Capsulite adesiva scapolo-omerale o spalla congelata

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Lo Studio di Osteopatia di Paolo Saccardi tratta la capsulite adesiva scapolo-omerale o spalla congelata.

La capsulite adesiva scapolo-omerale o più comunemente spalla congelata rappresenta un motivo di consultazione abbastanza comune in uno studio osteopatico.

Questo perché la capsulite adesiva ha una base osteopatica e quindi nell’Osteopatia trova una soluzione stabile.

Cosa è la spalla congelata

Spalla congelata, Osteopatia Genova
La capsula dell'articolazione
scapolo-omerale, legamenti anteriori
Balboni & Co., Anatomia Umana, Edi-Ermes
Vol 1, pag.221

La capsulite scapolo omerale è un'affezione degenerativo infiammatoria che coinvolge la capsula articolare della spalla.

La capsula articolare si ispessisce e limita fortemente la mobilità della spalla; inoltre provoca un dolore profondo e costante che si accentua al minimo movimento.

Il trattamento classicamente si basa sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori e sedute di fisiokinesiterapia.

Nei casi più ostici si può arrivare a una manipolazione articolare in narcosi o a una lisi chirurgica della capsula per eliminare le resistenze fibrose.

In ogni caso il recupero è sempre difficoltoso e comunque si sviluppa su tempi molto lunghi lasciando quasi sempre strascichi sulla mobilità o sulla sintomatologia dolorosa.

L'Osteopatia propone qualcosa di diverso.

Osteopatia e spalla congelata

Da un punto di vista osteopatico per trattare una spalla congelata non si parte mai dalla spalla.

Ciò può sembrare assurdo ma in realtà è assolutamente logico se si segue un ragionamento di tipo funzionale, cioè di tipo osteopatico.

Bisogna considerare infatti che in caso di spalla congelata (e nelle affezioni della spalla in generale) l’origine del problema non risiede quasi mai a livello della spalla.

Generalmente i focolai disfunzionali principali sono localizzati nella periferia della spalla, più frequentemente a livello di:

  • Fasce cervicali
  • Complesso ioideo
  • Diaframma e visceri
  • Bacino e zona pelvica
  • Coste e gabbia toracica
  • Cingolo scapolare (clavicola e scapola)
  • Sistema cranio sacrale

Una volta aggrediti i punti critici periferici si aspetta un lasso di tempo in modo da far "ammorbidire" la capsula dopodiché si arriva direttamente all’articolazione scapolo omerale trattando i muscoli periarticolari cioè il complesso della cuffia dei rotatori come anche i muscoli dentato anteriore, piccolo pettorale, succlavio, ecc.

Le sedute sono generalmente spalmate su tempi relativamente lunghi perché si deve dare il tempo fisico alla capsula di rilasciarsi e di riaquisire elasticità: i tempi biologici dell’organismo non possono essere abbreviati.

In ogni caso l’approccio osteopatico è senza dubbio uno dei più rapidi ed efficaci poiché l’Osteopata, seguendo una strategia di tipo "militare", dapprima prepara il terreno intorno e solo successivamente sferra l’attacco finale.

Questo modo di procedere garantisce un’alta probabilità di successo e un’alta probabilità che il problema non si ripresenti una volta debellato.

Se si aggredisce la spalla in maniera diretta, sempre che si riesca a farlo considerando la dolorosità di qualsiasi manovra diretta, non si ottengono quasi mai risultati né a breve né a lungo termine.

Anche nel caso estremo di una mobilizzazione in narcosi o sblocco in narcosi (cioè la tecnica che consente lo sblocco forzato sotto anestesia) non si hanno quasi mai risultati stabili.

Casi reali

A titolo di esempio riporto al caso di un commerciante di 63 anni con capsulite adesiva scapolo omerale alla spalla destra. La spalla destra aveva forti limitazioni in abduzione ed extrarotazione; inoltre era dolente soprattutto nelle ore notturne.

All’esame osteopatico il Paziente presentava una forte compressione a livello dell’arcata zigomatica destra e la prima costa destra in lesione di inspirazione.

Capsulite scapolo omerale, Osteopatia Genova

Il Paziente inoltre era inclinato sul lato destro e presentava il piede destro in cavismo, cioè il piede destro aveva un appoggio non fisiologico.

In altri termini il problema principale era localizzato a livello dell’arcata zigomatica e alla base del collo. Da qui una catena discendente andava a perturbare tutte le strutture a valle, soprattutto sul lato destro, fino alla pianta del piede.

La spalla non presentava lesioni primarie ma era vittima di questa situazione generale.

In seguito alla correzione il Paziente ha riferito di non avere più avuto dolore notturno, il che ha migliorato notevolmente la sua qualità di vita; tuttavia a distanza di una settimana la mobilità della spalla era migliorata solo parzialmente.

Questo Paziente ha avuto un ripristino completo a distanza di alcuni mesi dall’inizio del trattamento.

Il motivo di tanto ritardo nel recupero funzionale è dovuto essenzialmente alla natura stessa del problema.

Una fibrotizzazione marcata dei legamenti gleno-omerali e in generale della struttura della capsula articolare non può scomparire nell’arco di pochi giorni.

I tempi biologici non possono essere abbreviati ma, in ogni caso, è inutile intervenire sull’effetto senza prima avere rimosso la causa.

Una volta rimosse le cause primarie gli adattamenti secondari si risolveranno automaticamente.

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