturi.

Traumi diretti sul tratto cervicale

Traumi diretti sul tratto cervicale possono costituire causa di cervicalgia quando vanno a provocare o danni strutturali importanti o adattamenti biodinamici afisiologici.

Per trauma quindi si intende un evento capace di danneggiare o disassare l'organismo.

Eventi potenzialmente traumatici possono essere: cadute di vario tipo, incidenti automobilistici, colpi inferti da oggetti o animali, a cui aggiungiamo interventi chirurgici e interventi odontoiatrici.

Si specifica il termine potenzialmente poiché non è detto che un incidente sia sempre traumatico: a volte la persona riesce ad ammortizzare bene l'impatto o, per un qulache caso, ne esce illesa.

Il colpo di frusta, al contrario, è un evento sempre destabilizzante, anche a bassi livelli, e per questo merita una trattazione a parte alla sezione colpo di frusta.

Non consideriamo traumi gli sbalzi di temperatura, di umidità, il movimento sbagliato, né il generico stress.

Questi eventi sono considerati erroneamente cause di cervicalgia in quanto in molti casi un attacco di cervicale può innescarsi proprio in seguito a, per esempio, l'aria condizionata.

Tuttavia in questi casi il problema è già presente in maniera latente e trova, in queste situazioni, soltanto una causa di innesco.

Postura e abitudini

Postura, posizioni forzose o abitudini poco equilibrate non costituiscono generalmente causa primaria di cervicale, a meno che non si tratti di situazioni estreme.

In effetti chi è costretto a mantenere posizioni forzate o chi è costretto a svolgere un gesto in maniera ripetuta per molte ore, per esempio per motivi lavorativi, può obiettivamente andare incontro ad adattamenti di tipo miotensivo o a particolari stress articolari.

Ma al di là di situazioni estreme, nella maggior parte dei casi un disequilibrio osteopatico di solito è già in atto e tende a esprimersi maggiormente quando la persona è in attività.

Approccio terapeutico tradizionale

L'approccio terapeutico tradizionale costituisce sempre la base di partenza per il Paziente poiché è lì che viene indirizzato in caso di problemi alla cervicale.

Generalmente il percorso è simile per tutti i Pazienti ed è costituito da diverse fasi.

Se il dolore è lieve la prima fase, di solito, è quella della sopportazione.

Tipicamente, quando sopraggiunge un dolore alla cervicale, il Paziente tende a sopportare nella speranza che passi.

Questa fase non è da sottovalutare poiché può durare anche mesi e nel frattempo il problema, oltre a non risolversi, tende a strutturarsi, a consolidarsi.

In questa fase il Paziente tende a utilizzare rimedi di fortuna e a tamponare il problema cercando soluzioni fai da te.

Solo quando il problema raggiunge una certa intensità o una certa durata allora il Paziente si rivolge al Medico e viene avviato verso soluzioni terapeutiche convenzionali.

Nell'ambito delle terapie convenzionali, per chi soffre di cervicale esiste un ventaglio di proposte effettivamente molto ampio.

Solitamente il criterio di somministrazione è basato su parametri di tipo sintomatico.

Vale a dire si parte da terapie blande in caso di dolore lieve, fino ad arrivare a terapie più importanti in caso di problemi maggiormente compromettenti.

Quindi, a seconda dei casi, possono essere proposte diverse soluzioni alternative.

Accorgimenti posturali

Normalmete la prima cosa che viene consigliata a un Paziente che soffre di cervicale è di cercare di migliorare la propria postura.

Certamente miglioramenti ergonomici delle postazioni lavorative, come anche l'acquisto di materassi e cuscini ortopedici per rendere confortevole il sonno, sono provvedimenti assolutamente utili.

Se ho male al collo perché ho il monitor di lato o il condizionatore sulla testa allora sarà sufficiente ristabilire le condizioni ottimali per risolvere il problema.

Attività motoria

Spesso il Paziente che soffre di cervicale è avviato verso l'attività motoria: esistono moltissime forme di attività motoria finalizzate a far lavorare il tratto cervicale.

Pilates, stretching, yoga, nuoto o attività acquatiche, ginnastica posturale, ginnastica dolce e via dicendo.

In linea di massima non esistono indicazioni specifiche, le varie metodiche si equivalgono abbastanza.

L'unica accortezza è cercare di evitare movimenti bruschi e ripetizioni troppo numerose: a volte un carico di lavoro esagerato può scatenarsi capogiri o nausea.

Quindi è sempre prudente eseguire gli esercizi con calma, prendendosi delle pause di recupero tra una ripetizione e l'altra.

Inoltre è meglio evitare di reclinare la testa all'indietro per non comprimere le arterie vertebrali!

Tutori

Come rinforzo alle soluzioni precedenti, a volte può essere introdotto l'utilizzo di un tutore.

Il tutore maggiormente in voga è il collare morbido, ausilio molto economico e facilmente applicabile.

Dà conforto in caso di problemi al tratto cervicale, soprattutto al tratto cervicale alto, in quanto sorregge il capo scaricando quindi il collo dal peso della testa.

È indicato dopo i traumi diretti e dopo il colpo di frusta ma anche in caso di cervicale cronica.

Il collare obbliga il Paziente ad un impiego costante e impedisce leggermente i movimenti della testa ma generalmente è sopportato abbastanza bene.

Terapia farmacologica

Quando con le proposte precedenti non si riesce a risolvere il problema, solitamente il Paziente viene avviato (o si avvia spontaneamente) verso la soluzione farmacologica.

La farmacologia offre un'ampia gamma di soluzioni che vanno da semplici prodotti da banco a farmaci cortisonici o addirittura oppiacei nei casi più gravi.

Inoltre anche la via somministrativa è piuttosto varia: gel, pomate, compresse, cerotti, argilla, iniezioni e quant'altro.

Normalmente il farmaco lenisce il dolore nell'immediato e ha un effetto abbastanza rapido.

Tuttavia quando finisce l'effetto è necessario ricorrere a nuove somministrazioni e questo rischia di innescare meccanismi di dipendenza.

Inoltre la terapia farmacologica, come noto, può presentare effetti collaterali.

Terapia fisica

Una possibile alternativa al farmaco è la terapia fisica.

Per terapia fisica si intende in realtà di un insieme di diverse applicazioni basate su principi fisici in parte mirate al sintomo, in parte orientate al trattamento dell'apparato locomotore.

Tra le terapie fisiche maggiormente in voga ricordiamo:

  • Ultrasuonoterapia
  • TENS
  • Elettroterapia diadinamica
  • Jonoforesi
  • Elettroterapia stimolante
  • Radarterapia
  • Laserterapia
  • Tecarterapia
  • Trazioni vertebrali

Rispetto dalla terapia farmacologica la terapia fisica è ha efficacia terapeutica leggermente inferiore ma è priva di effetti collaterali significativi.

Tuttavia, al pari del farmaco, anche la terapia fisica è orientata al sintomo per cui, una volta finito l'effetto, è necessario ripetere l'applicazione.

Normalmente vengono somministrati cicli di 10 sedute di applicazioni da ripetere periodicamente.

Kinesiterapia

Come indica la parola stessa,la Kinesiterapia è la terapia basata sul movimento.

Può essere eseguita attivamente, cioè sotto forma di ginnastica correttiva, o passivamente, in questo caso è l'Operatore che muove il Paziente.

Quindi o vengono suggeriti esercizi per il collo o un Operatore (solitamente un Fisioterapista) esercita movimenti dolci sul Paziente muovendogli il collo nelle varie direzioni.

Esistono forme più evolute di kinesiterapia come le metodiche Mézière e Souchard, o rieducazione posturale globale (RPG), che hanno effetti migliori in quanto agiscono a un livello più globale.

Massoterapia

Il massaggio a fini terapeutici è senz'altro una delle forme di intervento maggiormente apprezzate dai Pazienti.

Il massaggio è generalmente molto rilassante anche se in alcuni casi può non essere del tutto indicato.

Per esempio, in alcune forme di cervicale acuta, manovre di massoterapia possono andare ad amplificare i sintomi se non addirittura scatenare sintomi collaterali come nausea e vertigini.

Al contrario, nelle forme di cervicale lievi, quando sono presenti contratture superficiali, talvolta il massaggio può attenuare notevolmente il sintomo.

Esistono forme più evolute di massoterapia come per esempio il massaggio trasverso profondo (MTP o metodo Cyriax) che agiscono in maniera più specifica andando a stimolare punti particolari.

Chiropratica

La Chiropratica è una metodica manuale basata su una tecnica di tipo manipolativo.

La Chiropratica viene eseguita da un Chiropratico, un operatore specializzato nelle manipolazioni vertebrali.

Per manipolazione vertebrale si intende una manovra diretta su una specifica vertebra allo scopo di restituirle maggiore mobilità.

Normalmente nel corso di tali manovre si sente un tipico crack, indice della buona riuscita della manovra.

Si tratta tuttavia di una tecnica piuttosto invasiva e non praticabile su chiunque, soprattutto a livello cervicale.

Esistono infatti categorie di Pazienti su cui è prudente non intervenire o limitare al massimo manovre a thrust dirette: per esempio Pazienti in terza età, Pazienti portatori di osteoporosi o fattori di rischio analoghi o Pazienti che presentano patologie vascolari del tratto cervicale.

Ozonoterapia

Consiste nell'introduzione di una miscela ossigeno/ozono in sede interdiscale.

Si tratta di una metodica piuttosto invasiva in quanto prevede un'anestesia locale a cui segue un'iniezione di ozono nel disco intervertebrale: si tratta di una tecnica molto vicina al concetto chirurgico.

L'Ozonoterapia mira a decomprimere il disco riducendone il volume attraverso l'azione ossidante della miscela di ossigeno/ozono.

Intervento chirurgico

La soluzione chirurgica rappresenta la via più drastica e invasiva tra le soluzioni convenzionali per un problema di cervicale.

In effetti un intervento chirurgico trova indicazione nei casi di sintomatologie gravi secondarie a importanti patologie erniarie.

Da un punto di vista chirurgico viene asportata la porzione di ernia espulsa (discectomia) eliminando la compressione sulle radici nervose interessate.

Inoltre è anche possibile sostituire il disco degenerato con una protesi discale, vale a dire con un elemento artificiale che, al pari del disco intervertebrale, mantiene una distanza fisiologica fra le due vertebre adiacenti.

Terapie alternative o complementari

I metodi alternativi sono davvero tantissimi, non è possibile elencarli tutti.

Alcuni sono addirittura riconosciuti dal sistema sanitario nazionale, altri no, ma nel complesso costituiscono un insieme di metodiche sostanzialmente prive di effetti collaterali che possono essere di valido aiuto in caso di cervicale.

Tra le metodiche maggiormente in voga ricordiamo:

  • Agopuntura
  • Massaggio Shiatsu
  • Massaggio ayurvedico
  • Fitoterapia
  • Medicina Tradizionale Cinese
  • Posturologia

Approccio osteopatico alla cervicale

L'approccio osteopatico alla cervicale differisce sensibilmente dall'approccio tradizionale, vale a dire dalle metodiche descritte in precedenza.

La differenza principale sta nel fatto che mentre le terapie tradizionali, pur numerose e diversificate, sono tutte orientate alla cura del sintomo, l'Osteopatia riesce a risalire alle cause primarie del problema.

Questo garantisce una percentuale di successo estrememente elevata e soprattutto una tenuta della correzione sul lungo periodo.

In questo modo l'Osteopatia fornisce non solo una soluzione immediata al problema ma anche una garanzia di benessere su un periodo sensibilmente lungo.

Per capire come funziona l'Osteopatia bisogna partire dall'analisi del problema.

Innanzitutto è necessario capire che un problema di cervicale non è un problema del collo, ma è il risultato di uno squilibrio globale dell'organismo che, accidentalmente, in questo particolare momento si sta esprimendo a livello del collo.

Mal di collo, Osteopatia Genova

A riprova di ciò è facilmente constatabile il fatto che i sintomi, nel tempo, tendano a spostarsi, a cambiare localizzazione e anche forma.

Non di rado i Pazienti che soffrono di dolori cervicali, in altri momenti hanno sofferto di problemi lombari o dorsali, per esempio.

Inoltre un dolore cervicale può facilmente trasformarsi in un senso di ottundimento, una vertigine o un dolore a un braccio.

Infine in molti casi i Pazienti soffrono di sintomi difficilmente identificabili, difficilmente descrivibili, a volte difficilmente localizzabili.

Quello che tuttavia resta sempre invariato, nel tempo, è il particolare, specifico adattamento osteopatico che è il vero responsabile di queste espressioni sintomatiche.

Il trattamento osteopatico perciò non punta a rincorrere e a trattare il sintomo, che tende a variare, ma va direttamente all'origine del problema riportando il sistema sulla propria fisiologia.

L'indagine osteopatica, in caso di cervicale, parte naturalmente dal collo ma poi si estende a tutti i sistemi e agli altri distretti anatomici.

Adattamenti osteopatici a livello cervicale

In caso di problemi del tratto cervicale l'indagine osteopatica parte dal collo.

Viene analizzata la dinamica delle vertebre cervicali, la tensione delle fasce cervicali, soprattutto la fascia cervicale media e la tensione dei muscoli del collo.

In caso di disfunzioni locali si effettuano correzioni con manovre dolci: le manovre a livello cervicale non sono mai traumatiche, pericolose o dolorose.

Ricordiamo che l'Osteopatia non è una tecnica manipolativa.

Inoltre, come già accennato in precedenza, il problema del tratto cervicale spesso origina altrove per cui le manovre dirette al collo in realtà sono generalmente ridotte al minimo.

Una volta indagato il tratto cervicale, l'indagine osteopatica si estende quindi a tutti i sistemi e a tutta la periferia.

Adattamenti osteopatici cranio sacrali

La maggior parte dei problemi di cervicale dipende da adattamenti funzionali del sistema cranio sacrale.

Per capire che cosa sia il sistema cranio sacrale e che cosa sia un adattamento cranio sacrale si rimanda alla sezione apposita in quanto, un approfondimento in questa sezione, renderebbe la spiegazione troppo lunga e articolata.

È sufficiente sapere che le alterazioni del sistema cranio sacrale sono in grado di provocare scompensi dinamici di grossa portata a livello cervicale e che talvolta, per risolvere un problema di cervicale, è addirittura sufficiente lavorare solo in questo ambito.

Inoltre la tecnica di correzione in ambito cranio sacrale è specifica dell'Osteopatia che, proprio per questo, costituisce un metodo di intervento elettivo in caso di problemi di cervicale.

La tecnica cranio sacrale è molto lieve, molto ben sopportata dai Pazienti, anzi estremamente rilassante.

Adattamenti osteopatici viscerali

I visceri, cioè gli organi contenuti nel torace e nell'addome, sono contenuti in un sistema di sacchi fibrosi che, più o meno direttamente, è appeso al tratto cervicale.

Per questo motivo una tensione viscerale trascinerà verso il basso il tratto cervicale.

Osteopatia viscerale
La gobba di bisonte

Le disfunzioni osteopatiche dei visceri tendono quindi a creare tensioni interne che spesso si riflettono sul collo.

Quando questa tensione è molto marcata, il tratto dorsale assume la forma tipica di una gobbetta con una fossetta nella parte superiore: tale dimorfismo viene definito da alcuni gobba di bisonte.

Il fondo della fossetta è la zona su cui le tensioni viscerali vanno a scaricarsi trazionando la colonna vertebrale verso il basso da dentro.

Non è un caso che la quasi totalità delle ernie cervicali sia localizzata a livello del tratto C5-C6-C7: è proprio qui che si scaricano le tensioni meccaniche provenienti dai visceri sottostanti.

In questo caso è necessario lavorare sui visceri, o meglio sulle fasce che avvolgono e sostengono i visceri, in modo da alleggerire le tensioni interne e liberare il tratto cervicale basso. Questo porta generalmente un grande vantaggio sia sui dolori che sulla mobilità.

La tecnica viscerale non è invasiva ma molto dolce e piacevole.

Adattamenti osteopatici dell'arto superiore

Spesso capita che i problemi di cervicale portino problemi al braccio.

A volte accade esattamente il contrario.

Vale a dire che, in qualche caso, disfunzioni primarie dell'arto superiore sono responsabili di problemi al tratto cervicale.

Disfunzioni osteopatiche localizzate sulla scapola o sulla clavicola possono dare origine a catene disfunzionali ascendenti che arrivano al collo.

A volte, addirittura, sono state osservate catene ascendenti in partenza dal gomito.

È interessante osservare che, in questi casi, l'arto superiore non è quasi mai dolente, né presenta limitazioni funzionali.

Tuttavia contratture e tensioni fasciali localizzate in questa sede possono ripercuotersi verso l'alto.

In questi casi si interviene sul complesso della spalla (scapola/clavicola) e sull'omero (l'osso del braccio), soprattutto sulle catene laterali con manovre molto lievi e finalizzate a decontratturare i muscoli e le fasce locali.

Adattamenti osteopatici della colonna vertebrale

Gli adattamenti disfunzionali della colonna vertebrale sono cause importanti di cervicalgia.

Il rachide cervicale infatti si adatta, per sua natura, ai dimorfismi della colonna sottostante allo scopo di mantenere lo sguardo e il sistema labirintico in posizione orizzontale.

Osteopatia colonna vertebrale

Quando rotazioni vertebrali, atteggiamenti scoliotici o tensioni muscolo fasciali portano la colonna vertebrale fuori dai propri assi di mobilità, il tratto cervicale si adatta di conseguenza.

In questi casi è perfettamente inutile trattare il collo: è necessario ripristinare la meccanica vertebrale.

Le tecniche osteopatiche orientate alla colonna vertebrale non sono mai manipolative: è possibile infatti riequilibrare il rachide con tecniche dolci, a energia muscolare, tipo contrazione rilasciamento, e soprattutto è possibile intervenire con tecniche fasciali grazie a cui si riesce a lavorare sui tessuti connettivi, molto in profondità.

Tutte queste metodiche sono a impatto zero e hanno una grande efficacia nel riequilibrare le funzioni dinamiche del rachide e della gabbia toracica.

Adattamenti osteopatici del bacino e dell'arto inferiore

Gli adattamenti osteopatici del bacino e dell'arto inferiore causano problemi cervicali innescando catene disfunzionali ascendenti.

In parole più semplici un problema osteopatico localizzato a livello dell'arto inferiore, quando è di una certa entità, è in grado di innescare meccanismi di compenso verso l'alto capaci di provocare adattamenti al tratto cervicale.

La maggior parte dei problemi in partenza dal complesso dell'arto inferiore si riscontra a livello sacro iliaco ma bisogna considerare che talvolta anche disfunzioni a livello dell'astragalo o del calcagno (ossa del piede), per esempio in seguito ad una brutta distorsione, sono capaci di creare catene ascendenti di una certa importanza.

In questi casi si lavora a livello dell'arto inferiore con tecniche miste strutturali e muscolo fasciali, senza dimenticare che la maggior parte delle disfunzioni sacro iliache ha un'origine cranio sacrale.

Osteopatia su problemi cervicali di grado avanzato

Osteopatia e artrosi cervicale

Come già specificato in precedenza l'artrosi, per quanto in parte fenomeno fisiologico, può subire drastiche accelerazioni in caso di disguidi meccanici vertebrali.

Se le vertebre si muovono secondo assi non fisiologici, alcune superfici articolari inevitabilmente saranno soggette a usura maggiore.

In questi casi, nel corso del tempo, le cartilagini sottoposte a stress meccanico subiranno un processo di riduzione denominata artrosi.

Il lavoro osteopatico è mirato al ripristino della corretta meccanica vertebrale.

Le cartilagini ormai degenerate, come noto, non potranno essere recuperate.

Tuttavia il riequilibrio osteopatico impedisce al processo artrosico di andare avanti.

Inoltre, da un punto di vista sintomatico, il dolore artrosico è molto amplificato dal disguido meccanico che genera e sostiene la stessa artrosi.

Pertanto, anche in presenza di grave artrosi cervicale, un intervento osteopatico è risolutivo per qunto riguarda il dolore cervicale poiché risolve il problema meccanico vertebrale che sta alla base dell'artrosi cervicale.

Ricordiamo che le tecniche osteopatiche sono sempre molto lievi e delicate e soprattutto non sono mai manipolative.

Osteopatia e rettilineizzazione del tratto cervicale

Come già specificato in precedenza la rettilineizzazione della lordosi cervicale dipende dalla contrattura di un gruppo di muscoli detti prevertebrali, in particolare del muscolo lungo del collo.

Il trattamento osteopatico, in caso di rettilineizzazione del tratto cervicale, è mirato al rilasciamento dei muscoli prevertebrali in modo da far sì che la colonna cervicale ritrovi la propria curvatura fisiologica.

Osteopatia tratto cervicale

L'intervento sul gruppo dei muscoli prevertebrali è sempre indiretto, dal momento che questi muscoli si trovano in una posizione profonda.

Per arrivare a decontratturare i muscoli prevertebrali si utilizzano tecniche prevalentemente cranio sacrali e viscerali.

Normalmente infatti, in questi casi, sono sempre presenti disfunzioni cranio sacrali e viscerali.

I visceri in particolare, mettendo in tensione la fascia cervicale profonda, provocano una contrattura della muscolatura prevertebrale, situata subito sotto alla fascia cervicale profonda.

Rilasciando questo tipo di tensioni si ha, come effetto indiretto, un rilascio dei muscoli prevertebrali.

Le manovre osteopatiche sono sempre indolori, molto dolci e molto rilassanti, oltre che assolutamente risolutive.

Osteopatia e ernia cervicale

Come già specificato in precedenza l'ernia cervicale è il risultato di una compressione del disco che rimane schiacciato tra la vertebra superiore e la vertebra inferiore.

Il lavoro osteopatico è mirato alla riduzione della compressione fra le vertebre.

Una volta eliminato il fenomeno compressivo, il disco intraprende spontaneamente un processo di ripristino attraverso il quale tende a recuperare soprattutto la matrice idrica persa nel corso del tempo.

Osteopatia ernia cervicale

Tuttavia questo ripristino è proporzionale allo stato di gravità dell'ernia.

In caso di un bulging di entità lieve, senza materiale espulso, il recupero avviene senza problemi: il disco è solo un po' spanciato ma non rovinato.

Nei casi più gravi, in presenza cioè di lacerazioni degli anelli fibrosi e fuoriuscita del nucleo, il recupero è più problematico poiché il nucleo non può essere rigenerato una volta fuoriuscito.

In questi casi bisogna valutare la situazione ed è preferibile una consultazione neurochirurgica.

In ogni caso, anche qualora si rendesse necessario un intervento chirurgico, è comunque più che mai fondamentale ridurre la compressione vertebrale.

Se non si riduce la compressione infatti, anche una volta rimossa l'ernia chirurgicamente, una nuova ernia tenderà a riformarsi nel corso del tempo.

Queste situazioni purtroppo si verificano con una certa incidenza, per cui un intervento osteopatico è assolutamente importante in caso di ernia del disco.

In caso di ernia cervicale non si eseguono mai manovre dirette sul collo, ma il lavoro osteopatico si sviluppa a partire dalla periferia.

Considerazioni sull'approccio osteopatico

L'approccio osteopatico, descritto nei paragrafi precedenti, può sembrare un po' fuori dalle righe alla maggior parte dei lettori.

Normalmente siamo abituati a pensare che per risolvere un problema a livello del collo sia necessario intervenire sul collo.

Del resto è un fatto anche istintivo: se percepiamo un dolore in una parte del corpo, istintivamente andremo a toccare, a massaggiare e a sfregare quella parte.

Più il dolore è intenso e più intensa sarà la nostra manovra auto correttiva, secondo meccanismi peraltro del tutto sensati.

Infatti l'auto massaggio, che siamo portati a esercitare istintivamente su una parte dolente, provoca localmente un aumento di calore, un aumento del microcircolo, un'attenuazione funzionale dei recettori dolorifici. In definitiva, entro certi limiti, una diminuzione del dolore e un certo sollievo.

La maggior parte delle terapie convenzionali per la cervicale sono semplicemente l'amplificazione, l'estensione e il potenziamento di questo concetto.

Tuttavia questo tipo di approccio presenta un grosso limite dovuto al fatto che nella maggior parte dei casi il problema cervicale non parte dal collo.

Questo è un fatto puramente tecnico, non un'opinione.

Il trattamento osteopatico è unicamente la logica conseguenza di questo fatto.

Casi reali

I casi trattati per problemi di cervicale sono effettivamente moltissimi; si può dire che i problemi di cervicale siano uno dei principali motivi di consultazione in uno Studio di Osteopatia.

Inoltre questi casi sono, per la maggior parte, più o meno tutti riconducibili agli schemi già descritti sopra.

Riporto comunque un caso a mio parere interessante riguardante una donna di 40 anni che lamentava dolore cervicale da circa un anno.

Al problema cervicale era tuttavia associata una complessa sintomatologia che comprendeva una sensazione di pesantezza alla testa e/o di testa vuota (per lo meno così veniva riferita) con sensazioni di sbandamento, cefalea e un acufene sul lato sinistro.

Questa situazione era peggiorata nel corso del tempo fino a diventare insostenibile.

Peraltro, non riuscendo a trovare una soluzione al problema, questa Paziente aveva sviluppato tutta una serie di conflittualità accessorie dovute a sensi di preoccupazione, ripercussioni in ambito lavorativo e familiare, disturbi del sonno e depressione.

Senza contare il salasso economico a cui era inevitabilmente andata incontro.

Questa Paziente non conosceva l'Osteopatia, è arrivata in Studio seguendo il consiglio di una conoscente.

Senza entrare in dettagli troppo tecnici, si può solo dire che nel caso di questa persona gli squilibri maggiori erano localizzati a livello cranio sacrale.

Era presente soprattutto uno stato di compressione craniale: si definisce così uno stato particolarmente importante di adattamento craniale in cui manca quasi completamente qualsiasi forma di plasticità della base del cranio.

Il lavoro si è sviluppato in quatto o cinque sedute spalmate su tre mesi circa.

Nell'arco di questo tempo è stato risolto praticamente tutto eccetto l'acufene che è rimasto piuttosto invariato.

Gli altri sintomi sono completamente scomparsi: la Paziente è stata rivista nel corso dello stesso anno per un controllo e ha riferito di continuare a stare bene. Di fatto il problema non si è più ripresentato.

Questo caso illustra più che mai la situazione reale.

In realtà, quando parliamo di cervicale, il problema non è mai confinato solo al collo.

Semplicemente subiamo degli effetti di uno squilibrio generale che, in quel preciso frangente, si esprime a livello del collo.

Terapie sintomatiche mirate al collo possono dare un sollievo nell'immediato ma non intaccano lo schema disfunzionale generale che continua a persistere e a sostenere i medesimi sintomi con andamento peggiorativo nel corso del tempo.

La soluzione pertanto deve essere orientata ad un riequilibrio globale della persona.

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