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Mal di schiena e sovrappeso

21/12/2017 - Carla, 50 anni, impiegata

Gent. Dott. Saccardi, il peso c'entra qualcosa con il mal di schiena? Io sono in sovrappeso da anni e ho sempre la schiena a pezzi; mi hanno detto che il problema è il peso ma io non non riesco a dimagrire. Secondo lei ho speranze? Grazie.

Gent. Paziente, certamente un eccesso ponderale non favorisce mai la salute, tutti conosciamo i fattori di rischio legati al peso eccessivo e, al di là di questo, essere appesantiti dà comunque un senso di fastidio, disagio fisico.
Detto questo tuttavia siamo però costretti a constatare che il mal di schiena colpisce ahimé anche persone magre o comunque non eccessivamente appesantite, anzi la maggior parte delle consultazioni arriva proprio da persone assolutamente nei parametri da un punto di vista ponderale.
Alla luce di questa banale constatazione, quindi, l'eccesso di peso non sembrerebbe una causa determinante per lo scatenamento di problemi alla colonna lombare; certo, il peso non aiuta mai, ma l'esperienza dimostra che una dieta dimagrante, per quanto necessaria, non è sufficiente a risolvere un mal di schiena.
Per quanto è possibile osservare, le cause del mal di schiena sono quasi sempre di origine meccanica, derivano da adattamenti dinamici non fisiologici dello scheletro.
Certamente un eccesso ponderale può in qualche modo aggravare una situazione già compromessa; se ho una vertebra incastrata una situazione di sovrappeso andrà ad aggravare i sintomi: questo spiega come, in qualche caso, un dimagrimento importante possa portare benefici sintomatici.
Tuttavia, allo scopo di affrontare il problema alla radice, è necessario, in via prioritaria, riordinare l'assetto dinamico del rachide e dello scheletro attraverso un iter osteopatico o comunque un riequilibrio funzionale.
Quindi, per rispondere alla sua domanda, sì lei ha certamente speranze! Risolvere un mal di schiena non è un'impresa così impossibile! Dovrebbe però affrontare il problema per quello che è, andando alla radice: un controllo funzionale osteopatico del rachide è d'obbligo in questi casi.
Per quanto riguarda il peso possiamo solo concludere che il parametro ponderale deve essere certamente tenuto sotto controllo ma che, altrettanto certamente, non è causa primaria dei disagi del rachide, al limite concausa.

Protesi d'anca ma continua a far male

17/11/2017 - Antonio, 73 anni, pensionato

Buonasera ho fatto l'intervento di protesi d'anca un anno fa ma continuo ad avere male. Ho già fatto dei controlli ma a quanto pare è tutto a posto. Cosa posso fare?

Gent. Paziente, avendo subito un intervento di protesi d'anca la sua articolazione coxo femorale è stata sostituita con una articolazione artificiale.
Per questo motivo il "dolore all'anca" che lei ancora avverte non può dipendere dall'articolazione dell'anca in quanto, appunto, la sua anca è stata rimossa.
La protesi, essendo una parte estranea all'organismo, non può inviare impulsi dolorifici, in poche parole non può essere fonte di dolore.
Possono "fare male", e questo vale in generale, solo le parti del corpo innervate e dotate di recettori nocicettivi (dolorifici) quindi una protesi, essendo un elemento estraneo, non può far male in sé.
In realtà il dolore che viene riferito a livello dell'anca può dipendere da molti altri elementi presenti in quella sede che possono essere soggetti a problemi di varia natura.
Statisticamente, per quanto è possibile osservare, il "dolore all'anca" dipende da disfunzioni dinamiche del bacino; e questo vale nella maggior parte dei casi.
Affrontare il discorso da un punto di vista tecnico risulta naturalmente complicato in questa sede: si può solo dire che le disfunzioni sacro iliache e le alterazioni dinamiche dei muscoli extrarotatori dell'anca sono largamente responsabili della maggior parte dei dolori alle anche o che vengono percepiti a livello delle anche. Anche disfunzioni dinamiche a livello della vescica e più spesso del pavimento pelvico possono dare componenti restrittive a livello dell'anca.
Talvolta dolori anche molto intensi sono presenti in assenza di evidenze radiografiche significative; l'anca è integra ma fa male. Queste forze anomale tuttavia agiscono sull'anca e, nel corso del tempo, finiscono per rovinarla.
L'intervento di protesi d'anca va a sostituire l'articolazione ma non elimina tali disfunzioni che continuano a rimanere attive e continuano a procurare sintomi.
Casi come il suo non sono infrequenti: in realtà la sua anca è "nuova" ma tutto ciò che c'è intorno sta lavorando ancora male, in maniera afisiologica.
In questi casi il lavoro da fare è innanzitutto verificare lo stato di funzionamento dinamico del bacino e dell'anca e in secondo luogo correggere le disfunzioni quasi sicuramente ancora attive.
Una revisione osteopatica in questi casi è assolutamente consigliata; con tutta probabilità se fosse stata fatta con una decina d'anni di anticipo non si sarebbe arrivati neanche all'intervento.

Masticazione e problemi alla schiena

05/10/2017 - Filippo, 24 anni, studente

Gent. Dott. Saccardi, ho 24 anni, sono uno studente in legge e soffro di mal di schiena da qualche anno. Da bambino ho avuto parecchi problemi con i denti, ho portato l'apparecchio e, ancora oggi, quando mastico sento un click mandibolare sul lato destro. Secondo lei il problema dei denti può essere collegato al mal di schiena?

Gent. Paziente, non è un mistero che le parti del nostro corpo siano tra esse collegate sia da un punto di vista anatomico sia da un punto di vista funzionale.
Un adattamento dinamico di una parte dell'organismo necessariamente coinvolge le parti limitrofe e, come in un sistema di ingranaggi, da lì in avanti tutto l'organismo nella sua globalità.
La funzionalità di rachide, anca, ginocchio, piede, spalla, collo e, naturalmente, ATM (masticazione/occlusione) sono strettamente interconnesse tanto che la disfunzione di una delle parti si riflette facilmente sulle altre.
Preferirei rispondere alla sua domanda dicendo che non tanto "il problema dei denti può essere connesso al mal di schiena" quanto piuttosto che il problema dei denti e il problema del mal di schiena possono essere entrambi espressioni di un medesimo quadro disfunzionale.
In altri termini la cosa più probabile, per lo meno la situazione che normalmente si riscontra, è che una disfunzione generale di tipo dinamico che coinvolge l'intero organismo si stia esprimendo sia a livello dell'occlusione sia a livello del rachide.
Come sia organizzato questo schema e come destrutturarlo e correggerlo dipende dalla particolare situazione per cui bisognerebbe controllare dal vivo.
In generale si può solo dire che casi come il suo non sono infrequenti e che normalmente sono facilmente correggibili in maniera stabile con un opportuno iter osteopatico.

L'ernia del disco rientra con l'Osteopatia?

09/09/2017 - Giada, 57 anni, impiegata

Gent. Dott. Saccardi, da anni soffro di mal di schiena, ho già fatto di tutto ma ho sempre male. All'ultimo controllo ortopedico, dopo aver fatto una risonanza magnetica, mi è stata diagnosticata un'ernia tra L5 e S1. Ho sentito dire che con l'Osteopatia è possibile farla rientrare, eseguendo delle particolari manovre. È vero? E inoltre: è doloroso? Grazie.

Gent. Paziente, l'ernia del disco e in generale i problemi del rachide vengono trattati con successo con l'Osteopatia, anzi il mal di schiena e l'ernia del disco in uno studio di Osteopatia costituiscono senz'altro la maggioranza delle consultazioni.
Tuttavia, da quanto posso intuire dalla sua domanda, esiste un po' di confusione riguardo la modalità di intervento.
In effetti, il suo peraltro è un dubbio ricorrente, molte persone hanno una raffigurazione mentale dell'ernia del disco leggermente falsata, forse a causa della diffusione di immagini eccessivamente semplificatorie create a scopo divulgativo o pubblicitario.
In poche parole molti pensano che l'ernia discale sia una sorta di palloncino che fuoriesce tra due vertebre; e che quindi, per farlo rientrare, sia sufficiente "schiacciarlo".
Inutile dire che la realtà dei fatti è molto lontana da questa semplice raffigurazione.
Non è possibile "far rientrare" l'ernia del disco, per lo meno con manovre dirette.
Quello che è possibile fare tuttavia è eliminare le cause che hanno portato alla formazione dell'ernia, lavorando a monte.
L'ernia del disco si forma a causa di compressioni meccaniche continue tra due corpi vertebrali; queste compressioni, nel corso delle settimane e dei mesi, provocano un graduale schiacciamento del disco privandolo dei fisiologici tempi di recupero e costringendolo ad un lavoro insostenibile.
Il risultato è che il disco, prima si schiaccia e poi, quando la porzione fibrosa cede, espelle parte del nucleo polposo verso l'ambiente esterno.
L'Osteopata interviene ripristinando la corretta dinamica a livello vertebrale, andando a eliminare quelle componenti meccaniche compressive responsabili della degenerazione del disco.
Una volta fatto questo il disco ritrova autonomamente il proprio equilibrio; naturalmente la possibilità di recupero dipende dal grado di danneggiamento che ha subito nel frattempo: se il danno è eccessivo non sempre è possibile un ritorno indietro del cento per cento.
Nella maggior parte dei casi tuttavia si assiste a processi di recupero significativi e a volte quasi sorprendenti.
Per concludere si può solo dire che in caso di ernia del disco prima si inizia un lavoro osteopatico, meglio è.
Inoltre nessuna manovra osteopatica è dolorosa o rischiosa.

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